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The Hurt Locker PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
venerdì 20 febbraio 2009

The Hurt Locker
Titolo originale: The Hurt Locker
USA: 2008. Regia di: Kathryn Bigelow Genere: Drammatico Durata: 127'
Interpreti: Ralph Fiennes, Guy Pearce, David Morse, Jeremy Renner, Christian Camargo, Brian Geraghty, Sam Redford, Kate Mines
Sito web: www.thehurtlocker-movie.com
Nelle sale dal: 10/10/2008
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Solido
Scarica il Pressbook del film
Vincitore di 6 statuette alla notte degli oscar 2010! Miglio Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Montaggio, Miglior Suono e Miglior Montaggio Sonoro.

The Hurt Locker2004,Baghdad,Iraq. A pochi giorni dal rientro in patria,un gruppo di specialisti di una EOD,l'unità per la dismissione di esplosivi,capitanati dal sergente Matt Thompson,(Guy Pierce),tiene a serrato controllo un'area a rischio di bombe.
Nel corso di una operazione di disinnesco,il sergente perde la vita, lasciando nel dolore e nel panico i militari che formavano,con il loro capo,un affiatato gruppo altamente operativo ed efficace.
Il nuovo sergente di rimpiazzo,William James,(Jeremy Renner),stupisce la squadra,per i suoi metodi sbrigativi ed apparentemente indifferenti al pericolo,ma si guadagna ben presto la fiducia e l'ammirazione del gruppo.
Dalla sceneggiatura del giornalista Mark Boal,reporter d'istanza a Baghdad,dove,tra il 2003 e il 2004 redasse un dettagliato reportage sui fatti di guerra,che fu pure fonte di ispirazione per "Nella valle di Elah",di Paul Haggis,la regista Kathryn Bigelow ricava un film energico e tagliente sui soldati che vissero,di quel conflitto,un aspetto ai più sconosciuto.

La Bigelow scolpisce con accurata precisione i caratteri dei giovani militari,mettendo in evidenza gli elementi chiave che conducono agli atteggiamenti dei singoli protagonisti,intessendo un dramma profondamente umano su uno sfondo di una guerra che vuole,su entrambi i fronti,l'uomo eroe/vittima,di una tragedia in essere.
Il combustibile che brucia ,conferendo energia al motore del film,è l'adrenalina,che dà vita ad ogni aspetto della vicenda motivando le azioni dei protagonisti,che sfidano la morte in un esasperato duello quotidiano.
Con un approccio registico risoluto e carico di aspetti volutamenti virili,gli eventi vengono narrati con un realismo crudo e disinibito,aiutato dall'utilizzo di una cinepresa a mano in 16 millimetri,con un taglio documentaristico che cala lo spettatore nello scenario dei fatti,facendolo partecipe in prima persona.
Sequenze ravvicinate e fittissimi primi piani contribuiscono a tenere alta la tensione e regalano alle immagini una veridicità fuori dal comune.
La Bigelow scandisce ossessivamente gli avvenimenti in una regia ferrea ma schietta,priva di alcuna retorica e libera dalle comuni configurazioni sociopolitiche nelle quali è comodo incasellare un evento bellico.
"The Hurt Locker",("La cassetta del dolore",ove vengono riposti gli effetti personali dei caduti),non onora le cause, patriottiche o pacifiste che si radicano in una guerra,ma fornisce un racconto del lato umano,dietro al soldato,che spinge gli artificieri del gruppo ad affrontare la loro partita con la morte,mettendo in risalto di come l'adrenalina e la pulsione omicida possano mangiarsi tutto,ragione compresa.

