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Dallas Buyers Club PDF Stampa E-mail
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Scritto da Dario Carta   
mercoledì 22 gennaio 2014

Titolo: Dallas Buyers Club
Titolo originale: Dallas Buyers Club
USA: 2013. Regia di: Jean-Marc Vallée Genere: Drammatico Durata: 117'
Interpreti: Jared Leto, Matthew McConaughey, Jennifer Garner, Dallas Roberts, Denis O'Hare, Steve Zahn, Kevin Rankin, Jane McNeill, Griffin Dunne, Steffie Grote
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 30/01/2014
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Crudo
Scarica il Pressbook del film
Dallas Buyers Club su Facebook

dallasbuyersclub_leggero.pngVa accreditato al regista franco-canadese Jean-Marc Vallée il merito di aver saputo accompagnare,in "Dallas Buyers Club",alla metamorfosi fisica di Matthew McConaughey,il linguaggio di cinema speciale,un apostrofo sulla fotografia di un attore che pare rinascere come una crisalide da uno stato artistico pre-embrionale.

Pupazzone belloccio per commediole rosa Hollywoodiane,nell'ultimo lavoro di Vallée,l'attore si scolpisce addosso i tratti di un dramma umano,scollandosi dai suoi clichès di bambolotto amoroso,per trasformarsi in ragno scheletrico e malato. Non sono tanto i 20 Kg persi da McConaughey per diventare un cowboy omofobo affetto da HIV,che tracciano le linee guida del film,quanto piuttosto una sorprendente personalizzazione (peraltro già ventilata nel precedente "Mud"),di un protagonista fortemente empatico ed una interpretazione così intensa e magnetica da far ignorare ogni altra figura gli giri intorno,fatta eccezione per Jared Leto,frontman dei 30 Seconds to Mars,affiancato a McConaughey in una illuminante formula di spettacolo intelligente.

"Dallas Buyers Club",su uno screenplay di Craig Borten e Melisa Wallack,si ispira alla vera storia di Ron Woodroof,un elettricista e campione di bull riding,che tanto non si nega i piaceri del sesso,da scoprirsi,nel 1985,positivo al test dell'HIV.
Negli USA,il decennio degli anni '80 è stato teatro di una forte campagna di attenzioni rivolte alle cure contro l' AIDS,deflagrata con le sconcertanti rivelazioni dei media sul caso Rock Hudson e date in pasto ad un audience solo per finta disinformato,e di un'infinità di regolamentazioni,agenzie direttive e interessi farmaceutici non lontani dalle aree politiche del Paese. Il film di Vallée affronta questo argomento caldo e questo palcoscenico,con un occhio sulla storia e l'altro sul processo socio-legislativo che le fa da sfondo.

A Woodroof,due dottori del Dallas Mercy (Denis O'Hare e Jennifer Garner),diagnosticano l'AIDS,dandogli trenta giorni di vita. I due sono impegnati nella sperimentazione di un nuovo farmaco chiamato AZT,un antivirale che,si pensa,possa prolungare la vita di un malato di AIDS,unico prodotto approvato dalla Food and Drug Administration,ma che può essere somministrato solo ad una limitata parte di pazienti. Ron decide che non può aspettare ed accontentarsi di un Placebo,e si procura clandestinamente il farmaco,prima in ospedale,poi oltre il confine,rischiando due volte la morte a causa della sua dipendenza alla cocaina e alle metanfetamine. Woodroof ricorre allora ad un cocktail di prodotti non autorizzati in USA,sperimentando un miglioramento delle sue condizioni. Da malato terminale,l'uomo diventerà attivista sul fronte della sensibilizzazione alla legalizzazione dei farmaci e al diritto di somministraziuone ai malati.

Il Woodroof di McConaughey è un individuo rozzo e spaccone,che tossisce i germi che abitano un residuo umano,un malato rabbioso e omofobo che fuma,beve,fa sesso tra le roulottes dei rodei e che vive la malattia come una prova fallita e un'umiliazione al suo status. La performance di McConaughey è scarnificata e cruda,una carnale rappresentazione del ceto emarginato e agitato che scorre nella carne dell'America rurale e di provincia.
La regia di Vallée è tagliente e disinibita e si fa largo senza troppi riguardi o fronzoli nelle scomodità di un'America spesso maldisposta verso una malattia che non sembra limitarsi a contaminare la carne dell'uomo,ma pare infettarne la moralità. Ma l'urgenza del regista si scuote di dosso ogni intenzione etica e si fa attenta al processo che anima gli interessi tessuti fra enti governativi e case farmaceutiche ("Side Effects"?). Il ritmo è coinvolgente e ossessivo,come un rumore sordo che disturba e toglie il fiato e Vallée non si fa remore nello scolpire una narrazione dura e ruvida,senza mezzi termini e priva del piccicore dolciastro di un pietismo da melodramma.

McConaughey si mastica nella sua parte di uomo rabbioso e scavato,come un cuoio usato dal sole e dalla fatica,su cui la cinepresa insiste in modo morboso e incalzante,in una prova che l'attore supera con il plauso che gli è dovuto.
Il Rayon di Jared Leto,il transessuale dapprima emarginato da Ron e in seguito diventatone amico e collaboratore, è un affascinante ritratto del contraltare. Leto pare riversare sullo schermo la sfida emotiva e spirituale affrontata per potersi calare nel profondo del suo personaggio,una persona gentile,seducente,divertente e con il cuore disponibile,non una drag queen,non un clichè,ma una persona reale.
A tratti venato da ironia e da un creativo senso di umorismo,"Dallas" è un ispirato dramma di uomini al limitar di Dite ,un lavoro che, libero dalle pastoie del virtuosismo,fotografa una realtà che il regista,gli scrittori e gli attori hanno saputo tradurre nella migliore forma di cinema lontano da ogni didattica e ipocrisia.

 
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