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Uno sguardo dal ponte
Titolo originale: Vu du pont
USA, Francia: 1961 Regia di: Sidney Lumet Genere: Drammatico Durata: 114'
Interpreti: Maureen Stapleton, Raf Vallone, Raymond Pellegrin, Jean Sorel, Carol Lawrence, Andrea Aureli
Sito web:
Nelle sale dal: 1962
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
L'aggettivo ideale: Empatico
Eddie Carbone(Raf Vallone), un emigrato italiano in America, favorisce l’entrata clandestina dei cugini della moglie Bea. Trova loro un impiego al porto e li accoglie nella sua casa, dove vive anche sua nipote Caterina. L’avvenenza e la freschezza del giovane Rodolfo ( il minore dei cugini) intrigano profondamente Caterina, che ben presto se ne innamora.
Eddie, testimone infelice della storia nascente, sospetta di un piano escogitato del giovane italiano,al fine di ottenere soltanto la cittadinanza Americana.
Così arriva a denunciare i due all’ufficio immigrazione, provocando la vendetta di Marco.
Su un impianto melodrammatico di “Viscontiana memoria”, il regista de “La parola ai giurati” torna sulle scene mondiali con una pellicola scura ed empatica.
Sidney Lumet si serve del macrocosmo della realtà sociale, per tratteggiare i piccoli frammenti di quotidianità individuale. Il regista americano è in grado di sintetizzare la decadenza del rapporto coniugale in un’inquadratura che colloca i due sposi in crisi sulla sinistra, riflessi nello specchio (della vita) e la foto del loro matrimonio felice sulla destra. La caratterizzazione manichea dei protagonisti non si esime dal porre in contrapposizione l’estrosità e l’egocentrismo del nuovo venuto, con il carattere maschilista e retrogrado di Eddie.
L’arrivo dell’elemento estraneo turba la classica situazione melodrammatica di quiete iniziale, costringendo il signor Carbone a condividere il centro di tutte le inquadrature con l’aitante giovane.
La collera di Raf Vallone incontra il proprio acme, alla vista di Rodolfo che circuisce le carni dell’adorata nipote; il dramma del padre è il tormento di una possessività ingiustificata.
C’è quindi il topos dell’eccessivo attaccamento dello zio verso la nipote.
Lui stesso afferma di volerla sempre tenere al sicuro tra le mura domestiche,aggiungendo di non aver mai pensato che un giorno la bambina che adorava, potesse diventare una donna.
Il duello finale tra la nebbia e gli astanti curiosi, acquista un sapore western dai tratti classici.
La cerchia di persone menziona l’antica arena romana e lo scontro tra i due commemora la battaglia tra due poveri diavoli.
E’ un’opera dalle tinte rosa alla Comencini, dai toni cupi alla Visconti e dalle cromie sociali alla Kazan.
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