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Sogni e delitti
Titolo originale: Cassandra's Dream
USA, Gran Bretagna: 2007. Regia di: Woody Allen Genere: Drammatico Durata: 108'
Interpreti: Ewan McGregor, Colin Farrell, Hayley Atwell, Tom Wilkinson,
Sally Hawkins, Tamzin Outhwaite, Mark Umbers, Phil Davis, John Benfield
Sito web: www.cassandrasdreammovie.com
Nelle sale dal: 01/02/2008
Voto: 7
Recensione di: Mariana De Angelis
Che cosa accade dopo aver a lungo meditato e compiuto un atroce delitto?
Si attraversa irrimediabilmente un confine dal quale non si torna più indietro.
È questo il tema principale di Sogni e delitti, terzo capitolo della trilogia londinese di Woody Allen. In una Londra cupa e minacciosa due sprovveduti e ambiziosi fratelli: Terry (Colin Firth) un meccanico con il vizio del gioco indebitato fino al collo con gli usurai e Yan (Ewan McGregor) un ristoratore con il vizio delle belle auto e delle belle donne si barcamenano tra corse dei cani, partite di poker e affari azzardati sperando di diventare ricchi. Arrivano a chiedere del denaro al mefistofelico zio Howard (Tom Wilkinson) un facoltoso imprenditore che pretende però qualcosa in cambio: l’uccisione di uno scomodo socio in affari. Dopo qualche inevitabile esitazione i due decidono di compiere il misfatto. La loro vita non sarà più quella di prima. Davanti a Sogni e delitti, trentottesimo lungometraggio di Woody Allen, si rimane alquanto sbigottiti non perché il film non convinca o non possieda quell’eleganza formale tipica di tutte le pellicole del regista. La perplessità nasce dalla totale assenza di “echi alleniani”.
I suoi film, sebbene differenti per genere, possiedono elementi peculiari che permettono allo spettatore di riconoscere il tocco, l’impronta del regista americano. In Sogni e delitti invece è assente ad esempio quel sottile umorismo che spesso aleggia anche nelle pellicole più drammatiche, non ci sono battute fulminee, non c’è il suo celebre senso dell’ironia. La musica jazz, tanto cara ad Allen lascia il posto ad una colonna sonora piuttosto austera, che contribuisce a rendere ancor più drammatico un film di per sé già abbastanza duro. Anche nel recente Match Point Woody Allen si era affidato alla musica lirica per narrare la scalata sociale del bel Chris, avido maestro di tennis, colpevole anch’egli di un orribile delitto pur di conservare il proprio posto nell’alta società inglese. Sono tante, in effetti, le analogie tra Match Point e Sogni e delitti.
Innanzi tutto le pellicole sono girate in Inghilterra ed appartengono alla cosiddetta trilogia inglese insieme a Scoop (commedia piuttosto leggera per quanto il personaggio principale sia un aristocratico serial killer).
I protagonisti sono giovani ambiziosi disposti a tutto pur di conquistare una posizione sociale elevata.
Ciò che invece rende differenti i due film made in England è il contesto sociale in cui si muovono i personaggi. In Match Point ad essere incriminata è l’upper class indifferente e amorale.
In Sogni e delitti Woody Allen si concentra sulla classe lavoratrice e ne traccia un ritratto terribilmente desolante. In Match Point non c’è castigo per il colpevole ma solo un presumibile senso di colpa.
In Sogni e delitti, il senso di colpa diventa un fardello insostenibile e il crimine segna una sorta di barriera che se varcata non permette di tornare indietro. Non è casuale allora la scelta del titolo originale del film: Cassandra’s dream (nome della barca dei fratelli).
Com’è noto quest’appellativo non è di buon auspicio. Richiama, infatti, la celebre figura della mitologia greca che grazie al dono della preveggenza era rivelatrice di sicure sventure. Sin dall’inizio è allora facilmente intuibile che per i due fratelli non ci sarà via d’uscita. Potranno solo assumersi le conseguenze per il gesto estremo da loro commesso.
Il tema del delitto non è affatto nuovo a Woody Allen. Si pensi ad esempio a Crimini e misfatti del lontano 1989 o al delizioso Misterioso omicidio a Manhattan del 1993. Si tratta di pellicole in cui nonostante la serietà dell’argomento Allen sceglie di non rinunciare al suo innato humor.
In Misterioso omicidio a Manhattan la morte di una signora di mezza età uccisa dal proprio consorte scatena una serie di gag esilaranti.
Che cosa è cambiato dunque per l’autore in questi ultimi anni? È come se la recente permanenza inglese gli avesse consentito una nuova riflessione sulla deriva morale della società occidentale. Se nei precedenti film questo tema era reso più leggero dalla sua leggendaria vena comica in Match Point e Sogni e delitti Allen sceglie intenzionalmente d’impartire una crudele lezione etica sulla “non etica” della società contemporanea, sulla fatalità, sulla colpa, sulla miseria umana. Come potrebbe esserci allora posto per l'humor?
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