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Scritto da Roberto Fedeli   
sabato 01 agosto 2009

Venere bionda
Titolo originale: Blonde Venus
USA: 1932 Regia di: Josef von Sternberg  Genere: Drammatico  Durata: 97'
Interpreti: Cary Grant, Herbert Marshall, Marlene Dietrich, Dickie Moore
Sito web:
Nelle sale dal: 1932
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli

Venere bionda Venere Bionda è una delle esigue pellicole degli anni trenta che esibisce una figura poliedrica di donna.
La splendida Marlene Dietrich, interprete indimenticabile di ben sette film con Sternberg, non si lascia nemmeno lambire da un unico punto di vista esatto. Essa è come Monna Lisa, della quale i confini si fondono con il paesaggio, sottraendosi al tatto.
Josef Von Sternberg forgia parallelamente l’effigie di una moglie, di una madre esemplare, di un’adultera e di una working girl. Il marito (Herbert Marshall) è malato e la donna torna alla sua passata attività di streap tease per raggranellare il danaro necessario per l’operazione.
Le cure dell’amato sono però finanziate dal seducente Cary Grant, che ne permette il viaggio e ne seduce la moglie.
Marlene Dietrich non perde mai l’amore per il figlio e l’amore per il marito, nonostante le mille attenzioni del ricco Nick. Tuttavia parte per l’ultimo viaggio con l’amante, sottovalutando il ritorno anticipato del marito tradito.
La donna sarà costretta alla fuga con il bambino, pur di non perderne l’affidamento; ma verrà arrestata ed il figliolo crescerà con il padre. Von Sternberg espleta la poliedricità della donna attraverso la commovente scena finale.
La donna, assieme all’amante, si reca nel suo nido d’amore trascurato per rivedere il bambino. Assistiamo ad un robusto contrasto tra l’abito da show girl della donna e le asciutte pareti della casa. Gli oggetti diegetici appaiono spogli, se confrontati a si tanta bellezza femminile. Tuttavia la donna giocherà di nuovo con il bambino che a stento la riconosce.
La figura dell’uomo appare fortemente minimizzata nell’eccellente opera del regista tedesco. Siamo al cospetto di un padre malato, ingenuo e vittima del suo amore incondizionato, verso una donna troppo distante da lui. L’apertura del film vede il giovane esploratore Herbert Marshall avvicinare senza non poche fatiche, la ninfa dei suoi sogni che nuota nello specchio del lago.
Il ritorno di Marlene Dietrich , dopo molti anni, al vecchio lavoro di ragazza immagine, la collocherà nuovamente come preda dello sguardo voyeuristico maschile. La donna nasce come oggetto, ma Marlene rappresenta l’oggetto inarrivabile anche per il ricco Nick.
Quest’ultimo infatti non riesce mai ad ottenere la donna, ma soltanto a sfiorarne i contorni senza poterne possedere l’anima.
La calma apparente finale, della mamma che torna a giocare con il figlio, costituisce un finale aperto che fornisce un’unica certezza : quella di non averne alcuna.

 
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