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Sciuscià
Titolo originale: Sciuscià
Italia: 1946 Regia di: Vittorio De Sica Genere: Drammatico Durata: 90'
Interpreti: Franco Interlenghi, Rinaldo Smordoni, Maria Campi, Aniello Mele, Enrico Cigoli, Bruno Ortensi, Emilio Cigoli, Gino Saltamerenda, Anna Pedoni, Leo Garavaglia, Enrico De Silva, Antonio Lo Nigro, Angelo D'Amico, Antonio Carlino, Francesco De Nicola, Pacifico Astrologo, Giuseppe Spadaro, Irene Smordoni, Antonio Nicotra, Claudio Ermelli, Guido Gentili, Mario Volpicelli, Edmondo Costa, Mario Del Monte Jr., Achille Ponzi, Tony Amendola, Armando Furlai, Edmondo Zappacarta, Leonardo Bragaglia, Gino Marturano, Piero Carini.
Sito web:
Nelle sale dal: 1946
Voto: 9
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino
Pasquale (Franco Interlenghi) e Giuseppe (Rinaldo Smordoni) sono due ragazzi di strada che lavorano come lustrascarpe. Essendo amici, vorrebbero acquistare un cavallo insieme.
Viene loro proposto un affare, ma una volta concluso vengono arrestati e rinchiusi in un carcere minorile. La loro amicizia verrà messa a dura prova dalle circostanze.
In molti si sono chiesti che cosa volesse dire "Sciuscià", termine che dà il titolo al film. Ebbene la parola è la pronuncia fonetica di "Shoeshine", cioè "lustrascarpe". Così gli americani in Italia chiamavano i ragazzi di strada che svolgevano quel mestiere.
Tali sono Pasquale e Giuseppe, grandi amici e appassionati di un cavallo che vorrebbero avere per sè.
Per raggiungere tale obiettivo vendono due coperte americane ad una signora, ma avendo compiuto un crimine ed essendo inoltre accusati ingiustamente di furto, i ragazzi vengono rinchiusi in un carcere minorile. La storia in sè appare semplice, tuttavia De Sica pone l'accento sulla vita che essi conducono all'interno dell'istituto di detenzione. La realtà che si presenta ai protagonisti è amara e difficile e il regista romano allarga la sua prospettiva mettendo in campo una varietà di giovani disadattati ma svegli e perspicaci. Il carcere diviene una scuola di vita e la complicità un mezzo per sopportare molte situazioni.
Tutti i vari momenti della giornata sono scanditi da particolari gesti e ritmi, abbiamo così le diverse reazioni di ciascun ragazzo ai fatti che accadono quotidianamente, con i loro comportamenti in contrapposizione alla disciplina e rigidità imposte dagli istitutori, i cosiddetti "maestri" e soprattutto il direttore, apparentemente distaccato e freddo. L'educazione risulta una conquista atta al reinserimento nella società dei giovani detenuti, per alcuni è data come acquisita, per altri non è che una chimera lontana, resa tale dalla forte reticenza alla regola e all'obbedienza.
Come per capolavori quali "Ladri di biciclette" e "Umberto D.", De Sica sceglie di far prevalere i primi piani per esaltare le espressioni dei giovani attori, che sono semplicemente straordinari perchè dotati di una spontaneità unica e propria dell'innocenza adolescenziale.
Il film vinse all'epoca un Oscar come miglior lavoro cinematografico straniero.
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