|
The Warrior and the Wolf
Titolo originale: Lang zai ji
Cina: 2009 Regia di: Tian Zhuangzhuang Genere: Drammatico Durata: 104'
Interpreti: Maggie Q, Jò Odagiri, Chung Hua Tou
Sito web:
Nelle sale dal: Roma 2009
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
L'aggettivo ideale: Accattivante
Tian Zhuangzhuang, dopo l’apprezzato "The Go Master", approda al festival di Roma con una storia essenzialmente visiva ed accattivante.
Siamo catapultati per l’ennesima volta nella guerra tra l'Imperatore e le popolazioni ribelli; ma il regista trascende tutte le regole spettacolari di marca orientale, a favore di un racconto per suggestioni visuali alquanto singolare. Ciò che conta sono i paesaggi che mutano, il rapporto tra il pastore Lu e le sue pecore, l’amore di quest’ultimo per un cucciolo di lupo.
Mentre impera la guerra, il regista si sofferma sul pastore, arruolato per volere del generale, che esita ad uccidere un nemico. Inoltre c’è un racconto nel racconto sezionato in flashback, che narra il profondo amore vigente tra il padrone ed il suo cucciolo di lupo.
Zhuangzhuang quindi si avvicina di più alla riflessività di Kitano e Ki Duk, piuttosto che ai duelli di Ang Lee e Ymou. Inoltre la pellicola è divisa in due registri narrativi molto diversi: mentre la prima parte è temporalmente frammentata, la seconda è più lineare. Infatti le truppe imperiali sono costrette a rifugiarsi nello spettrale villaggio della tribù degli Harrans. Qui subentra la dimensione fiabesca della trasformazione dell’uomo in lupo, causato dal contatto con un membro del popolo selvaggio. Dopo aver amato ossessivamente il suo gregge ed il suo cucciolo, Lu possiede, con la foga di una fiera, la donna che scova in una baracca. E’ proprio attraverso questo rapporto animalesco, che si instaura tra i due un reciproco sentimento di amore.
Il film prosegue con la fatidica trasformazione in lupi da parte degli amanti e si risolverà in un finale alquanto paradossale ed eccessivamente ermetico.
Questo film, nonostante sia fotograficamente un capolavoro, non si erge ad opera d’arte, poiché trascura totalmente la sceneggiatura. Infatti le tante immagini non riescono a far dimenticare dei dialoghi alquanto futili ed un soggetto che tenta di decollare solo attraverso elementi fantastici. Anche la struttura fin troppo ellittica e frazionata della prima parte, va a scontrarsi con l’eccesso laccato delle scene erotiche, che ne costellano la seconda.
Zhuangzhuang si è prodigato talmente tanto nel tentativo di fare un grande film d’autore, che ha dimenticato la semplicità della quale sono fatti i capolavori.
|