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Scritto da Denis Zordan   
lunedì 02 febbraio 2009

Stella
Titolo originale: Stella
Francia: 2008. Regia di: Sylvie Verheyde Genere: Drammatico Durata: 102'
Interpreti: Leora Barbara, Karole Rocher, Benjamin Biolay, Guillaume Depardieu, Thierry Neuvic, Jeannick Gravelines, Valérie Stroh, Johan Libéreau, Melissa Rodriguès, Laëtitia Guérard, Anne Benoît, Christophe Bourseiller, Yolaine Gliott
Sito web:
Nelle sale dal: 05/12/2008
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Denis Zordan

stella_leggero.jpegIl passaggio dall’infanzia all’adolescenza dell’undicenne Stella, che nel 1977 si trasferisce a Parigi dalla provincia seguendo i genitori proprietari di un bar, frequenta la prima classe di una scuola media “per ricchi” e vive le prime esperienze e turbamenti della vita a contatto con i compagni di scuola, i professori, gli amici e i balordi che frequentano il locale dei genitori.

La Sacher di Nanni Moretti ha pescato ancora tra le Giornate degli autori dell’ultima mostra veneziana (dopo l’ottimo colpo del 2007 con La Zona di Rodrigo Plà) e ha fatto di nuovo centro con questo dramma di maturazione, un coming of age che sfugge almeno in parte alle regole del genere, e che nelle sale italiane ha ricevuto scarsa attenzione (ma la colpa è certo da attribuire più ai gestori che alla pigrizia del pubblico).
Stella, largamente ispirato all’infanzia della regista, qui al suo terzo lungometraggio, presenta un personaggio che non è affatto monodimensionale, come accade spesso nel tratteggio dei bambini al cinema: all’inizio, quando la macchina da presa sta addosso a Stella, è proprio la ragazzina a dipingere la varia umanità che la circonda, con una mitragliata di commenti che hanno fatto pensare alla Zazie di Malle (e Queneau), ma che in verità, per il disincanto, lasciano piuttosto intravedere una vaga parentela con il cinismo del giovane Holden.
Gli adulti del suo piccolo mondo, dimesso e provinciale pur trattandosi di Parigi, sono quasi sempre falliti, deboli, violenti. Non va molto meglio a scuola, dove le compagne, di classi sociali più agiate, sono insopportabili quanto gli insegnanti, rigidi e insensibili nella maggior parte dei casi. Solo l’amica del cuore, l’ebrea Gladys, rincuora Stella.
Non è sempre simpatica la piccola protagonista.
Il suo sorriso è un po’ enigmatico, le sue azioni lasciano qualche volta perplessi (come quando picchia selvaggiamente una compagna), ma proprio questa mancanza di sentimentalismo nel guardare a Stella rende più credibili i passaggi più deboli o forzati – l’improvvisa esplosione dell’amore per la lettura di Balzac, Duras, Cocteau, la violenza sessuale subita da uno degli avventori del bar – e mantiene il dovuto distacco dalle convenzioni narrative più abusate (basti vedere la reazione della ragazzina alla scoperta della relazione che la madre intrattiene con un bellimbusto dei dintorni).

La Verheyde si mantiene in bilico tra idealizzazione dell’infanzia e tranche de vie, senza privilegiare l’una o l’altra delle due dimensioni, ed evitando di proporre Stella come una piccola vittima delle circostanze.
L’ottimismo di fondo di un film come Stella è però opposto a quello, dolciastro e manierato, del Favoloso Mondo di Amélie, e se la protagonista di Sylvie Verheyde non sente il bisogno di fuggire lontano come il piccolo Antoine Doinel di Truffaut, è forse perché Stella ha la forza e la “sfrontatezza” di sentire (più che di pensare) che tutto si sistemerà con il tempo, e che tutte le sue esperienze avranno prima o poi un significato. 
In fondo, la sua malizia nell’imbucarsi ad una festa a cui non era stata invitata viene ricompensata da un lento ballato con un ragazzo più grande, sulle notte di Ti Amo di Tozzi; mentre durante l’estate rimane lo sfogo delle vacanze in provincia, dove una discarica può assumere altrettanta importanza metaforica di un mare mai visto come quello dei 400 Colpi.
Emozioni che bastano a rendere bella la vita, almeno a undici anni e in un’epoca ancora gravida di speranze come gli anni Settanta, così ben ritratti e delineati dalle scenografie di Thomas Grézaud.
Tra gli interpreti, a parte la piccola Léora Barbara, da ricordare almeno Guillaume Depardieu, da poco scomparso, dropout che ha il coraggio di sussurrare a Stella, in una scena piena di significato, quanto sentirà la sua mancanza.

 
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