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Torso
Titolo originale: Torso
Giappone: 2009
Regia di: Yutaka Yamazaki Genere: Drammatico Durata: 104'
Interpreti: Makiko Watanabe, Sakura Ando, Sola Aoi, Arata, Renji Ishibashi, Miyako Yamaguchi
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Voto: 8
Trailer
Recensione di: Denis Zordan
L'aggettivo ideale: Incantevole
La vita di Hiroko scorre tranquilla, tra casa e ufficio.
È una bella donna molto riservata. Ha un rapporto difficile con la madre ed il padre, tanto che non si reca nemmeno al funerale di quest’ultimo.
Del periodo in cui si occupava di creazioni di moda ha conservato un busto maschile gonfiabile, che tratta accudendolo come se fosse un fidanzato reale. L’arrivo della sorellastra Mina, che ha problemi con il suo uomo, le mette a soqquadro la vita e la spinge a riconsiderare molte cose.
Yutaka Yamazaki, classe 1940, esordisce alla regia quasi 70enne con un film asciutto e maturo come sempre più raramente succede: tanto più trattandosi di un direttore della fotografia attivo fin dagli anni Sessanta in Giappone per documentari e produzioni televisive e, dal 1998, abituale cinematographer dei film di Kore-eda Hirokazu (da After Life fino allo straordinario Still Walking del 2008).
L’idea per il film, secondo il racconto del regista, gli sarebbe venuta ben trentacinque anni fa vedendo nella vetrina di un sexy shop di Copenhagen un torso maschile privo di volto, braccia e gambe, dotato solamente di un fallo in lattice. Il pensiero di costruirvi sopra un film si è andato precisando negli anni, tramutandosi nella storia di una donna sola che si innamora di un busto maschile, lo accudisce, lo coccola, ci fa l’amore, lo lava con cura.
A sentire il produttore Eisuke Ishige, la vicenda inizialmente prevista dallo script doveva possedere tratti molto più morbosi, o comunque dissacranti.
Viceversa, nel vedere il film si rimane semplicemente stupefatti di come la storia raccontata non indulga minimamente in dettagli o situazioni pecorecci, ma nemmeno vada in direzione di un’indagine su aspetti patologici della solitudine contemporanea.
Non c’è traccia, nello sguardo del regista, di orizzonti moralistici. D’altra parte, siamo lontani anche dalla disperazione dei personaggi di uno Tsai Ming-Liang e da qualsiasi tratto entomologico o sociologico.
Yamazaki non pedina le sue attrici (neppure la protagonista, la meravigliosa Makiko Watanabe), ma le avvicina, lasciando che esprimano i dubbi, le ansie e le frustrazioni dell’esistenza (ma anche le brevi gioie: bellissima la scena con Mina e Hiroko sul terrazzo). Questa distanza non diviene mai freddezza, e se si arriva a momenti cruciali (il confronto di Hiroko con la madre risentita, la tentazione di liberarsi del rapporto con il busto quando Hiroko impugna un paio di forbici e per un istante immagina l’equivalente di un omicidio), è sempre con lo stesso riserbo che la regia non si sofferma avidamente a caccia di scene madri. Un eccellente lavoro di montaggio, ma anche di scelta dei piani di ripresa.
Si potrebbe certo facilmente avvicinare il film di Yamazaki a quelli del suo maestro Kore-eda (il quale a Cannes ha presentato il discusso Air Doll, che ha curiosamente al centro una bambola gonfiabile), ma il regista di Torso sembra comunque possedere una cifra personale non riconducibile a quella dell’autore con cui da oltre un decennio si accompagna.
Sarà forse difficile vedere altri film di questo regista che a Torino, dove il film era in concorso al 27° Torino Film Festival, era assente proprio a causa dei suoi impegni come direttore della fotografia: ma ciò non toglie che il suo lavoro (che meriterebbe la distribuzione assai più del soltanto discreto, ma oscarizzato, Departures) vada annoverato tra le molte gemme, da noi pressoché invisibili, del cinema nipponico contemporaneo.
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