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The Last Station
Titolo originale: The Last Station
Germania, Russia: 2009 Regia di: Michael Hoffman Genere: Drammatico Durata: 112'
Interpreti: James McAvoy, Christopher Plummer, Paul Giamatti, Helen Mirren, Anne-Marie Duff, Kerry Condon, Patrick Kennedy, John Sessions, Tomas Spencer
Sito web:
Nelle sale dal: 28/05/2010
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
L'aggettivo ideale: Lezioso
Il regista di “Bolle di sapone” e di “Un giorno per caso”, torna alla dramma in costume dopo il discreto “Sogno di una notte di mezza estate”.
Questa volta Hoffman narra gli ultimi anni della vita del grande Tolstoj, attraverso una lente di ingrandimento diretta sul deterioramento del suo rapporto coniugale. Infatti dopo molti anni di matrimonio felice, la contessa Sofja (Helen Mirren) vive con dolore l’improvvisa dedizione del marito alla vita spirituale.
Tolstoj (Cristopher Plummer) ha pertanto fondato, assieme al fido Chertkov, un movimento che invita i seguaci alla rinuncia dei beni materiali ed al voto di castità.
Il sub plot del racconto è incentrato sul rapporto amoroso tra Valentin Bulgakov,il segretario del grande scrittore, e la libertina Kerry Condon.L’iniziazione del giovane ai piaceri del sesso, tanto condannati dalla sua morale religiosa, non fa che alleggerire il vitale affresco storico principale.
La rappresentazione eccessivamente teatrale e pittorica offre terreno fertile al tedio dello spettatore. Risultano infatti troppo insistenti i primi piani dei volti dei coniugi in crisi e troppo leziosa la prevalenza degli interni.
Il soggetto appare quindi smodatamente chiuso su se stesso, dimenticando le necessarie divagazioni di carattere metaforico.
I duetti tra la Mirren e Plummer rappresentano l’elemento di maggior spicco dell’intera realizzazione. Essi spiazzano continuamente lo spettatore, grazie alla forza dell’amore che trasmuta in eccessi vocali e fisici di grande impatto empatico.
La separazione brutale dei due amanti, è solo l’amara conseguenza del loro sentimento estremo.La forza delle immagini trova il suo apice nella scena della caduta della moglie in acqua: la donna, in preda al delirio, si lascia cadere nello specchio del lago attraverso una ripresa in slowmotion, che ne enfatizza la potenza drammatica; la macchina da presa continua a seguire i movimenti del corpo straziato di dolore della donna, fin dentro l’acqua.
Michael Hoffman erra inoltre nel concentrare la chiusura della pellicola sulla riconciliazione stereotipata della coppia di giovani amanti, calando un sipario di speranza, su di uno spettacolo completamente drammatico.
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