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The Equation of Love and Death
Titolo originale: Li Mi de caixiang
Cina, Hong Kong: 2008 Regia di: Cao Baoping Genere: Drammatico Durata: 96'
Interpreti: Zhou Xun, Deng Chao, Wang Ning, Wang Yanhui, Wang Baoquiang, Dong Linda, Zhang Hanyu
Sito web:
Voto: 7
Trailer
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Recensione di: Nicola Picchi
Li Mi è una tassista di Kunming alla ricerca del fidanzato Fang Wen, il quale, nonostante sia ormai scomparso da quattro anni, continua a spedirle delle lettere. Huogui e Shuitian sono due improvvisati corrieri di eroina alla ricerca del loro contatto, che dovrebbe assicurargli un biglietto aereo per portare la droga a destinazione. Ma Bing e la fidanzata Feifei, intrappolati nel traffico, si vedono piombare sul cofano dell’auto un uomo che si è suicidato gettandosi da un cavalcavia.
L’ineffabile intersecarsi dei percorsi di questi sei personaggi è forma e sostanza di “The Equation of Love and Death”, secondo film di Cao Baoping, già regista di “Trouble Makers”. L’inafferrabilità è la maggior qualità del film, che si rifiuta riottosamente di lasciarsi ascrivere ad un genere definito: non è un noir né una commedia nera, e neanche un dramma sentimentale. Nonostante una sceneggiatura che sulla carta rischia di apparire fin troppo artefatta (alla Arriaga, per intenderci), il regista riesce a confezionare un’opera imprendibile e proteiforme, che sfugge continuamente di mano. La costruzione millimetrica, basata su coincidenze troppo incredibili per non essere artificiose, viene fatta letteralmente a brandelli dalla furiosa energia di Cao, che infonde come un demiurgo il necessario soffio vitale nei suoi disgraziati protagonisti, ancorandoli ad una trama in perpetuo divenire. L’algida onniscienza che è inevitabile corollario di simili architetture (sempre Arriaga), cede il passo allo smarrito spaesamento della vita, a un viluppo caotico e contradditorio di scoppi d’improvvisa violenza, nostalgie struggenti, tradimenti e illusioni perdute.
Li Mi cerca ossessivamente Fang Wen e crede di riconoscerlo in Ma Bing; lo sprovveduto Shuitian si è lasciato convincere a fare il corriere per avere i soldi necessari per sposare Xiao Xiang, una ragazza che si prostituisce e di cui ignora persino l’indirizzo; Ma Bing s’illude di aver trovato una vita migliore ma barcolla in bilico sull’esile crinale che divide presente e passato, un tempo che non riesce ad abbandonare e da cui manda lettere e messaggi video, quasi fosse una dimensione parallela.
Come avviene di rado, sono personaggi che vibrano e respirano, rendendo “The Equation of Love and Death” emotivamente toccante senza essere sentimentale, denso di humour nero ma anche di dolente meraviglia per gli insondabili intrecci del destino. Una struttura aperta e labirintica allo stesso tempo dove, atomizzato in frammenti caleidoscopici, pulsa il battito asincrono dell’esistenza e non il calcolo dell’operazione studiata a tavolino (ancora Arriaga).
Cao (anche autore della sceneggiatura), orchestra con maestria le peripezie dei suoi personaggi su uno sfondo che non trascura il contesto sociale, evidenziando alcuni dei problemi che affliggono la Cina contemporanea, dall’immigrazione forzata dalle zone rurali alle città fino alla corsa sfrenata all’arricchimento, rafforzando la credibilità del film.
Come in un organismo vivente, ogni singola parte è necessaria al tutto, e la città di Kunming, fotografata in toni bluastri da Yang Shu, diventa l’ultima e più necessaria protagonista, alla pari con Li Mi, Ma Bing o Shuitian.
Miracolosa la prova d’attrice di Zhou Xun (Painted Skin, Ming Ming), la quale si conferma una delle migliori attrici cinesi in circolazione, affiancata da un convincente Deng Chao e, nella seconda parte del film, dall’ottimo Zhang Hanyu (il protagonista di “Assembly”) nel ruolo di Qingcheng, un poliziotto che contribuirà a sciogliere l’enigma.
Discreto successo in patria, il film ha vinto il New Director Award al San Sebastian International Film Festival. L’opinabile titolo inglese traduce sconsideratamente un più pragmatico “Le supposizioni di Li Mi”.
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