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Titolo: Detachment - Il distacco
Titolo originale: Detachment
USA: 2011. Regia di: Tony Kaye Genere: Drammatico Durata: 100'
Interpreti: Adrien Brody, Marcia Gay Harden, James Caan, Christina Hendricks, Lucy Liu, Blythe Danner, Tim Blake Nelson, William Petersen, Bryan Cranston, Sami Gayle
Sito web ufficiale: www.detachment-film.com
Sito web italiano: www.officineubu.com/distacco
Nelle sale dal: 22/06/2012
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Disincantato
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Presentato al TriBeCa Film Festival 2011, “Detachment” è diretto dall’eclettico Tony Kaye: regista di spot pubblicitari, di video musicali, di documentari, cantante, compositore e pittore.
Si è avvicinato all’arte giovanissimo e l’apprezza in tutte le sue forme. I suoi film affrontano temi importanti, esponendoli in maniera schietta e senza scorciatoie.
Dalla sua pellicola d’esordio “American History X” (1998), che parla di razzismo, si arriva a quest’ultimo lavoro “Detachment”, che ritrae il sistema di istruzione americana: professori e studenti inghiottiti in una voragine senza fondo e senza prospettive per il futuro.
Al supplente Henry Barthes viene affidata una classe di indisciplinati, ma l’uomo mette in chiaro fin da subito le sue regole.
Le lezioni coinvolgono i ragazzi, parlando loro onestamente e lasciando un segno.
Una sera incontra Erica, una prostituta adolescente senza una casa.
Henry la ospita e il suo mondo cambia.
Il regista mostra degli adolescenti che sopravvivono e davanti ai quali gli insegnanti non possono nulla.
Nel sistema scolastico odierno sono pochi i professori che riescono a destare l’attenzione di allievi svogliati e convinti che si possa diventare dei numeri uno anche senza studiare, ammaliati dalle pubblicità e dai media che ogni giorno sventolano davanti ai loro occhi una realtà che non esiste. Henry parla loro con onestà, facendo capire quanto sia importante sviluppare la propria immaginazione soffocata da un sistema che ti fornisce qualsiasi cosa pur di non farti riflettere e farti un’idea propria.
Molto ben scritti sono i discorsi che il supplente intesse con i ragazzi.
La sceneggiatura è stata scritta da Carl Lund, che fotografa un punto di vista disfattista e nero, dove non c’è spazio per la speranza, se non forse per il protagonista che subisce un cambiamento, non si sa però quanto profondamente.
Eppure realtà del genere esistono e sono più vicine di quanto si pensi. Non solo nelle periferie delle città o nei sobborghi, a volte basta cambiare quartiere per accorgersi di come gli adolescenti siano diversi da quelli di soli dieci anni fa.
Per interpretare Henry Barthes il cineasta sceglie il premio Oscar Adrien Brody. L’attore si è calato perfettamente nella parte, che gli calza come un guanto. Il suo volto esprime bene il carico di disillusione, rabbia, apatia che Henry si porta dentro e che cerca di non far trasparire quando è in classe, spronando al contrario i ragazzi a fare diversamente da come fa lui.
Altro volto che salta agli occhi è l’attrice Lucy Liu, che impersona la dottoressa Parker, consulente psicologica scolastica, alle prese con gli studenti quotidianamente e frustrata dal vuoto cognitivo che li pervade.
Rimane impressa la sequenza in cui la si vede dialogare senza profitto con una studentessa indifferente a qualsiasi sua affermazione, anche al suo sfogo.
“Detachment” è uno di quei film che tutti, proprio tutti, dovrebbero vedere, perché delinea sapientemente uno spaccato dello stato delle cose oggi, a che punto si è arrivati per aver calpestato dei valori importanti lungo il cammino verso il successo ad ogni costo e una vita vissuta e spesa sempre di corsa.
Quella descritta è una delle tante realtà presenti intorno a noi, Tony Kaye ha optato per una che facesse riflettere.
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