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Scritto da Francesco Manca   
venerdì 23 gennaio 2009

W.
Titolo originale: W.
USA: 2008. Regia di: Oliver Stone Genere: Drammatico Durata: 129'
Interpreti: Josh Brolin, J.Grant Albrecht, Sayed Badreya, Elizabeth Banks, David Born, Richard Dreyfuss, Scott Glenn, Thandie Newton, Ioan Gruffudd, Ellen Burstyn, James Cromwell, Allan Kolman, Jason Ritter, Jeffrey Wright, Dennis Boutsikaris, Jesse Bradford, Jonathan Breck, Bruce Bryant, Wes Chatham, Maria Chen, Teresa Cheung, Rob Corddry, Jon Michael Davis
Sito web: www.wthefilm.com
Nelle sale dal: 09/01/2009
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Francesco Manca

w_leggero.jpegOliver Stone è senza dubbio un regista molto cinico, che insegue e difende i propri ideali, che fa film soprattutto per se stesso piuttosto che per il grande pubblico, e “W.”, biopic dell’ ex Presidente degli Stati Uniti d’America, George W. Bush, ne è l’ennesima dimostrazione.
Dopo aver affrontato le intemperie di “JFK: Un caso ancora aperto” (1991) e “Nixon: Gli intrighi del potere” (1995), Stone abbandona (solo in parte) il suo tipico tono di serietà e metodicità creativa e narrativa per concentrarsi maggiormente sulla satira e sulla rappresentazione di quella che è la faccia, in qualche modo più “buffa” del potere.
Bush è stato uno dei presidenti più chiacchierati della storia, e non solo per il fatto di essere stato uno dei diretti interessati dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001, ma anche per il suo carattere ambiguo ed anomalo, che Stone ci presenta anche come ribelle, irrequieto, irresponsabile e forse anche inadeguato per tenere fra le mani il destino della nazione più potente dell’universo.
Il film alterna la giovinezza di Bush al periodo della sua presidenza, scandendo il ritmo con numerosi flash-back che mirano, più di tutto, ad evidenziare e rimarcare la differenza caratteriale ed etica tra George Bush Jr. e suo padre, George Bush Sr. L’uno è l’alter-ego dell’altro.

Come tutte le opere di Stone, anche e soprattutto in “W.” è presente una ragguardevole dose di “autobiografia” del regista, poiché sappiamo che lui e Bush, alla fine degli anni ’60, sono stati realmente compagni di università a Yale, periodo in cui il futuro Presidente viveva la sua giovinezza circondato da festini a base di alcool e droghe che sono state anche il mezzo adoperato dallo stesso Stone per dimenticare l’inferno del Vietnam a cui aveva assistito quando era al fronte.
Nonostante ciò, il tono del film non è affatto cupo come invece ci si aspetterebbe in alcune frazioni, ma è, al contrario, quasi disimpegnato ed ironico.
Il difficile rapporto con il padre è uno degli aspetti cardine della pellicola, colma comunque di numerose sfumature che risaltano il carattere e la metodologia controversa che Bush attua per dirigere la Sua nazione.
Tuttavia, nonostante le buone, anzi, ottime premesse e le entusiastiche critiche al 26° Torino Film Festival, dove il film è stato presentato lo scorso Ottobre, il tutto si riduce, purtroppo, ad un’unica e magniloquente provocazione mossa dalla fervida e personalissima concezione di Stone che, diciamolo pure una volta per tutte, è un regista che, o si ama o si odia, non ci sono mezze misure.

Il ritmo non è certo veloce, nonostante la pellicola non abbia la poderosa durata dei precedenti “JFK” e “Nixon”, e la sceneggiatura, scritta dallo stesso co-autore di “Wall Street” (1987), Stanley Weiser, è tutt’altro che scorrevole; i continui flash-back non sono sempre coinvolgenti, e talvolta, arrivano persino ad isolare lo spettatore dall’intera pellicola.
Stone, però, si salva “in corner” realizzando un film che, dal punto di vista tecnico, non è affatto male, e da notare sono una buona fotografia e un curioso montaggio, esclusa una scenografia che non sempre risulta convincente, dato che, se non fossero messi in evidenza i periodi in cui si svolge la vicenda e il colore dei capelli di Josh Brolin, alias George W. Bush, avremmo la sensazione di trovarci costantemente nel medesimo spazio temporale.
Positive anche le interpretazioni dell’intero cast, che vanta nomi di pura eccezione, tra i quali spiccano: Josh Brolin nei panni di George W. Bush, Elizabeth Banks che interpreta Laura Bush, James Cromwell (George Bush Sr.), Ellen Burstyn (Barbara Bush), Richard Dreyfuss (Dick Cheney), Scott Glenn (Donal Rumsfeld), Jeffrey Wright (Colin Powell), Thandie Newton (Condoleezza Rice) e Ioan Gruffud (Tony Blair).
Il doppiaggio italiano sminuisce sicuramente le brillanti prove degli interpreti, in particolar modo quella del protagonista Josh Brolin, che si riconferma nuovamente come uno dei migliori attori del panorama cinematografico contemporaneo.
Che altro dire su “W.”?
Senza dubbio è una pellicola adatta ad un cerchio ristretto di spettatori, inutile ribadire il fatto che questi devono essere amanti del cinema di Oliver Stone, un cinema ben poco comprensibile e digeribile ad un prima impatto, ma che assimilato con cura e calma, ha tutte le potenzialità di rivelarsi interessante e quantomeno “anomalo”.

 
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