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Romanzo Criminale
Italia: 2007. Regia di: Michele Placido Genere: Drammatico Durata: 130'
Interpreti: Stefano Rulli, Sandro Petraglia, Giancarlo De
Cataldo con la collaborazione di Michele Placido
Sito web: www.romanzocriminale.it
Voto: 7
Recensione di: Ciro Andreotti
Vent’ anni della storia della nostra penisola, rivisti
attraverso gli occhi dei tre capi che si sono succeduti al comando della
holding del crimine meglio nota come “La Banda della Magliana”.
Se siete speranzosi di trovare in Michele Placido l’alfiere
di quel cinema di denuncia alla Elio Petri o in stile prettamente Pasoliniano,
se il vostro desiderio è trovare in questa pellicola qualche riferimento ai
cruenti anni di piombo e una serie di spiegazioni riguardanti le miserie della
nostra penisola, è meglio che ve lo scordiate, questo non è il film che fa per
voi.
Placido è comunque capace d’incantare con una riduzione
drastica, ma indispensabile, del bel romanzo scritto da De Cataldo. Il regista
alla soglia dei suoi sessant’anni torna alla ribalta, mascherando da cinema
d’impegno una storia di amicizia e sangue, muovendosi su un terreno impervio ma
che per lui, ex poliziotto in servizio nella Roma ove s’aggirava la vera Banda
della Magliana, quanto mai familiare.
Il “Romanzo Criminale” di Placido si allontana fin da
subito dalla grandiosa opera letteraria di De Cataldo, questi aveva prediletto
un taglio prettamente giornalistico per narrare gli avvnimenti con terminologie
e linguaggio di borgata cercando di esaminare accuratamente le implicazioni
della “banda” nel tessuto sociale dell’italia degli anni di piombo. Alla
visione della pellicola non ci si può invece illudere, non siamo davanti a cinema di denuncia, Placido e con lui gli
sceneggiatori, mostrano il solco ma nascondono abilmente l’aratro, le ragioni
di certe scelte e le effettive implicazioni della banda nelle azioni criminose.
Al tempo stesso però ci si trova al cospetto di uno
spaccato di vita, di un epoca ormai distante alcuni lustri, di una storia
d’amore, sangue e amicizia, in particolar modo si è davanti a tre differenti
modi di considerare il gruppo, la banda, l’amicizia sacra per ”il Freddo”
strumentale invece per “il libanese” e “il Dandi”. Una Storia narrata e
costruita per far riflettere, che non assegna colpe né meriti, che non riesce a
far credere di trovarsi di fronte ad un gruppo di eroi, ma che in realtà ci mette
al cospetto di un cast di grandissimo livello ove spicca sia il commissario
Nicola Scialoja, interpretato da uno Stefano Accorsi più maturo e capace di
immedesimarsi in un ruolo non facile, che Pierfrancesco Favino, capace di
ergersi sopra tutti e dimostrando di essere, probabilmente, il miglior attore
italiano attualmente in circolazione, un cast coadiuvato da una sceneggiatura
misurata che riesce a toccare le corde del sentimentalismo. Un manipolo di
ottimi attori in grado di stare in scena, senza sbavare, senza prevaricarsi,
dimostrando che forse non dobbiamo aspettare molto per tornare a vedere del
grande cinema di casa nostra.
Piccola curiosità: Giancarlo De Cataldo appare nel ruolo
del giudice che legge le sentenze di reclusione per i membri della banda.
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