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Voce del verbo amore
Italia: 2007. Regia di: Andrea Manni Genere: Drammatico Durata: 100'
Interpreti: Stefania Rocca, Giorgio Pasotti, Cecilia Dazzi, Simona
Marchini, Tony Kendall, Magdalena Grochowska, Niccolò Perito, Aurora
Manni
Sito web:
Voto: 6,5
Recensione di: Raffaella Perri
“O rimani da solo o stai come un funambolo su una corda tesa.
La coppia non è la soluzione: la coppia è il problema.”
Con queste parole Francesca (Stefania Rocca) descrive alla sua amica Gioia (Cecilia Dazzi) la visione del rapporto di coppia alla quale approda verso la fine del film: la coppia non è rose e fiori, non è quel rapporto perfetto che molti, romanticamente, potrebbero immaginare; una visione particolarmente condivisibile perché essere in coppia non dà necessariamente sicurezza, non è “il traguardo”, ma “l’ inizio del cammino”, perché in ogni rapporto di coppia vi sono tempi migliori, momenti bui, crisi, come un ciclo continuo… E’ nella coppia che inizia “il problema”.
Francesca ed Ugo (Giorgio Pasotti), più di trent’ anni, due figli e una freschissima separazione alla spalle: una separazione a loro dire “tranquilla”, tale da farli restare “amici” perché ormai “loro si conoscevano troppo”, “litigavano sempre”, per i bambini era uno strazio.. Perché continuare? Bisogna essere maturi e prendere una decisione, per il bene di tutti. Il film “Voce del verbo amore”, a differenza di molti altri, inizia proprio con una separazione, con la fine di una storia che “un tempo era bella, ma che ormai non lo è più”. Inizia così per Ugo e Francesca una nuova vita da single e quindi divisione dei regali del matrimonio, cene per conoscere gente nuova, giri nei supermercati finalizzati a rimorchiare, ritorno di fiamma con ex, flirts “free” perché solo se “libero” l’amore può continuare, gelosie per i reciproci “amici” ecc… Tutto questo anche solo per dimostrare che pure senza l’altro si sta bene e si può essere felici, rimanendo però “amici” e continuandosi a volersi bene per “il bene dei bambini”, che spesso in queste situazioni, reagiscono con comportamenti ribelli o, perché no, credendo che in realtà con la separazione stiano meglio anche loro perché “avranno due vacanze, doppio regalo, due case..” . Perché anche i figli, loro malgrado, si trovano “divisi”. Ma qual è la differenza fra amarsi e volersi bene? Una linea sottile che separa due sentimenti simili, eppur diversi: è così come la pensa romanticamente Gioia “la differenza è che della persona che ami non puoi fare a meno” o, come dice il pur sempre donnaiolo, sebbene attempato, papà di Ugo “la differenza è che una persona che ti ama è quella che ti conosce come le sue tasche e che nonostante questo vuole continuare a stare con te”? Chi ti ama davvero non ti vuole cambiare, ti accetta così come sei, nonostante i difetti, nonostante le fisse, nonostante le paranoie che ognuno di noi ha? E’ proprio quello che si chiedono Ugo e Francesca perché, nonostante tutto, continuano a cercarsi, a desiderare l’appoggio l’uno dell’altro e ad essere reciprocamente gelosi.
Stefania Rocca e Giorgio Pasotti (non nuovo a questi ruoli, come ne “L’ultimo bacio”) danno vita ad una coppia come ce ne potrebbero essere tante e in cui molti si potrebbero rispecchiare: ci si lamenta tanto del partner, ma poi ci si accorge che “tanto male non è” rispetto agli altri, che forse non si è “mai contenti di quello che si ha”, che “si era fortunati fin dall’inizio e non lo si era capito”… Forse, credendo che l’amore debba essere un “continuum” perfetto, non ci si rende conto che nella realtà le cose vanno diversamente e che il mare “non sia sempre calmo”…. Il tema di “ Voce del verbo amore” (tratto da un soggetto di Maurizio Costanzo) riprende un po’ quello di “Ti odio, ti lascio, ti..”: spesso dopo anni, dopo tanto tempo che si sta insieme, si arriva a non sopportare più l’altro perché non ci si piace più e si vorrebbe essere una persona diversa.. E “l’altro” fa parte di noi, di quello che eravamo. Rispetto al film citato, questo però non lascia un finale in sospeso (anche se, probabilmente, finiscono nello stesso modo per certi versi, solo che uno è più esplicito) ed è senza dubbio più positivo; un film che sicuramente non tratta un tema nuovo e che non approfondisce eccessivamente i personaggi, ma che, a mio dire, lo fa appositamente perché si tratta di una pellicola leggera e positiva, con due attori protagonisti che interpretano bene questa “coppia media” (a prima vista male assortita ma che a mio dire funziona - lei, bellezza fredda e più “adulta” di Pasotti, nonché piuttosto isterica e lui, dolce anche quando si arrabbia, tipico “principino” delle favole) nella quale ognuno di noi potrebbe riconoscersi… Probabilmente, proprio perché si tratta di due persone come se ne sono tante. E’ proprio sulla loro interpretazione che il film si regge, una pellicola sicuramente più “da cassetta” che non da cinema, ma che è da consigliare per chi vuole una serata “leggera” e piacevole, senza aspettarsi di più, ma non di meno; il tutto condito dall’ amena colonna sonora di Giorgia e Fiorello e senza volgarità gratuite, cosa oggigiorno non scontata nella commedia italiana.
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