Il film si apre con una citazione dell'inviato di guerra per il New Times,premio Pulitzer,Chris Hedges:"La guerra è una droga".
E quanto sta a cuore alla regista,è la psicologia degli uomini al fronte,che vedono e sentono la seduzione ed il fascino del pericolo,fino a restarne coinvolti al punto da farli ritornare dopo il congedo,in una ossessiva gara contro il rischio estremo,in un interminabile loop tra assuefazione ed azzardo.
Il ricordo vola alla situazione estrema del Nick di Chistopher Walken di "Il cacciatore",di Cimino.
L'abisso di orrore di cui Nick era rimasto vittima,l'aveva invilluppato in un mortale abbraccio con il rischio di un gioco,con in posta la vita e nella roulette russa,l'uomo cerca la pace dal buio dell'angoscia nel quale le visioni di morte l'avevano gettato.
Il fascino seduttivo di un duello tra la propria vita e la fine,entrambe messe in balìa del caso,con egli stesso come giocatore,urla l'antitesi fra l'anelito alla vita ed il grido di dolore per una situazione di una vita disperata,di cui egli sente di dover pagare,per il peccato commesso di averne viste le brutture.
In "The Hurt Locker",il sergente James interviene in una situazione già consolidata:prende il comando di un'unità di esperti in disarmo di ordigni esplosivi,dove si è appena consumata una tragedia.
Il rischio è elevato e la minaccia incombe ad ogni respiro,ma è la base su cui è strutturato il loro lavoro ed il gioco è noto.
Eppure,anche in questo frangente,il sergente stupisce i suoi sottoposti.
Il nuovo arrivato non sembra avvertire la paura della morte ed affronta il rischio con spudorata indifferenza.
L'uomo sembra trarre energia vitale dal confronto con una condizione estrema,che non lo mette a disagio,anzi,lo sprona ad esasperare i limiti della temerarietà,dilatandoli all'abuso del lecito.
La Bigelow e Boal tessono un racconto dove il protagonista è l'uomo,unico ed esaustivo nella sua presentazione,fatto oggetto di una acuta attenzione di chi indaga negli angoli caratteriali e soggetto dominante di un'azione tesa allo spasimo,mai tiepida e vacua nel suo svolgersi,ma sempre intensa ed protesa a mettere a fuoco il combattimento intimo che si dibatte nell'inquieto animo del protagonista,che vede un piacere quasi perversamente voluttuoso nel mettere in gioco la propria esistenza.
Eppure,in questo scenario di inquieta incertezza,non manca lo spazio ove trovano respiro aspetti umani che sembrano non dimensionarsi con la durezza della realtà che fa da sfondo alla narrazione.
La schietta amicizia fra James e il ragazzo iracheno,fa contrasto con le ruvide sequenze nel deserto,ove le munizioni fuori uso vanno pulite dal sangue coagulato,"sputando e strofinando",(si noti l'efficacia dei verbi usati),quasi nel tentativo di lavare l'orrore di una guerra da oggetti che,una volta ripuliti,porteranno ad altre morti.

Di grande effetto e segnate da un ritmo deliberatamente
rallentato,sono le sequenze che vedono il confronto,nel deserto,fra le due squadre nemiche,i cecchini iracheni e gli uomini dell'Unità,in uno scontro a fuoco a distanza colpo su colpo,in un duello spietato e tagliente.
L'alta drammaticità delle immagini,viene resa ancora più dura dalla disincantata visione della vita vissuta in quelle circostanze e svuotata da ogni valore e dignità e gettate nel sarcasmo ("...grazie per aver giocato con noi!").
Con tutto questo,la pietà si ricava uno spazio e reclama la sua ragion d'essere,indispensabile nella complessità dell'animo umano.
Il tocco leggero dell'episodio del succo ceduto da un militare a Sanbon,che ne aveva più bisogno,allevia la tensione e dona una nota di freschezza in un clima dominato dalla ferocia di uno scontro.
O,ancora,risalta la compassione nutrita da James,nella sequenza del disinnesco della bomba inserita nel corpo senza vita del ragazzino con cui aveva intessuto un'amicizia troncata dalla prevedibile tragedia ed il sucessivo atto di pietà del sergente,che porta il ragazzo sulle braccia,per deporlo in un luogo più dignitoso.
Queste immagini mettono in evidenza i sentimenti contrastanti che si agitano nell'animo del protagonista,diviso fra la freddezza e la pulsione necessaria all'esercizio del proprio lavoro ed il calore umano che si fa largo dal profondo di un animo dirottato verso un anelito di luce,in uno slancio di affetto che non riesce a restare soppresso.
La Bigelow,con Boal,danno vita ad una storia che partecipa lo spettatore ad una realtà poco nota e nascosta nelle righe di una guerra combattuta nelle strade delle città e negli spazi desertici.
Portando sullo schermo le vicende di uomini che possono trovarsi in una situazione di morte nei successivi pochi secondi,nel corso del loro lavoro,la regista e lo sceneggiatore offrono un viaggio allucinante nelle profondità dell'animo di persone che esercitano una professione che li porta a fronteggiare una condizione di brutalità e terrore,mostrandone le reazioni emotive ed i moti intimi.

La pellicola prende le distanze dagli aspetti di analisi e dalle considerazioni maturate da chi,tornato in patria,narra ed evoca i propri tormenti,adattandoli ad una realtà modificata,come in "Stop Loss" o "Nella valle di Elah",e non spartisce elementi con le vicissitudini narrate nella sperimentale esposizione di "Redacted".
La regista focalizza con acuta precisione il rapporto costruito fra i protagonisti,le loro scelte,i profondi coinvolgimenti emotivi e le sensazioni scaturite dalla loro gestualità.
"The Hurt Locker" è un percorso nel tormentato spirito di uomini addestrati a sfidare la morte con le proprie mani,le proprie decisioni ed attitudini,mettendo in gioco psicologia,ragione e sentimento,per riuscire a coniugare l'amore per la patria con la propria ragion d'essere.

 
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