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Scritto da Dario Carta   
lunedì 09 maggio 2011

Un anno da ricordare
Titolo originale: Secretariat
USA: 2010. Regia di: Randall Wallace Genere: Drammatico Durata: 116'
Interpreti: Diane Lane, John Malkovich, Carissa Capobianco, Margo Martindale, Nestor Serrano, Scott Glenn, James Cromwell, Dylan Walsh, Fred Dalton Thompson, Kevin Connolly, Amanda Michalka, Sean Michael Cunningham, Nelsan Ellis, Eric Lange, Graham McTavish, Drew Roy, Jason Saint, John Mendell
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 24/06/2011
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Familiare
Scarica il Pressbook del film
Un anno da ricordare su Facebook

Un anno da ricordareSarebbe interessante conoscere l'opinione di Konrad Lorenz sull'affermazione del Nobel tedesco W. G. Sebald,secondo il quale l'uomo e l'animale si squadrano l'un l'altro su un fronte di reciproca incomprensione. Se questo fosse vero,molte realtà inserite e cresciute nella storia e nell'età di ogni singolo individuo,andrebbero riviste con occhi diversi.
Tra queste,un'infinità di pagine del libro del cinema sarebbero da rileggere alla luce di considerazioni che nulla hanno a che vedere con quanto viene insegnato e si apprende ad ogni occasione dalla natura del mondo animale.
Bastino a questo,le produzioni Disney,fecondissimo universo relazionale tra i due generi,realtà dilatata alle frontiere della proiezione antropomorfa dell'animale.

Liberamente ispirato al libro di William Nack "Secretariat - The Making of a Champion",l'ultimo lavoro di Randall Wallace ("Brave Heart","Pearl Harbour","We Were Soldiers") è il tipico cofanetto indirizzato alle dimensioni domestiche del cinema buono,quello delle famiglie e dei sacrosanti buoni sentimenti. Assolutamente privo di novità ("Seabisquit"),ma lodevole nelle intenzioni e negli obiettivi,il film narra la vera storia di Secretariat,o Big Red,purosangue le cui prestazioni in pista hanno stregato il sogno americano e il mondo degli scommettitori a cavallo fra i '60 e l'alba dei '70.
Figlia di un proprietario di scuderie (Scott Glenn) anziano e malato,Penny Chenery (Diane Lane),casalinga moglie e madre di tre ragazzini,si trasferisce nella proprietà del padre per continuarne l'attività,sull'orlo del fallimento,nonostante la totale mancanza di ogni nozione sul mondo delle corse.
Rilevate le scuderie,aiutata del bizzarro Lucien Laurin (John Malkovich),veterano allenatore da poco in pensione,Penny si mette in gioco con caparbia ostinazione,inventandosi una nuova professione pur completamente a digiuno di ogni suo aspetto.

Perso un confronto con il milionario Ogden Phipps (James Cromwell),la donna conserva una giumenta ed assiste di lì a breve alla nascita di un puledro straordinariamente forte fin dai primi minuti di vita.
Affiancata dall'assistente Eddie Sweat (Nelsan Ellis),Penny crescerà il puledro,rifiutando di vendere la fattoria gravata da un pesante debito fiscale e,contro ogni pressione da parte del fratello (Dylan Baker) e del marito (Dylan Walsh),riuscirà a tenere con sè Big Red,nonostante un'offerta di otto milioni di dollari, che avrebbe risolto ogni problema economico.
Lasciata temporaneamente la famiglia in Colorado per trasferirsi in Virginia nella proprietà,Penny,Eddie e Lucien alimentano la genuina speranza che ripongono nel puledro.
L'auspicio diverrà certezza quando Big Red sarà il primo cavallo a vincere dopo vinticinque anni la Triple Crown Race del Kentucky,la più lunga,importante e pericolosa corsa d'America.

Secretariat resterà campione imbattuto nella realtà e nei cinema si riveste oggi del decoro di un lavoro generoso,forse non del tutto sincero,ma trasparente e autentico veicolo di informazioni per quella fascia di pubblico cui il film è diretto e che si rende disponibile ad una lettura senza il pregiudizio di allegorie o retoriche d'autore.
A volte venato di inoffensivo opportunismo (le citazioni bibliche in apertura) e i piccoli peccati di omissione (la famiglia soffrì della decisione del trasferimento di Penny,ma la sceneggiatura sorvola),il film riscatta le proprie valenze nella fotografia di grande respiro,nelle inquadrature d'effetto - i primi piani sull'animale - nelle ambientazioni di una natura amica e nella corposità potente delle riprese dove gli animali sono i campioni della scena e di un impegno che condividono con l'amore di chi li addestra.
Tutto è mescolato in angolazioni studiate,a sonorità profonde,respiri forti,suoni,colori,musica e sfumature come cromatismi di un quadro che vive.
Diane Lane incarna la donna che sfida il pregiudizio e vince la corsa. Malkovich porta sullo schermo la follìa generosa e sincera degli animali che ama e allena. Lo staffiere Nelsan Ellis è un inno al pathos dell'eterna amicizia tra l'uomo e il suo cavallo.

L'impianto del film è semplice e strutturato sulle linee convergenti di tre protagonisti (Penny,Lucien,Eddie) che tessono i contorni della vera prima figura,Big Red e delle circostanze che raccolgono nella classica impostazione disneyana gli elementi tradizionali delle fiabe per ogni età.

 
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