|
Titolo: Diaz - Non pulire questo sangue
Titolo originale: Diaz - Non pulire questo sangue
Italia: 2012. Regia di: Daniele Vicari Genere: Drammatico Durata: 127'
Interpreti: Jennifer Ulrich, Elio Germano, Claudio Santamaria, Monica
Barladeanu, Sarah Marecek, Ralph Amoussou, Pietro Ragusa, Alessandro
Roja, Jacopo Maria Bicocchi
Sito web ufficiale: www.diazilfilm.it
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 13/04/2012
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Ilaria Melania Mattei
L'aggettivo ideale: Coraggioso
Scarica il Pressbook del film
Diaz - Non pulire questo sangue su Facebook
Mi piace
"La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra
mondiale" – Amnesty International.
E non solo. In quel 21 luglio 2001 la democrazia, già precedentemente sospesa, viene ridotta in
frantumi, come suggerisce la bottiglietta di vetro con la quale Daniele Vicari apre il suo film, e che
ritorna più volte come una sorta di leit-motiv, filo conduttore o simbolico punto di partenza della
vicenda, emblema dell' assurda distruzione che caratterizzò le giornate del Genoa Social Forum.
Vetri rotti, ossa rotte, diritti umani fatti a pezzi. E Vicari ricostruisce la follia di quel 21 Luglio
proprio rimettendo insieme i pezzi delle vicende di singole persone che trovano un comune, tragico
epilogo all'interno della scuola-mattatoio Diaz, e poi nella caserma-carcere di Bolzaneto, e lo fa a
partire dagli atti processuali, dalle testimonianze, dalle immagini girate nel delirio dei quei giorni.
I protagonisti-vittime sono il giornalista Luca (Elio Germano), l'anziano militante della Cgil
Anselmo, la tedesca Alma (Jennifer Ulrich) picchiata nella Diaz e torturata nella caserma di
Bolzaneto, i due anarchici francesi rifugiatisi in un bar.
E poi i tedeschi Bea e Ralf, che pensano già
al ritorno, e il francese Nick, a Genova per un seminario. Ma c'è anche il vice-questore Max Flamini
(Caludio Santamaria), in disaccordo sulla gestione della situazione da parte della polizia, ma
comunque colpevole (nella relatà è Michelangelo Forunier, vice questore dell'epoca, che definirà la
Diaz "una macelleria messicana").
Con estrema lucidità e ottima tecnica cinematografica il regista inchioda lo spettatore alla poltrona,
lo trascina nella vicenda viva con un sapiente uso delle immagini di repertorio, che si rispecchiano e
rifluiscono senza soluzione di continuità in quelle ricreate sul set, e con continui flashback e salti
temporali, in un ritmo serrato che non concede tregua.
E quando l'epilogo è ormai imminente,
quando 300 macellai travestiti da rappresentanti delle forze dell'ordine sfondano il portone della
Diaz, la sensazione è quella terribile di non avere più scampo: per le vittime dentro la scuola,
indifese contro la furia sanguinaria dei "tonfa", intrappolate senza alcuna via di fuga, destinate a
vivere un incubo che continuerà nella caserma di Bolzaneto; e per noi dentro la sala
cinematografica, indifesi contro l'orrore di quel massacro insensato e la vergogna di quella fredda
pianificazione da parte del potere istituzionale, che si fabbrica alibi e giustificazioni, anche noi
senza più vie di fuga da uno scempio che ha scritto una delle pagine più infami della nostra storia.
Nella sua intensa ricostruzione Vicari sfiora soltanto il tema delle responsabilità politiche, perchè
l'intenzione non è quella di dare risposte, ma di tenere vive le molte domande, fra cui le più
immediate: come è potuto accadere? e perchè tutti i colpevoli sono rimasti al loro posto?
Un film coraggioso, dall'alto valore di testimonianza storica, da vedere per riflettere, per non
dimenticare e per mantenere alta quell' indignazione che di fronte a fatti così terribili ci identifica
come esseri umani.
E per impedire che accada ancora.
|