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Scritto da Domenico Astuti   
sabato 12 dicembre 2009

Welcome
Titolo originale: Welcome
Francia: 2009 Regia di: Philippe Lioret Genere: Drammatico Durata: 110'
Interpreti: Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard, Selim Akgul, Firat Celik, Murat Subasi, Olivier Rabourdin
Sito web:
Nelle sale dal: 11/12/2009
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Asciutto

WelcomeVite al confine, vite senza senso, vite solitarie, vite che tracimano, vite che cercano solo un motivo per essere vissute.
Vite come isole nella nebbia, si osservano, forse si sfiorano.  Ma non si toccano mai veramente. Vite che cercano in altre vite un’esistenza.
Un po’ per la parsimonia narrativa sui protagonisti, un po’ per la cifra stilistica di Llorent, potremmo sintetizzare così il film. 
Ci ricorda nello stile Bresson e i fratelli Dardenne, ma senza avere quell’empatia con la storia e i suoi personaggi.
Un racconto ambientato nella Patria della Democrazia, con un Presidente figlio di immigrati ungheresi e con una madre ebrea sefardita, eppure abitato da persone asfittiche, da leggi intolleranti e da comportamenti da Stato di Polizia.
La storia alla fin fine è semplice e raccontata in modo lineare ma ha un cast di attori ottimo.
La dolenza di Lindon è talmente coinvolgente che da solo vale il prezzo del biglietto.  
C’è Bilal, un ragazzo curdo iracheno di diciassette anni, che giunge a Calais dopo tre mesi di marcia per mezza Europa.  E’ forse in fuga dalla guerra, sicuramente vuole arrivare a Londra per riunirsi alla sua ragazza Mina che non vede da sei mesi, cioè da quando la ragazza ha avuto con la famiglia un permesso di soggiorno.  In questa città, a nord della Francia, migliaia di disperati cercano di attraversare lo stretto della Manica in qualsiasi maniera.
Nei treni merci, nei camion, sulle navi dirette nel Regno Unito.
Appena arrivato, ingenuo e speranzoso, Bilal cerca invano di attraversare la Manica insieme ad altri migranti, nascosto nel retro di un camion. Proprio lui fa fallire il tentativo non riuscendo a tenere in testa un sacchetto di plastica che gli ricorda la prigionia e le torture subite in un carcere turco.
A Calais vive il cinquantenne Simon, un istruttore di nuoto, medaglia d’oro negli anni Ottanta.
Un uomo solo, malinconico che sta affrontando con la moglie un divorzio per lui devastante.
Non ha particolari valori, non ha più speranze e si trascina tra il lavoro e qualche cena solitaria al bar.
Un pomeriggio, nella piscina in cui lavora, si presenta Bilal, vuole imparare a nuotare a stile libero.
In realtà si è convinto che ha un solo modo per andare in Inghilterra: attraversare la Manica a nuoto.
Simon, comprende ben presto le intenzioni del ragazzo e nonostante l’idea folle lo allena per quell’obiettivo.
Si instaura tra i due un rapporto d’amicizia silenzioso, l’uomo ritrova una ragione di vita, si risveglia in lui un’energia sopita al punto da ospitarlo a casa con il rischio di essere arrestato e di litigare con gli altri abitanti del palazzo oramai adagiati nel tranquillo razzismo di questo inizio secolo.

Bilal, un giorno, all’improvviso, senza dire nulla a nessuno, dopo aver saputo che la sua ragazza è stata promessa dal padre a un cugino, decide di attraversare a nuoto la Manica…
Il film ha avuto il consenso del pubblico e della critica sia al Festival di Berlino che nelle sale francesi ( oltre dieci milioni di euro di incasso ), ma ha suscitato anche  moltissime polemiche in Francia.
Come abbiamo accennato, nel film c’è la società  francese con la sua intolleranza e il suo razzismo non molto dissimile da quello a cui assistiamo in Italia.
Una legge, l’articolo L622/1 della normativa sull’immigrazione, prevede fino a cinque anni di carcere per chi aiuta gli immigrati irregolari. “Quello che accade oggi a Calais ricorda ciò che è accaduto in Francia durante l’occupazione tedesca: aiutare un clandestino è come aver nascosto un ebreo nel ’43, vuol dire rischiare il carcere” ha commentato Lioret subito dopo l’uscita del film.
Il ministro dell’immigrazione Eric Bresson, ha replicato dicendo che trovava improprio il paragone.  
Andando oltre le polemiche, “Welcome” è un film da vedere anche se lascia un senso di gelo nello spettatore, di spiazzamento, racconta con estrema semplicità l’incontro tra due persone che non riescono a rassegnarsi alle ingiustizie e ad accettare il fallimento. 
Entrambi stanno lottando su piani differenti per salvare la loro vita attraverso il loro amore, la loro storia potrebbe essere anche quella di due destini che vanno contro l’assurdità del mondo.

 
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