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Tears PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 8
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Scritto da Anna Maria Pelella   
venerdì 02 luglio 2010

Tears
Titolo originale: Yan Lei
Taiwan: 2009  Regia di: Cheng Wen-tang Genere: Drammatico Durata: 111'
Interpreti: Tsai Chen-nan, Enno Cheng, Huang Chian-wei, Serena Fang
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Lacrimoso

TearsGuo è un poliziotto di mezza età. Divorziato, disilluso e dai metodi non molto ortodossi, non ha amici nel dipartimento di polizia in cui lavora. A volte passa qualche minuto a chiacchierare con le ragazze di un bagel market, Xuan Xuan e Xiao Wen. Inoltre spende parte del suo tempo come volontario in un ospedale, dove è ricoverata la madre di Wen.

Guo è un poliziotto della vecchia scuola. In passato ha più volte estorto confessioni con metodi su cui si preferisce tacere. In questo momento della sua vita è impegnato a guardarsi indietro, e quello che vede non gli piace. Vive solo in un albergo, di cui occupa la "suite presidenziale" come ironicamente è denominato il suo appartamento, e non ha contatti con la sua famiglia. Quando suo figlio lo contatta per organizzare una cena per il suo compleanno, mostra apertamente il suo disappunto. Unici momenti di scambio sono quelli che passa al bagel market di Xuan Xuan e Wen, due graziose fanciulle che scherzano con lui e a cui lui cerca di evitare guai. Più per espiare il passato che per reale preoccupazione nei confronti del prossimo, passa alcune ore come volontario in un ospedale, dove incontrerà casualmente Wen. La quale accudisce sua madre, inferma dal giorno in cui suo padre è stato accusato di stupro e omicidio, reato che nessuna delle due crede abbia realmente commesso.
Un giorno Guo viene chiamato sulla scena della morte di una studentessa, uccisa da un overdose. Lui si mette alla ricerca dei suoi contatti e, casualmente, incontra una ragazza che aveva telefonato alla morta poco tempo prima. Lei dapprima gli racconta di essere un'amica della ragazza, ma poi viene fuori che in realtà le mandava messaggi il cui tono non era proprio amichevole.

Giocato sui toni di una grossa ambiguità morale, Tears mette direttamente il dito sulla piaga delle torture, pratica con cui in passato la polizia del luogo risolveva la gran parte dei crimini. Guo non è una bella persona, ma le sue intenzioni sono tutt'ora buone. Si prende cura delle ragazze esposte allo sguardo dei teppisti locali, e cerca di espiare al male fatto lavorando in ospedale. Xuan Xuan e Wen cercano di lavorare e nel contempo divertirsi, ma questo a volte può essere un problema per una bella ragazza discinta i cui modi gentili possono venire fraintesi. Una giovane tossicodipendente, vittima della sua merce, muore e invece del normale cordoglio, tutto quel che emerge è l'astio accumulato dai parenti delle vittime che lei ha causato col suo commercio.

Non esiste un vero confine tra il bene e il male e tutto quel che accade si svolge in quella terra di nessuno in cui basta un attimo per sovvertire le sorti di una buona intenzione.
Le intenzioni di tutti gli attori del dramma si traducono in atti, le cui conseguenze non sempre corrispondono alla volontà iniziale. Il rapporto tra Guo e Wen è subliminale, si gioca tutto sulla scia del non detto, che alla fine si tradurrà in una dolorosa riappropriazione del male che si è fatto e dell'impossibilità per chiunque di sfuggirne le conseguenze. Guo spera di riuscire a sanare il conflitto che da anni lo porta ad agire come l'uomo che non sente più di essere. Se in passato questa condotta gli poteva essere sembrata adeguata al fine di smascherare i colpevoli, è nella consapevolezza di aver distrutto famiglie di persone innocenti che infine naufraga il suo sogno di contrastare il male.

Il senso di dolorosa rassegnazione che avvolge il destino dei personaggi viene posto in risalto dalla fotografia sporca e dagli interni nei cui spazi è scritta a grandi lettere la storia di un'intera vita di rinunce. La recitazione poco espressiva, a tratti quasi apatica di tutto il cast non accresce l'interesse dello spettatore, che nel complesso più che avvinto dal destino dei personaggi finisce per esserne travolto, in una celebrazione corale della mancanza di speranza che tutto avvolge. 
Se è pur vero che la Taiwan cui ci hanno abituato registi più dotati è sempre in bilico al limitare delle luci, sotto cui belle ragazze si espongono alle insidie del destino, in realtà nessuno ha mai dubitato che le ombre proiettate da quelle luci nascondano altro. Ma l'ostinazione con cui Cheng Wen-tang fissa implacabile il buio dietro quelle luci, non è purtroppo sostenuta né da una gran capacità tecnica, né da buone prove di recitazione, cose senza le quali nessuno spettatore accetta di seguire un regista nella discesa di un abisso.

 
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