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Scritto da Dario Carta   
lunedì 05 gennaio 2015

Titolo: Chi è senza colpa
Titolo originale: The Drop
U.S.A.: 2014. Regia di: Michael R. Roskam Genere: Drammatico Durata: 106'
Interpreti: Tom Hardy, Noomi Rapace, James Gandolfini, Elizabeth Rodriguez, James Frecheville, Matthias Schoenaerts, John Ortiz, Erin Darke, Patricia Squire, Michael Esper, James Colby, Mike Houston, Michael Aronov, Jeremy Bobb
Sito web ufficiale: www.thedrop-movie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 19/03/2015
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: La bacchetta di Lehane
Scarica il Pressbook del film
Chi è senza colpa su Facebook

the_drop_leggero.pngDennis Lehane,dice lui stesso,crede molto "nel primato del linguaggio,nell'elevare la prosa al più alto livello di cui si è capaci e nel comporre le parole in una sinfonia letteraria". Ma sopratutto,aggiunge l'autore, "bisogna essere capaci di raccontare le storie e,senza pensare di essere scrittori,bisogna preoccuparsi innanzitutto di saper narrare fatti e vicende".

Hollywood ha portato sullo schermo tre romanzi di Lehane:"Mystic River","Gone Baby Gone" e "Shutter Island" e lo scrittore,oltre aver diretto su una sua sceneggiatura l'indipendente "Neighborhoods" negli anni '90,è stato autore e collaboratore di più serie televisive,tra cui "The Wire" e "Boardwalk Empire".
Nei suoi romanzi spira l'aria inquieta di una realtà urbana sorda e dolente,cui l'autore conferisce i tratti della Dorchester di Boston,quartiere dove l'artista è cresciuto e che riporta ciclicamente nelle sue pagine abitate da personaggi al limite del quotidiano,come anime emarginate in un limbo dove crimine,silenzio e destino reggono le fila di esistenze sempre provvisorie.

In "Chi è senza colpa" (meglio l'originale "The Drop"),primo film in lingua inglese del regista belga Michael R. Roskam,di cui Lehane firma la sceneggiatura,lo scrittore conferma una paternità letteraria che è il timbro di quell'ansia dolorosa che permea e sigla il suo stile narrativo. Sicuramente a ragion veduta Kirk Douglas affermava,a proposito della nascita del suo "Spartacus",che un buon scrittore non può scrivere buone sceneggiature,ma in "The Drop" le qualità registche di Roskam ("Bullhead") e lo spessore linguistico ed emotivo di Lehane,per certi versi così simile all'empatia dell'irlandese John Connolly,confluiscono in uno stile di indiscussa identità e compongono un thriller forte e intenso.

Bob Saginowski (Tom Hardy) lavora nel bar gestito dal cugino Marv (James Gandolfini,nell'ultimo suo ruolo) a Brooklyn,un tempo figurante nelle file della Mob locale. Il bar,ora non più di proprietà di Mav,viene usato dai Ceceni come "Drop Bar",uno dei luoghi di deposito e lavaggio di denaro sporco che di volta in volta venivano scelti dall'Organizzazione per il passaggio e riciclaggio dei soldi. Quando una notte il bar viene rapinato,il boss ceceno Chovka (Michael Aronov) minaccia Mav che se non gli fossero restituiti i soldi,lo avrebbe ritenuto responsabile del denaro perso. Bob assiste impotente a questi eventi e una sera,tornando a casa,trova un cucciolo di Pitbull ferito e abbandonato in un bidone di rifiuti.
Con l'aiuto di Nadia (Noomi Rapace),che ha assistito Bob mentre salvava il cucciolo,l'uomo adotta l'animale con amorevole cura e tenerezza. Gli eventi prendono una piega pericolosa quando l'ex proprietario del cucciolo - che si rivela essere anche il violento ex compagno di Nadia - comincia a braccare e ricattare Bob esigendo in continuazione ingenti somme di denaro.

La sequenza in apertura,dove viene spiegato cos'è un "Drop Bar",è una carrellata stringata e tagliente che introduce ad un film che esplora gli stessi angoli bui dei libri di Lehane e fruga nelle pieghe delle attività proibite di quartieri e città malate e violente. Chi conosce le pagine di Lehane ricorda come lo scrittore sappia esplorare la stratigrafia sociale di realtà urbane fotografate nel vivo dei loro fermenti più profondi e nascosti.
L'autore scompone il lavoro in una specchiata di sottotrame che confluiscono e si legano al fil rouge della storia e crea un cinema che osserva ed investiga su un microcosmo ripreso nel suo continuo divenire e ne parla con lo stesso linguaggio dolente ed inquieto che anima le pagine dei suoi romanzi. Il denaro sporco,le cricche malavitose,la violenza che fiata sulle notti nascoste delle mafie,la crudeltà ingiustificata,i ricatti e l'ingerenza del male,si fondono nelle scene di dolorosa speranza e lacerante pietà con la fluida duttilità di un cinema forte e ben architettato,permeato dalla fotografia suggestiva di Nicolas Karakatsanis,attenta lente sulle saturazioni notturne e le calde modulazioni degli interni.
Tom Hardy è vero camaleonte e riempie le scene con il silenzio e lo stupore di un personaggio rassegnatosi all'attesa.
Bob si rivela a fatica e non si racconta,eppure il protagonista fa trapelare le infinite informazioni che trasudano i segni di un segreto nascosto. Bob va a Messa,ma non si comunica e non viene spiegato il perchè,ma Hardy fa parlare il suo personaggio con il quieto respiro che copre una confessione mai data.

Nel lavoro di Gavin O'Connor "Warrior",il Tommy di Hardy è inseguito dagli spettri di un passato che lo perseguita. Qui Bob non parla mai della sua vita,ma è proprio come questa si svolge che lo spingerà a compiere quelle azioni che lo catturano in una ellisse eterna che chiude al suo interno il destino. James Gandolfini intona qui il suo canto del cigno e lo fa con la postura empatica tipica del suo physique du role di cui cinema e televisione conserveranno sempre la nostalgia.

Noomi Rapace,che diceva di avere difficoltà con l'inglese ai tempi della sua Lisbeth nel trittico di Stieg Larsson,mastica benone un accento che a quelli di Brooklyn potrebbe davvero sembrare originale del posto.
Tra scambi di occhiate montati ad arte da Christopher Tellfsen sulla linea di una regia attenta allo script e accompagnata dalle partiture di Marco Beltrami,"The Drop" scorre lento e denso fino all'epilogo,dove,come in "Mystic River" si rivela il senso dell'ineluttabile che si agita nelle righe di Lehane come un destino sempre pronto a firmarsi in ogni strada,città e anima umana. "Ci sono dei peccati che commetti,dai quali non puoi più tornare indietro,non importa quanto tu possa provare a farlo.
Non si può e basta. E' come il diavolo che sta aspettando che tu lasci il tuo corpo,perchè lui sa già che possiede la tua anima... Poi si muore e Dio ti dice <No,tu non puoi entrare qui,devi andartene via e restare da solo.Per sempre>.

 
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