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The Blind Side
Titolo originale: The Blind Side
USA: 2009. Regia di: John Lee Hancock
Genere: Drammatico
Durata: 128'
Interpreti: Sandra Bullock, Tim McGraw, Quinton Aaron, Kathy Bates, Lily Collins, Jae Head, Ray McKinnon, Ashley LeConte Campbell, Rhoda Griffis, Shawn Knowles, Tom Nowicki, Kelly Johns, Andy Stahl, Omar J. Dorsey, Sonya Thompson, Catherine Dyer, Sharon Morris, Scottie Knollin, Matthew Atkinson, IronE Singleton, Kim Dickens, Adriane Lenox, Libby Whittemore, Brian Hollan, Melody Weintraub
Sito web: www.theblindsidemovie.com
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Autentico
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Peccato dover a volte inciampare nelle complessità dei sillogismi commerciali enunciati dagli organi della distribuzione cinematografica fattasi garante e spesso non a torto,della custodia delle casse delle Compagnie di produzione.
La necessità di porre un argine alle perdite previste a fronte della messa in cantiere di un prodotto fallimentare porta oggi sempre più spesso a destinare un film all’uso domestico e questo è tanto più vero,quanto più la pellicola ricicla indotti di abusato consumo.
Il cinema dello sport ha sempre lasciato una certa indifferenza sul pubblico storico,più attento al dramma o all’emozione,da “Il Cielo può attendere” (1943) all’”Invictus” di Eastwood.
Ma è altrettanto vero che se la competizione sportiva si fa pretesto per sviscerare tematiche più pertinenti alle condizioni sociali sotto attenta analisi,il messaggio del film assume la connotazione di un forte richiamo all’ascolto di una parola autorevole ed attuale.
Non è di facile intuizione,pertanto,il meccanismo che ha portato ad ostracizzare “The Blind Side” dalle sale italiane,per confinarlo nei lettori DVD dei salotti degli affezionati ai componimenti drammatici di estrazione sociale.
Merita un grande plauso “The Blind Side”, forte storia ispirata al vero fatto di un ragazzo afroamericano di Memphis,Michael Oher (Quinton Aaron),orfano di padre e con una madre tossicodipendente,che viene adottato da una famiglia di bianchi benestanti,la moglie Leight Anne Touhy (Sandra Bullock),il marito Sean (Tim McGraw) e i due ragazzini Collins e S J.
Il ragazzone,dotato di una notevole stazza,grande sensibilità,ma con evidenti difficoltà di apprendimento,viene inizialmente accolto come ospite in un gesto di trasparente carità cristiana verso un indigente senza tetto,ma accettato in seguito come parte integrante della famiglia.
Quando Leight Anne si accorge del talento innato per il football dell’introverso e gentile Michael,si adopera al meglio per permettere al ragazzo di ricuperare la fiducia in sé stesso e portarlo alla scoperta di un nuovo futuro,una nuova vita e un genere di sfide che il nuovo membro della famiglia non si sarebbe mai aspettato di poter affrontare,come studente,giocatore e uomo.
Vigoroso richiamo morale alla leggerezza di una società edificata sul frivolo benessere del ceto medio borghese,dal film sgorga un languido senso di sorridente positività,accuratamente disgiunta dalla parrocchiale retorica del provincialismo americano,spesso in agguato dietro le linee delle tematiche scottanti del tessuto sociale.
Limpido e fresco,il film è articolato in una narrazione ricca di umorismo e salutare pathos e si dipana in un compendio armonioso di ironia,elogio della virtù e pietà umana.
Il regista Hancock schiva ogni sentimentalismo e punta il dito contro il dualismo proverbiale del fittizio moralismo provinciale della middle class dell’America repubblicana (ottimo l’episodio nel quale Leigh Anne,a pranzo con le amiche che la lusingano per come la sua beneficenza potrà cambiare la vita di Michael,risponde che sarà lui ad arricchire la vita di lei).
In una celebrazione allegorica di un fatto realmente accaduto,Hancock privilegia l’aspetto gentile ed umano di un nucleo di persone animate dalla onesta franchezza di un sentimento che non è filantropia e che si tiene molto lontano dalle meccaniche holliwoodiane e dai riflettori dei ritorni commerciali.
La Bullock domina ogni segmento di film,nel suo affascinante ritratto di una ricca signora che svuota la sua estrazione da ogni forma di nullismo per riversarvi ricchezza umana.
Quinton Aaron fugge dal manierismo espressivo e il suo Michael lascia negli animi una impronta degna della sua taglia.
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