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Romanzo Criminale PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 9
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Scritto da Ciro Andreotti   
venerdì 18 maggio 2007

Romanzo Criminale
Italia: 2007. Regia di: Michele Placido Genere: Drammatico Durata: 130'
Interpreti: Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Giancarlo De Cataldo con la collaborazione di Michele Placido
Sito web: www.romanzocriminale.it
Voto: 7
Recensione di: Ciro Andreotti

224.jpgVent’ anni della storia della nostra penisola, rivisti attraverso gli occhi dei tre capi che si sono succeduti al comando della holding del crimine meglio nota come “La Banda della Magliana”.
Se siete speranzosi di trovare in Michele Placido l’alfiere di quel cinema di denuncia alla Elio Petri o in stile prettamente Pasoliniano, se il vostro desiderio è trovare in questa pellicola qualche riferimento ai cruenti anni di piombo e una serie di spiegazioni riguardanti le miserie della nostra penisola, è meglio che ve lo scordiate, questo non è il film che fa per voi.
Placido è comunque capace d’incantare con una riduzione drastica, ma indispensabile, del bel romanzo scritto da De Cataldo. Il regista alla soglia dei suoi sessant’anni torna alla ribalta, mascherando da cinema d’impegno una storia di amicizia e sangue, muovendosi su un terreno impervio ma che per lui, ex poliziotto in servizio nella Roma ove s’aggirava la vera Banda della Magliana, quanto mai familiare.
Il “Romanzo Criminale” di Placido si allontana fin da subito dalla grandiosa opera letteraria di De Cataldo, questi aveva prediletto un taglio prettamente giornalistico per narrare gli avvnimenti con terminologie e linguaggio di borgata cercando di esaminare accuratamente le implicazioni della “banda” nel tessuto sociale dell’italia degli anni di piombo. Alla visione della pellicola non ci si può invece illudere, non siamo davanti a cinema di denuncia, Placido e con lui gli sceneggiatori, mostrano il solco ma nascondono abilmente l’aratro, le ragioni di certe scelte e le effettive implicazioni della banda nelle azioni criminose.
Al tempo stesso però ci si trova al cospetto di uno spaccato di vita, di un epoca ormai distante alcuni lustri, di una storia d’amore, sangue e amicizia, in particolar modo si è davanti a tre differenti modi di considerare il gruppo, la banda, l’amicizia sacra per ”il Freddo” strumentale invece per “il libanese” e “il Dandi”. Una Storia narrata e costruita per far riflettere, che non assegna colpe né meriti, che non riesce a far credere di trovarsi di fronte ad un gruppo di eroi, ma che in realtà ci mette al cospetto di un cast di grandissimo livello ove spicca sia il commissario Nicola Scialoja, interpretato da uno Stefano Accorsi più maturo e capace di immedesimarsi in un ruolo non facile, che Pierfrancesco Favino, capace di ergersi sopra tutti e dimostrando di essere, probabilmente, il miglior attore italiano attualmente in circolazione, un cast coadiuvato da una sceneggiatura misurata che riesce a toccare le corde del sentimentalismo. Un manipolo di ottimi attori in grado di stare in scena, senza sbavare, senza prevaricarsi, dimostrando che forse non dobbiamo aspettare molto per tornare a vedere del grande cinema di casa nostra.
Piccola curiosità: Giancarlo De Cataldo appare nel ruolo del giudice che legge le sentenze di reclusione per i membri della banda.

 
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