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Sinuhe l'egiziano
Titolo originale: The egyptian
USA: 1954 Regia di: Michael Curtiz Genere: Drammatico Durata: 140'
Interpreti: Peter Ustinov, Edmund Purdom, Jean Simmons, Victor Mature, Gene Tierney.
Sito web:
Nelle sale dal: 1954
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino
Egitto, 1.300 A.C. Sinuhe (Edmund Purdom) viene trovato da un umile medico sulle sponde del Nilo ed iniziato dal padre alla medicina. Divenuto adulto, il giovane va ad esercitare a Tebe ed entra nelle grazie del faraone dopo avergli salvato la vita insieme all'amico Horembeb (Victor Mature).
Invaghitosi di una ricca babilonese, acconsente ad ogni richiesta della donna e lascia a lei ogni avere cadendo in disgrazia. Fuori dall'Egitto ritroverà fama e ricchezza e rientrerà nel suo Paese nel bel mezzo di una guerra civile, organizzata da Horembem in qualità di capo dell'esercito reale per spodestare il faraone.
Bellissimo colossal americano diretto dal regista Michael Curtiz con stile sopraffino. La gloria dell'Egitto e della sua cultura nei secoli che precedettero la nascita di Cristo formano un meraviglioso contesto storico e sociale in cui collocare la vicenda di Sinuhe l'egiziano. Il sapiente medico appare anziano e stanco nella prima inquadratura, intento a scrivere la sua biografia, che da egli stesso viene narrata. Il tema dell'abbandono del bambino sulle acque del Nilo ricorre ed è presente anche ne "I dieci comandamenti".
Rispetto alla vicenda di Mosè, allevato dalla sorella del faraone e quindi cresciuto nell'ambiente reale, dal quale prenderà notoriamente le distanze, quella di Sinuhe si configura come una storia di lenta ascesa dalla condizione più umile alla posizione prediletta di medico della massima autorità egiziana. Curtiz fa crescere e sviluppa il suo personaggio instillando in esso caratteristiche da uomo nobile ed innocente, la cui vocazione lo porta ad assistere i poveri senza pretendere alcun pagamento. Sinuhe si antepone all'amico Horembeb, ch'è invece ambizioso, coraggioso ma ignorante.
Il destino del protagonista rimane oscuro, tuttavia quando il velo del mistero si solleva lo spettatore assiste ad una degenerazione e ad un crollo, dovuti alla passione amorosa provata dal medico nei confronti di una ricca babilonese, alla quale cede ogni proprietà e oggetti di valore pur di averla. Sinuhe perde la stima del faraone, precipita in un baratro e diviene socialmente un reietto ai margini del mondo.
Curtiz pone l'accento sull'amore inebriante, discutendo a riguardo con toni aspri e pessimisti, relegando la dolce serva della taverna da sempre innamorata del medico nell'ombra, facendola poi uscire a rinsavire Sinuhe soltanto sul finire del film. Esiste quindi un riscatto, Sinuhe sfrutta una seconda opportunità e assapora la ricchezza e la fama, condizioni che lo favoriscono soltanto in talune circostanze.
Quand'egli torna in Egitto dopo un viaggio itinerante, il suo Paese gli si mostrerà offuscato da una guerra interna. Il resto è trama e contenuto, ci sono poi altri punti sui quali occorre soffermarsi. "Sinuhe l'egiziano" è di certo un bel film, ma presenta parecchie incongruenze storiche che val la pena elencare: in una scena vediamo Sinuhe seguire la sorella del faraone alla tomba del padre e uscirne tranquilli, ma al tempo l'ubicazione del sarcofago doveva rimanere segreta e chiunque sapesse come raggiungerlo era destinato alla morte, ingegnere compreso; in un'altra scena vediamo Horembeb nelle vesti di faraone dopo la sua elezione, ciò è addirittura assurdo poichè l'autorità egizia doveva provenire da una famiglia reale, umili origini e vaghe discendenze non potevano essere contemplate.
Tendenzialmente alcune sviste possono risultare lecite per l'epoca, per cui conviene piuttosto concentrarsi sull'estetica di questo colossal e sul suo messaggio, che introduce addirittura il monoteismo prima della venuta di Cristo, in una società, quella egizia, dove prevaleva unicamente l'adulazione di molteplici dei e divinità importate.
Buone idee per una storia umana.
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