HOME arrow RECENSIONI: arrow Cafarnao - Caos e miracoli
Venerdì 22 Novembre 2019
Cinemalia Menù
HOME
RECENSIONI:
PROSSIMAMENTE:
LE NOSTRE RECENSIONI:
IN DVD:
GLI INEDITI
CULT MOVIE
I FILM NELLE SALE
ARTICOLI CINEMA:
CINEMA & CURIOSITA':
IL CINEMA ASIATICO
LIBRI & CINEMA
COLLABORA CON NOI:
CONTATTI:
STAFF:
NEWS & RUMORS:
SERIE TV:
HOME VIDEO:
Recensioni Blu Ray
halloween_banner_160x600.jpeg
Informativa sui Cookie
Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies che ci permettono di riconoscerti. Scorrendo questo sito o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'utilizzo di cookies. Informativa
Cerca in Cinemalia
Anteprima TFF
Kimyona Sskasu - Uno strano circo (2005)
Noriko No Shokutako - Noriko's Dinner Table (2005)
Jisatsu Saakuru - Suicide Club (2002)
Tsumetai Nettaigyo - Pesce freddo (2010)
Ai No Mukidashi - Love Exposure (2008)
Chanto Tsutaeru - Be sure to share (2009)
Ekusute - Hair extension (2007)
Koi No Tsumi - Colpevole d'amore (2011)
Libri & Cinema
the_field_guide_to_evil_banner.jpeg
Cafarnao - Caos e miracoli PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Priori   
martedì 16 aprile 2019

Titolo: Cafarnao - Caos e miracoli 
Titolo originale: Capharnaüm
Libano, USA 2018 Regia di: Nadine Labaki Genere: Drammatico Durata: 120'
Interpreti: Zain Alrafeea, Yordanos Shifera, Boluwatife Treasure Bankole, Kawsar Al Haddad, Fadi Youssef
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 11/04/2019
Voto: 5
Recensione di: Stefano Priori
L'aggettivo ideale: Surreale...
Scarica il Pressbook del film
Cafarnao - Caos e miracoli su Facebook
Link alla recensione!

cafarnao_caos_e_miracoli.jpgA Beirut una città fantasma, così ce la mostra la Regista Libanese Nadine Labaki, tutto è Caos. La crudezza delle immagini che la scenografia supporta, ricorda il ruolo del reporter di guerra. In questa esemplificazione, la regista ci mostra il degrado in cui la popolazione e i protagonisti vivono, che sembra essere più uno stigma che una fase introspettiva.
Forse un film documentaristico avrebbe reso con più forza le stesse immagini.

E' un film con un altissimo ritmo di immagini e di sequenze. E la macchina a mano genera dopo un'ora e mezza, una certa nausea. Un film necessita più di poesia che di durezza, la sceneggiatura invece ci racconta il disagio di Zain, un bambino 12 enne, che chiede al giudice all'inizio del film, di condannare i suoi genitori per averlo messo al mondo.

Questo aspetto epico non ci convince come dato di fatto, perchè sotto questa condanna ricadrebbe l'intera Beirut. E la Regista Libanese, mostra nella prima parte del film, degli spezzoni di filmati, più che una sceneggiatura completa. Zain a casa sua, prima di entrare in carcere, vive solo un disordine affettivo e umano. Risulta fortemente scontata la visione dei bambini che giocano con fucili di legno, come lo è la visione di Assad 30 enne, che vuole prendere in sposa la sorella di Zain, Sahr ancora bambina.

Queste circostanze, ci sembrano poco convincenti e mostrano come dato della realtà Araba, promiscuità, inganno, e coercizione sui bambini, come unico dato di fatto. Zain difende se stesso dall'inizio alla fine del film, dalla crudezza della realtà che incontra e da un alone impermeabile, che sembra essere solo una vista infernale. Nasce una domanda, ma la realtà che Nadine Labaki ci mostra è realistica o la realtà è uno stigma usato per le ragioni intinseche del film? Il popolo Arabo è davvero solo questo? Quello che ne viene fuori è imbarazzante.

Dopo la partenza solitaria di Zain in pullmann, lo spettatore vive un momento poetico. Zain sulla ruota panoramica guarda il mare dall'alto. Poi il rapporto prolungato di Zain con la ragazza madre Etiope e suo figlio Yonas mostra ancora dei tratti poetici che danno alla seconda parte del fim una sua scorrevolezza. Ma cosa dire a Nadine Labaki. Perchè incentrare la sceneggiatura su un bambino che a 12 anni diventa subito adulto nel film e nella vita, con una coscienza oltremodo irreale. Tecnicamente un uso diverso della macchina da presa avrebbe imposto più credibilità all'intero film.

Credo che su Zain la regista abbia esercitato una violenza inconscia per ottenere il meglio da lui, che risulta certamente molto bravo ma che è allo stesso tempo caricato di una responsabilità enorme.
L'uso di una Steadycam sarebbe stato più opportuno per raccontare il film. In fondo a me il film non dispiace nello stile, ma appare alquanto ancorato a una visione occidentale del mondo Arabo. Il finale poi è disancorato da ogni logica sequenziale filmica, le immagini risultano movimenti di camera a mano esagerati, che raccontano la realtà in un senso poco credibile. In realtà tutto è caos.

Trailer

 
< Prec.   Pros. >

 

Ultime Recensioni...
feed_logo.png twitter_logo.png facebook_logo.png  
Ultimi Articoli inseriti
Il Cinema Asiatico
Gli articolii più letti
Archivio per genere