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The Legend is alive PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Caruso   
lunedì 17 maggio 2010

The Legend is alive
Titolo originale: The Legend is alive
Vietnam: 2009  Regia di: Luu Huynh Genere: Drammatico Durata: 109'
Interpreti: Dustin Tri Nguyen, Xuan Kim, Thien Thu, Thai Hoa, Siu Black, Donh Y. Nhung
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Coinvolgente

The Legend is aliveThe Legend is alive è il terzo film del vietnamita Luu Huyen, che dopo il suo esordio alla regia cinematografica con “Michael and I” nel 1994, si è a lungo dedicato alla regia di spot televisivi.
Ritorna al cinema realizzando un dramma storico “The White Silk Dress”, che lo porta a essere premiato al Pusan International Film Festival 2006. Questo risultato, Miglior Film Vietnamita dell’anno, lo consegue anche con The Legend is alive, presente all’Udine Far East Film Festival 12.

Long è un ragazzino che ha subito un blocco del proprio sviluppo mentale, che lo porta a capire con lentezza ciò che lo circonda, mantenendo l’ingenuità e l’innocenza di un bambino. La madre, maestra di arti marziali, gli insegna le arti per sopperire a questa mancanza, istruendolo sul fatto che non devono essere usate come arma di offesa. Deriso e vittimizzato dai coetanei, Long vuole sapere perché lui non abbia un padre, la madre gli racconta che suo padre è Bruce Lee e del loro incontro, ma questo è un segreto che non deve rivelare a nessuno, altrimenti verrebbe considerato pazzo. Questa bugia, detta a fin di bene, rassicura Long, che cresce impegnandosi costantemente nell’apprendimento delle arti marziali. Quando la madre muore, diventato oramai grande, decide di andare in America e portare le ceneri al padre mai incontrato. L’uomo si mette in viaggio, ma non sa come raggiungere la meta. Lungo la strada conosce Trinh, una ragazza che si sta recando a un incontro con un giovane, conosciuto tramite chat, che definisce il suo fidanzato. Long l’accompagna fino a destinazione, ma Trinh si accorge ben presto che è finita in un giro di prostituzione e il suo “fidanzato” ne è a capo. Long farà di tutto per liberarla e sarà costretto a utilizzare le sue doti come combattente.

Il regista mescola il genere di arti marziali al dramma e rende questa contaminazione curata in ogni suo aspetto, a partire dalla fotografia di K’Linh Nguyen che infonde un’atmosfera senza tempo, in alcuni momenti sognante, per poi trasformarsi con dei toni più decisi nelle sequenze di combattimento.
La prima metà del film si impernia sul rapporto tra una madre e suo figlio e sull’affetto che li lega, mettendo in luce le tematiche portanti. La seconda parte è caratterizzata dai combattimenti e conseguente messa al tappeto di ogni scagnozzo che si para davanti a Long, prima del combattimento finale. Nell’epilogo Luu ritorna al rapporto filiale, mostrando un dolcissimo addio che Long fa alla madre, tornando nuovamente sul binario iniziale.
L’attore Dustin Nguyen, che ha ottenuto una certa fama con la serie televisiva statunitense “21 Jump Street” negli anni ’80 al fianco di Johnny Depp, è riuscito superbamente a incarnare Long in tutte le sue sfaccettature, quelle derivate dalla sua lentezza mentale e quelle che lo vedono un combattente formidabile, restio a fare del male al prossimo. Catalizza l’attenzione dello spettatore, che entra in empatia con lui e che vuol sapere se riuscirà a raggiungere la meta tanto desiderata.

In una sequenza Luu mette a confronto due mondi diametralmente opposti, quello di Long e quello di Trinh.
Il primo vive in un mondo ancorato al passato, dove la vita trascorre con tempi dilatati e le persone si rapportano l’un l’altra fisicamente, senza filtri. La seconda vive in un mondo proiettato verso il futuro, dove la comunicazione è globale e si attua attraverso numerosi filtri tecnologici, come il cellulare e internet. Simpatica la disquisizione tra i due di come Trinh ha conosciuto il suo fidanzato e come parli con lui tramite chat, e Long non sa cosa sia.
The Legend is alive regala momenti di pura azione, affiancati da momenti toccanti e attimi in cui nasce il sorriso.
Il regista è riuscito ad amalgamare la sua vena autoriale a quella di genere con eleganza e acume, rendendolo un film che cattura l’attenzione di una più vasta platea.

 
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