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Scritto da Ciro Andreotti   
martedì 09 ottobre 2007

Piano, solo
Titolo originale: Piano, solo
Italia: 2006. Regia di: Riccardo Milani Genere: Drammatico Durata: 104'
Interpreti: Kim Rossi Stuart, Corso Salani, Michele Placido, Jasmine Trinca, Paola Cortellesi
Sito web:
Voto: 6
Recensione di: Ciro Andreotti

pianosolo_leggero.jpgLa vita del pianista, e compositore, Luca Flores, vista attraverso gli occhi di chi lo ha amato: i membri della sua famiglia, gli amici, la fidanzata Cinzia. Iniziando dall’infanzia passata in Mozambico, a seguito del padre; soggiorno che si concluderà con la tragica morte della madre e dalla quale Flores non riuscirà mai a riprendersi. Fino al diploma in pianoforte conseguito al conservatorio di Firenze. Passando attraversi gli anni vissuti suonando nei jazz-club di Firenze, contravvenendo il desiderio della famiglia di vederlo impegnato come pianista di classica; sino alla consacrazione come collaboratore di Chat Baker.
Affascinato dalla vita del defunto Luca Flores, Walter Veltroni ne dipinse, nel nemmeno troppo lontano 2003, un affresco molto sentito e che nulla lasciava all’immaginazione; ovvero quella lenta schizofrenia che ebbe le sue radici nella morte della madre; morte avvenuta nel corso di un incidente stradale, sino al deflagrare in quelle crisi che lentamente portarono lo stesso Flores prima a essere ospite occasionale degli ospedali psichiatrici, poi al suicidio per impiccagione nel 1995. Il tutto permeato dal senso di impotenza di fronte a un talento artistico che, senza l’aiuto dell’attuale sindaco di Roma, sarebbe probabilmente rimasto sconosciuto a gran parte del pubblico.
Dal romanzo di Veltroni: “Il Disco del Mondo”, il regista, Riccardo Milani, ha saputo ricavare un film efficace ma non del tutto. Aggiungendo al libro, sia l’immagine; attraverso un perfetto gioco di luci e ombre, frutto di uno splendido lavoro di fotografia; che i suoni. La prima attraverso la catarsi di uno Stuart che riesce a scegliere con attenzione le pellicole cui prestare le proprie attitudini e che per il ruolo di Flores è riuscito a dipingere un personaggio pieno di genio, talento e, sicuramente, di molta sregolatezza. I secondi per mezzo delle registrazioni d’epoca del vero Flores.
Stuart cancella se stesso per donarci un personaggio molto complesso. Dimostrando, ancora una volta, come il suo percorso di attore sia ormai completo e non più in divenire. Agghiaccia, ad esempio, l’uso indiscriminato delle tecniche di elettroshock subite dal pianista, e il conseguente suo lento deambulare per la città alla stregua di un fantasma, il tutto reso con una partecipazione molto sentita da parte dell’attore. Colpisce, inoltre, il rapporto, non certamente simbiotico, fra i vari membri della famiglia Flores. Fra cui spiccano il padre: un Michele Placido tornato nella “semplice” veste di attore e Paola Cortellesi, nel ruolo di “Baba”, la sorella maggiore anche lei spettatrice impotente della morte della madre.
Tutto il castello di carte, imbastito dalla sceneggiatura alla fine però trema, e non convince del tutto, proprio iniziando dai difficili rapporti fra Luca e la propria famiglia, molte le domande irrisolte cui non si trovano risposte definitive ma solo supposizioni. Le occasioni di impasse non mancano e in assenza di argomenti da proporre il regista opta per congelare la trama nella visuale degli splendidi paesaggi africani o per mezzo del volto emaciato di Flores - Stuart.
Inoltre la vicenda dell’uomo, ancor prima che quella dell’artista, è azzerata in una fredda cronistoria di avvenimenti, e se alla fine si può fare un appunto a Milani, e al suo gruppo di sceneggiatori, è proprio quello di aver inaridito una trama che avrebbe potuto far trasudare ancora molti, moltissimi pensieri.

 
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