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Fanny e Alexander PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Caruso   
mercoledì 30 gennaio 2013

Titolo: Fanny e Alexander
Titolo originale: Fanny och Alexander
Svezia: 1982. Regia di: Ingmar Bergman Genere: Drammatico Durata: 312'
Interpreti: Erland Josephson, Pernilla Allwin, Gertil Guve, Ewa Froeling, Harriet Andersson, Peter Stormare, Allan Edwall, Kerstin Tidelius, Stina Ekblad, Gunnar Björnstrand, Marianne Aminoff, Pernilla August, Lena Olin, Anna Bergman, Borje Ahlstedt, Jarl Kulle, Jan Malmsjö, Heinz Hopf, Eva von Hanno, Ewa Fröling, Gösta Prüzelius, Gunn Wållgren, Kristina Adolphson, Christian Almgren, Carl Billquist, Axel Düberg, Siv Ericks, Patricia Gelin, Mailis Granlund, Maria Granlund, Bertil Guve, Sonya Hedenbratt
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 1983
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Sfaccettato
Scarica il Pressbook del film
Fanny e Alexander su Facebook

fanny_e_alexander_leggero.pngNel 1983 Ingmar Bergman annuncia il suo ritiro dalle scene e dichiara che “Fanny e Alexander” (Fanny och Alexander, 1982) sarebbe stato il suo ultimo film. Con un sospiro di sollievo si comprende ben presto che questo ritiro riguarda solo il mondo del cinema (sempre una perdita per coloro che lo amano), volendosi dedicare a tempo pieno agli altri amori della sua vita: il teatro e la scrittura.
Tuttavia Bergman non riesce a stare fermo a lungo senza girare dei lungometraggi e così realizza film per la televisione. Nel 1984 è la volta di “Dopo la prova” e nel 1997 arriva “Vanità e affanni”, che - tra quelli realizzati - vengono distribuiti nelle sale cinematografiche e presentati rispettivamente al 37° e al 51° Festival di Cannes.
Nonostante ciò “Fanny e Alexander” è considerato all’unanimità il suo testamento artistico, pellicola ricca e sfaccettata in cui l’autore esplora tematiche a lui care da nuovi punti di vista, inserendovi uno sguardo e un sentimento ancora più personale.

Con questo film Bergman ha dimostrato di avere ancora molto da dire. La storia si svolge in una cittadina di provincia nella Svezia del 1907. La famiglia Ekdahl si riunisce a casa della nonna e matriarca per festeggiare il Natale. Il papà di Fanny e Alexander, Oscar, ha un malore mentre recita a teatro e muore poco dopo. In seguito la moglie Emilie decide di sposare il vescovo Vergérus e si trasferisce con i due bambini a casa di lui.
Qui i nuovi arrivati devono sottostare ad una infinità di regole, che soffocano la libertà individuale. Dopo un po’ Emilie si rende conto di aver sposato una persona meschina e trova uno stratagemma per salvare i suoi figli dalla stretta di quest’uomo.
Molte figure, tratteggiate dal cineasta, raffigurano quelle che hanno fatto parte della sua vita o avrebbe voluto ne facessero parte. Il vescovo rappresenta il padre-padrone che ha tanto oppresso Bergman nella sua giovinezza e del quale non si è mai veramente liberato – lo si evince dal fantasma di Vergérus che minaccia Alexander nell’epilogo.
Alexander è quindi Bergman stesso e nonna Helena è la nonna a cui Ingmar ha voluto un bene immenso. “Sei stato un amante dolce come le fragole” dice la nonna all’uomo che ancora le sta accanto.

Poteva mancare un riferimento a quel frutto con il quale Bergman ha tante volte evocato la primavera della vita, il paradiso perduto della giovinezza? Poteva, ma così non è stato e con una sola frase rievoca per un attimo “Un’estate d’amore”, “Il posto delle fragole” e non solo. Il film ha vinto 4 Premi Oscar per il Miglior Film Straniero, Miglior Scenografia, Migliori Costumi e Miglior Fotografia su 6 Candidature, perdendo però definitivamente l’opportunità di guadagnarsi un Oscar personale per la Miglior Regia o la Miglior Sceneggiatura Originale. Ovunque è stato presentato, “Fanny e Alexander” ha conseguito dei riconoscimenti, aggiudicandosi tra gli altri il Premio César, il Nastro d’Argento, il David di Donatello e il Premio Fipresci a Venezia per il Miglior Film Straniero. Per commemorare il 30ennale dalla sua uscita in sala e per celebrare la versione restaurata, la pellicola è stata proiettata nella serata finale del Festival di Venezia 2012.

È un film carico, con le sue abbondanti scenografie, curate nel dettaglio, che pongono una linea di demarcazione netta tra la residenza degli Ekdahl e l’abitazione del vescovo. Quanto più la prima è colma di oggetti, tappezzerie, mobilio e una predominanza del rosso per sottolineare il calore familiare, tanto la seconda è scialba e grigia, sia nei colori che nei cuori di chi la abita, dove si respira e viene alimentata un’atmosfera di mortificazione, dolore e contrizione.
L’amore per l’arte teatrale è messa ben in evidenza dal lavoro che svolge Oscar, direttore di teatro, e dal figlio Alexander, che ne ha respirato la magia fin da piccolissimo e ora utilizza la sua fervida immaginazione per evadere da un’opprimente verità, creandosene una propria. Le bugie che racconta in classe e alla cameriera a servizio del vescovo non sono altro che una via di fuga da un dolore che non riesce a sopportare: la morte del padre e l’oppressione del patrigno.

In “Fanny e Alexander” la morte viene mostrata nella sua interezza, ma mentre Emilie e Fanny si trattengono al capezzale di Oscar per l’ultimo saluto, Alexander ne rifiuta il rito. La famiglia è messa al centro della storia, raffigura la salvezza dei suoi componenti, che per quanti errori facciano si aiutano e si vogliono bene l’un l’altro.
Ciò che ha fatto emergere l’immortale Bergman è l’amore per l’arte – teatro e cinema – e per la vita. Il finale è conciliante e inondato di una speranza tutta nuova.
È uno dei tanti gioielli che lo straordinario autore ha regalato al mondo e ora è disponibile in una nuova edizione Dvd distribuita da Bim e 01 Distribution.

 
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