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Rabbit Hole PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
lunedì 14 febbraio 2011

Rabbit Hole
Titolo originale: Rabbit Hole
USA: 2010. Regia di: John Cameron Mitchell Genere: Drammatico Durata: 90'
Interpreti: Nicole Kidman, Aaron Eckhart, Dianne Wiest, Tammy Blanchard, Miles Teller, Giancarlo Esposito, Jon Tenney, Patricia Kalember, Julie Lauren, Sandra Oh, Mike Doyle, Phoenix List, Sandi Carroll, Shoshanna Withers, Jay Wilkison, Sara Jane Blazo, Benjamin Sachs
Sito web ufficiale: www.rabbitholefilm.com/index.html
Sito web italiano: www.videa-cde.it/rabbithole
Nelle sale dal: 11/02/2011
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Profondo
Scarica il Pressbook del film
Rabbit Hole su Facebook

Rabbit HoleSpesso il cinema è incline a mostrare l'aspetto più marcato dei segni caratteriali dei protagonisti che muovono la scena del racconto,evidenziando i tratti interiori che,come i lineamenti somatici,definiscono i protagonisti nella loro essenza di anime dell'ordito narrativo.
L'accortezza direttiva permette a volte un disegno più accurato delle loro componenti morali,conferendo al racconto un respiro più ampio ed una lettura più critica e raffinata dei personaggi che lo animano.

John Cameron Mitchell si concede questo lusso,sganciandosi dalla sua firma d'autore di pellicole di guizzo ("Shortbus", "Edwig,la diva con qualcosa in più") e visita le regioni del cuore in un viaggio nelle emozioni più profonde e nel dolore che ghermisce l'uomo senza fornire altre spiegazioni che l'arida realtà che si affaccia sull'esistenza.
Dribblando i fascinosi canoni del melodramma,Mitchell scarta le regole del cinema affltto dal languore di genere,esplorando le forze di una pena senza soluzione emotiva di due coniugi colpiti dal male della perdita del loro figliolo. In un contesto lontano dalla polvere dei tendoni di Hollywood,"Rabbit Hole" è la storia di uno sconforto infinito,delle sue laceranti conseguenze nelle viscere di un padre e una madre sopravvissuti al figlio e delle risposte ad un'esistenza il cui significato sfugge ad ogni senso di umana comprensione.

Becca (Nicole Kidman) e Howie (Aaron Eckhart),rimasti soli dopo la tragica fine del loro piccolo,vivono le loro giornate in una condizione cristallizzata da uno stupore oscuro che li conduce a cercare di emergere dalla loro sofferenza con il ricorso a fittizie soluzioni sociali,indigenti mezzi compulsivi,trovandosi separati sul fronte di una reazione al dolore che li vede,anzichè uniti,divisi ed avviati su strade divergenti.
Howie segue il tradizionale canale della terapia di gruppo,trovando nella comunicazione il fallace miraggio di un conforto mai raggiunto.
Becca,donna pragmatica e concreta,erige le proprie difese conformando il proprio rifiuto ad un dinamismo esistenziale tanto artificioso quanto simulato,che la spinge a relazionarsi con la madre e la sorella,con le quali divide gli elementi artefatti di una condizione che non accomuna nessuna delle tre donne.

L'affanno che le deriva dalla fuga dalla solitudine la porterà a contattare Jason (Miles Teller),il ragazzo responsabile della morte del figlio,creando un rapporto sotteso fra curiosità e dolore.
Intanto il marito condivide la sua pena in una pericolosa confidenza con una giovane mamma del gruppo (Sandra Oh),anch'essa vittima di una simile tragedia.
Mitchell dirige "Rabbit Hole" su una sceneggiatura di David Linday-Abaire,un Pulitzer del 2005,dando corpo ad un dramma umano complesso e toccante.
Con delicatezza e mistero il regista sfiora le corde di un'emozione insondabile,scavalcando le apologie del dolore e i facili compromessi con il cinema delle lacrime.
Non solo racconto di una coppia in crisi,in "Rabbit Hole" il regista tesse con cauta discrezione i ricami interiori dei due protagonisti,gettando luci ed ombre,dramma e umorismo in un complesso filmico di grande spessore ed innegabile valenza.

L'accento è posto sul contradditorio equilibrio che si forma nella famiglia ferita,nei movimenti delle due figure dello stesso nucleo nelle quali si innescano i processi di difesa e ricerca di uno spiraglio per fuggire dalla condizione di pena  cui la vita non concede spiegazione.
Il lavoro di Mitchell conserva l'anima della pièce originale,umanizzandone il contesto in performancès di eccellente statura professionale e locations fortemente evocative dell'ambiente che accoglie la storia,schiudendo in un moto di pulsioni ed effetti la risposta ad un'accettazione coatta che si dispiega nei gesti interiori e nelle contraddizioni che si agitano in due anime nelle quali si incarna il paradigma umano del dolore e della contraddizione,nell'eterno atto del divenire e della ricerca delle soluzioni ai segreti della natura umana.

 
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