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Scritto da Anna Maria Pelella   
venerdì 15 aprile 2011

Villain
Titolo originale: Akunin
Giappone: 2010  Regia di: Lee Sang-il Genere: Drammatico Durata: 139'
Interpreti: Satoshi Tsumabuki, Eri Fukatsu, Masaki Okada, Hikari Mitsushima, Sansei Shiomi,
Mansaku Ikeuchi, Ken Mitsuishi, Kimiko Yo, Hisashi Igawa, Suzuki Matsuo, Kinuo Yamada, Hanae Kan, Ayaka Nakamura, Yoshiko Miyazaki, Kento Nagayama, Kirin Kiki, Akira Emoto
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Doloroso
Anteprima Udine Far east

VillainYuichi Shimizu è un ragazzo solitario che vive con la nonna in un villaggio alla periferia di Nagasaki.
Un giorno conosce Yoshino attraverso un sito di incontri e comincia a frequentarla. Quando la ragazza viene trovata morta Yuichi si trova nella lista dei sospettati.
Mentre la polizia è sulle tracce dello studente Keigo Matsuo, Yuichi incontra Mitsuyo e comincia a uscire con lei. Ma presto i due si troveranno di fronte alle accuse della polizia e dovranno prendere una decisione.

Yuichi è un ragazzo molto solo. Sua nonna si prende cura di lui e lui cerca una compagna attraverso un sito di appuntamenti on line. Ma la sfortuna vuole che il suo primo incontro sia con una ragazza che presto viene trovata morta e quindi la polizia è sulle sue tracce. Yoshino era una ragazza dalle molte attività e dalla reputazione anche un tantino chiacchierata, ma lo studente che per ultimo l’ha vista viva sembra estraneo alla sua fine, e quindi Yuichi è sospettato di esser implicato nella faccenda.

Dolorosa parabola sulla solitudine, questo Akunin è un viaggio attraverso l’animo umano e le sue diverse sfaccettature. Tratto da un romanzo di Shûichi Yoshida, Akunin narra con sguardo impietoso il rapporto tra diverse persone, tutte toccate dalla tragedia. Yoshino, vittima di un’idea di sè prima ancora che di un assassino, è la prima a trovarsi al cospetto del dolore.
Un dolore originato dal rifiuto prima e dalla rabbia, poi. La sua breve parabola, quasi una cometa, nella realtà quotidiana di tutti quelli che l’hanno conosciuta, ha il segno incancellabile dell’ambiguità. Si tratta di una ragazza sola?
Oppure davvero vende il suo corpo agli estranei? E’ una mitomane e una bugiarda? O una vittima della rabbia di un corteggiatore respinto?
Suo padre non accetta neanche per un attimo l’idea che la ragazza si prostituisse, e si mette alla ricerca dell’ultimo ragazzo che l’ha vista in vita. Sfortunatamente Keigo Matsuo è un vacuo ragazzetto, di famiglia ricca e fondamentalmente innamorato di se stesso. Nessun tentativo da parte di Yoshino di attirare l’attenzione di lui ha avuto un seguito, fino alla sciagurata notte in cui la ragazza è morta.

Yuichi invece è soltanto un ragazzo solo. La sua amicizia con Yoshino è fonte di dolore e di grossa frustrazione. Tra i due esiste un rapporto superficiale, ma di quelli che potrebbero facilmente degenerare. La nonna di lui è una donna generosa che si prende cura del ragazzo, ma non riesce mai a raggiungere i suoi veri pensieri.
Tra i due c’è un profondo affetto, ma nulla più di un rituale scambio di saluti al mattino. La morte di Yoshino aprirà una grossa ferita nella famiglia del ragazzo. Anni di taciute verità verranno a galla e rapporti sopiti, ma non dimenticati, rivendicheranno il loro ruolo nella storia. 
In tutto questo rimpiangere il passato e rivendicare un ruolo nella vita degli altri, si trova per caso l’ingenua Mitsuyo, una giovane commessa, sola e desiderosa di amare. Il suo incontro con Yuichi dapprima la lascerà dolorosamente consapevole della propria solitudine e poi le darà la possibilità di prendersi cura di un uomo che ha bisogno di lei.

La regia potente e, in alcuni dolorosi momenti, rarefatta al punto da sfiorare la poesia, istiga lo spettatore alla complicità. Forse anche a causa di questa riuscita alchimia è enorme l'attenzione che la pellicola ha suscitato ai vari festival: Migliore attrice a Eri Fukatsu al Montreal World Film Festival, ancora migliore attrice alla Fukatsu, Miglior film e Miglior attore a Satoshi Tsumabuki al Nikkan Sports Film Awards, Miglior attore ancora a Satoshi Tsumabuki ai Blue Ribbon Awards e candidature per la migliore performance ai due protagonisti e agli attori non protagonisti Akira Emoto e Kirin Kiki ai Japan Academy Prize.

Nell’accurata costruzione di una storia possibile, proprio a causa della semplicità dei sentimenti coinvolti, Lee  Sang-il privilegia una rappresentazione centrata sulle emozioni. Tutto quel che non viene dichiarato è in una certa misura esposto allo sguardo dello spettatore il quale, complice la buona interpretazione di tutto il cast, si trova a comprendere condotte che mai avrebbe preso in considerazione e, meno che mai approvate, sia pure in circostanze così estreme.
Yoichi e Mitsuyo, agiscono sulla scorta di un’emozione del momento, e da quella si fanno guidare nel mare in tempesta che la loro vita sembra essere destinata a diventare. Tutto quel che accade ha la maledizione dell’irreversibilità e allo stesso tempo la connotazione della tragedia.
E nel racconto per immagini che l’accurata fotografia e le raffinate inquadrature ci regalano, troveremo, alla fine il reale peso dell’incomunicabilità tessuto saldamente nella trama delle vite di persone qualunque.
Persone così ordinarie da poter essere anche il nostro tranquillo vicino di casa.
E che magari potremmo persino capire se finisse, un giorno, per fare qualcosa di estremo.

 
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