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Tutti gli uomini del re
USA: 2006. Regia di: Steven Zaillian Genere: Drammatico Durata: 125'
Interpreti: Sean Penn, Jude Law, Kate Winslet, Patricia Clarkson, James Gandolfini, Mark Ruffalo, Anthony Hopkins, Jackie Earle Haley, Kathy Baker, Talia Balsam
Sito web: www.sonypictures.com/movies/allthekingsmen
Voto: 6,5
Recensione di: Ciro Andreotti
Louisiana, primo dopo guerra. Will Stark un integerrimo
funzionario del tesoro viene persuaso a candidarsi per il ruolo di governatore
dello stato.
Quando si accorgerà di essere stato usato dagli altri candidati,
abbandonerà una campagna elettorale “patinata” per dar sfogo alle umiliazioni
di una classe sociale da sempre bistrattata: “gli uomini del popolo”, e
colpendo la corruzione che da sempre percorre la classe politica.
Questo gli
garantirà l’elezione ma non il macchiarsi delle medesime colpe contro cui si
era battuto. Jack Burden, prima giornalista del Chronicles, poi al servizio di
Stark, ne racconta, diventandone successivamente complice, l’ascesa e la
caduta.
Riproporre un film che 60 anni or sono seppe mietere
numerosi allori e ben 3 statuette Oscar; pare non aver minimamente impensierito
l’ottimo Steven Zillian, sceneggiatore di successo e premio Oscar sia per
Schindler’s List che Gangs of New York; il film sulla vita di Stark, basato sul
omonimo romanzo che valse il Pulitzer (nel 1947) a Robert Penn Warren rimane da
sempre una pietra angolare sulle ascese politiche molto improvvise e come
queste possano iniziare intrise dei migliori propositi, se pur demagogici, ma
pur sempre convinti, alla fine tramutandosi in qualche cosa dal quale si vuol prendere
velocemente le distanze.
Lo Stark interpretato da Penn é egualmente intriso di buoni
sentimenti e loschi propositi, a questo s’aggiunga un accento che anche nella
versione originale nulla aveva a che vedere con quello degli stati del sud e
che in quella italiana è divenuto, molto curiosamente, Italo - Americano (!);
ciò nonostante la trama riscritta dallo stesso Zaillian resta incisiva, capace
di raccontare la sinusoidale carriera di un uomo del popolo sulla cui esistenza
a fine pellicola restano numerosi dubbi
sulla legittimità dei mezzi impiegati per giungere ai suoi scopi.
Il resto del cast si accomoda al fianco di Penn
accompagnandolo, nemmeno troppo metaforicamente, in fondo alla discesa; primo
fra tutti Jude Law nel ruolo di giornalista neutrale, voce narrante fuori
campo, che a sue spese scoprirà quanto poco sia comoda la vita di chi si crede
sopra le parti. Il film nel suo
complesso con l’aiuto anche di altri grandi comprimari di successo, ma definirli
tali sarebbe riduttivo, quali Mark Ruffalo, James Gandolfini, Kate Winslet e
soprattutto Anthony Hopkins; riesce a colpire nel segno, ma non nel pieno del
centro.
Lasciando molti, troppi interrogativi aperti: poca profondità nella
figura di uno stereotipo di uomo politico ancora molto, troppo, attuale; ne
maschera l’ascesa mischiandola con la vita privata della famiglia Burden, del
rapporto di Jack con l’amico fraterno Adam e sua sorella Ann.
Ma è soprattutto
però nel rapporto fra il giudice Irwin, padrino dello stesso Jack, e
quest’ultimo che si ha il vero nucleo pulsante del film, rendendo la figura di
Stark come una semplice ombra appoggiata sullo sfondo di un manifesto del
cinema.
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