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Scritto da Nicola Picchi   
giovedì 29 settembre 2011

A Dangerous Method
Titolo originale: A Dangerous Method
USA: 2011. Regia di: David Cronenberg Genere: Drammatico Durata: 99'
Interpreti: Keira Knightley, Viggo Mortensen, Michael Fassbender, Vincent Cassel, Sarah Gadon, André Hennicke, Arndt Schwering-Sohnrey, Mignon Remé, Mareike Carrière
Sito web ufficiale: www.adangerousmethod-themovie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 30/09/2011
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Imbrigliato
Scarica il Pressbook del film
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A Dangerous MethodNel 1904 Carl Gustav Jung prende in cura la giovane Sabina Spielrein, sofferente di isteria, e decide di iniziare una terapia seguendo i metodi di Freud.
Discepolo entusiasta, inizia con Freud un carteggio sul caso di Sabina, un rapporto epistolare che condurrà all’amicizia e ad un intenso scambio di teorie tra i due.
Nel frattempo il rapporto tra Jung e Sabina si fa sempre più stretto, mentre la paziente migliora in modo considerevole, fino al punto di voler intraprendere ella stessa la professione di psichiatra.

Quando Freud chiede a Jung di prendere in cura lo psichiatra Otto Gross, eretico ancor prima che si definisse un’ortodossia, Jung cade sotto l’influsso delle sue spregiudicate teorie e, valicando i confini del rapporto tra medico e paziente, intreccia una relazione sentimentale con Sabina.
Il primo ad occuparsi del rapporto tra Sabina Spielrein, Jung e Freud fu lo psicanalista Aldo Carotenuto nel 1980 con il libro “Diario di una segreta simmetria”, a cui fece seguito più di un decennio dopo “Un metodo molto pericoloso” di John Kerr, mentre il cinema aveva affrontato l’argomento con lo svedese “Il mio nome era Sabina Spielrein” (2002) e con il poco riuscito “Prendimi l’anima” (2003) di Roberto Faenza.

“A Dangerous Method”, adattamento cinematografico della piéce “The Talking Cure” di Christopher Hampton, arriva dunque buon ultimo ma, pur scansando l’effetto feuilleton (in salsa psicanalitica) di Faenza, è assai distante dagli ultimi due capolavori firmati da Cronenberg. Eppure il conflitto tra sessualità e repressione, i turbamenti del corpo e della psiche, sembravano tematiche confacenti al regista canadese, che qui appare imbrigliato, succube del testo originale che non è stato sottoposto ad alcuna rielaborazione, com’era avvenuto per “Spider”, “Crash” o “Il Pasto Nudo”.
Probabilmente la responsabilità è da addebitare anche all’origine teatrale dell’opera, che zavorra la messa in scena costringendola nei limiti di un’elegante e un po’ anodina ricostruzione d’epoca, che trova la propria ragion d’essere in ottime performances attoriali. Il regista evita il kitsch estetizzante che infesta produzioni consimili affidandosi alla fotografia desaturata di Peter Suschitzky, muovendo al minimo la macchina da presa e focalizzando ossessivamente lo sguardo sui suoi protagonisti, ma circola una certa aria d’inibita costrizione.

Gli attori, costretti in asfittici interni “Biedermeier” e compressi in inquadrature claustrofobiche, danno del loro meglio per valorizzare i dialoghi del commediografo inglese, intelligenti ma didascalici.
Com’è giusto che sia abbondano le schermaglie verbali, con Jung che mette in dubbio il rigido pragmatismo del suo maestro e Freud che accusa il discepolo di misticismo sciamanico, ma spesso si resta con il sapore di un frettoloso compendio di psicanalisi ad uso dello spettatore.
Il testo di Hampton banalizza gli avvenimenti introducendo arbitrariamente la figura di Otto Gross, una sorta di catalizzatore pulsionale, e facendo di Jung uno sprovveduto che, sedotto dal compiaciuto immoralismo del suo paziente, abbandona la sua rigidità protestante per cedere alla passione per Sabina. Il commediografo è più interessato a romanzare gli eventi mettendo assieme due protagonisti ingombranti, gli albori della psicanalisi, una passione blandamente sadomasochista e un “triangolo” intellettuale, mentre si avvicina l’ombra della Prima Guerra Mondiale.

In realtà i fatti accaduti hanno assunto importanza in una prospettiva storica, e come tale furono esaminati da Carotenuto, perchè confermarono la precedente formulazione di Freud del concetto di “transfert”, concetto rimasto a tutt’oggi uno dei fondamenti del lavoro di analisi.
Anche le influenze del pensiero della Spielrein sulle teorie di Freud e Jung, qui date come acclarate, sono discusse e discutibili. Molto efficace lo Jung di Michael Fassbender, mentre il Freud di Viggo Mortensen è dominante, sardonico e carismatico quanto basta. Inadatta e sopra le righe Keira Knightley, mentre Cassel ricorre senza soverchi sforzi al suo charme un po’ sornione. Troppo poco “perturbante” per essere davvero analitico, “A Dangerous Method” è il film meno personale di David Cronenberg, nonostante alcune elucubrazioni “a priori” che si leggono in rete.

 
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