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Scritto da Samuele Pasquino   
lunedì 18 maggio 2009

Philadelphia
Titolo originale: Philadelphia
USA: 1993. Regia di: Jonathan Demme Genere: Drammatico Durata: 119'
Interpreti: Tom Hanks, Denzel Washington, Roberta Maxwell, Buzz Kilman, Karen Finley, Daniel Chapman, Mark Sorensen Jr., Jeffrey Williamson
Sito web:
Nelle sale dal: 1994
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino

philadelphia_leggero.jpgAndrew Beckett (Tom Hanks), giovane e talentuoso avvocato di un prestigioso studio legale, viene improvvisamente licenziato per incompetenza, ma in realtà l’uomo è allontanato ed emarginato perchè omosessuale ed affetto da Aids.
Andrew si rivolge al legale di colore Joe Miller (Denzel Washington) per citare in giudizio lo studio e far valere i suoi diritti.

Splendido trattato d’etica e morale che esprime in maniera dirompente un disagio purtroppo ancora radicato nella società moderna, e non solo quella americana.
L’eclettico regista Jonathan Demme si impegna a fondo senza risparmiarsi con l’obiettivo primario di sensibilizzare le platee cinematografiche su un problema serio dalle tragiche conseguenze: l’Aids e le sue ripercussioni sull’essere umano.
Temi concernenti tale discussione sono già stati affrontati in passato ma in maniera sempre e comunque troppo marginale, Demme, invece, scava nei meandri della terribile piaga per far luce sulla deformazione sociale che implica pregiudizi inaccettabili, persistenti da quando la malattia ha fatto la sua comparsa. Andrew Beckett subisce l’attacco di un sistema risoluto che emargina impietosamente, pervaso dalla spaventosa tendenza ad emarginare ed escludere l’individuo debole dalle funzioni sociali basilari.
La discriminazione, nella sua totale accezione del termine, costituisce l’argomento principe di “Philadelphia”, un film che irrompe prepotentemente nelle coscienze degli spettatori alfine di parlare senza indugi di una questione grave e perciò di primo piano.
Demme approfitta della situazione, a ragione, per costruire un peplum drammatico in grado di far riflettere ad ogni scena, introducendo tragiche circostanze in un contesto che vede confrontarsi più parti, molteplici ruoli sociali e istituzioni consolidate giunte ad un bivio imposto. Non è un caso che la prima sequenza veda fianco a fianco il bianco Beckett e il nero Miller, impegnati in un duello legale che esule dalla distinzione razziale, sebbene essa venga già presupposta sottovoce; la gerarchia occupa poi un altro posto di rilievo: le dinamiche legate alle funzioni di uno studio legale vengono svelate ed edulcorate in virtù del prestigio che il gruppo gode nella determinata situazione venutasi a creare. Il protagonista si vede escluso da un progetto a lunga scadenza per via di un complotto ordito ai suoi danni, allo scopo di accusarlo di incompetenza e inaffidabilità manifesta. Demme compensa il drammatico pretesto messo in atto dai maturi avvocati con il ritratto di Andrew, descrivendolo come una persona sicura di sè, forte della sua cultura e abilità di legale, padrona del suo carattere e capace di un controllo su di sè notevole.

Unendo al carattere dell’uomo la caparbietà e l’ingegno retorico di Miller si perviene, e lo si nota chiaramente, ad un paradosso dal lieto fine, il sodalizio professionale e personale fra l’emarginato e colui che nutre profondi pregiudizi nei confronti del malato omosessuale: nella scena in cui Joe riceve Andrew nel suo studio, Demme si concentra su una regia votata al dettaglio insistente, seguendo i movimenti e gli sguardi dei due conversatori; Andrew si presenta con una stretta di mano e svela subito la sua malattia, provocando in Joe una reazione contraddistinta dall’imbarazzo e dalla paura, che prosegue durante tutto il dialogo nel quale il giovane avvocato tocca alcune cose sulla scrivania del legale.
Il pregiudizio espresso in questa sequenza è forte e si manifesta soprattutto nella comunicazione interpersonale, nella gestualità inconsapevole e nei momenti di silenzio che intercorrono nella conversazione. E’ così che due mondi vengono a contatto ed infine si conciliano, abbiamo Andrew ed il compagno Miguel da una parte, Joe, la moglie e la figlioletta dall’altra. Tale conciliazione avvia di fatto la causa legale, dove il dovere di Joe diviene questione personale in virtù di un’amicizia maturata.
Dopo gli episodi più caldi e diretti si passa al processo in aula, che occupa la gran parte del film, nella quale si avvicendano testimonianze, confessioni, sconcertanti rivelazioni e dure verità, tutto questo però senza esagerazioni legate alla messa in scena: Demme detesta i clamori ma sa porre l’accento sugli argomenti più importanti. Un profondo sentimento di tristezza accompagna lo spettatore sino al termine della storia, ma il potere d’impatto emotivo risulta davvero grande ed estremamente efficace.

Il cast è eccezionale e i due avvocati interpretati da Tom Hanks e Denzel Washington colpiscono grazie all’incredibile bravura dei due attori.
Bruce Springsteen compone una colonna sonora bellissima e commovente, guadagnandosi un Oscar a buon diritto. Anche Hanks vince il prestigioso premio, ma l’Academy Award andrebbe esteso a tutti gli addetti ai lavori, costituenti un gruppo ben coeso e funzionale.
Trionfa il diritto dell’essere umano e nonostante l’amato destino cui va incontro il protagonista, la storia preserva infine l’integrità dello spirito, promuovendo il coraggio e il valore della vita.

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