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Scritto da Ciro Andreotti   
lunedì 13 luglio 2020

Festival (Festival) Italia 2020 Regia di: Pupi Avate Genere: Drammatico Durata: 93' Cast: Massimo Boldi, Gianni Cavina, Massimo Bonetti, Irene Grazioli, Paola Quattrini, Cinzia Monreale, Lorenzo Flaherty, Margaret Mazzantini, Elide Melli, Totò Cascio, Claudio G. Fava, Vincenzo Mollica, Gianluigi Rondi.
Nelle sale dal:
27/09/1996
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Intenso...

Nei primi anni ‘80 Franco Melis è un comico di successo che non ha mai pensato al domani se non come a una giornata successiva all’oggi.festival.jpg
Dieci anni dopo il suo successo se n’è andato esattamente come la fama, il denaro e la sua famiglia. Inaspettatamente però un film drammatico di un regista esordiente, per il quale Franco ha fatto da protagonista, viene selezionato per la cinquantaduesima mostra del cinema di Venezia e per lui s’inizia a parlare di un’interpretazione degna della coppa Volpi.

C’è molto, anzi tanto Franco Melis nella figura di Massimo Boldi, prestato per una volta al cinema drammatico in una catarsi che lo issa a protagonista di una pellicola dedicata a un mondo effimero che i fratelli Avati conoscono bene. Il Melis tratteggiato da Boldi è vittima di una comicità che per alcuni istanti s’intravede e che si rifà fin troppo chiaramente alla sua, dall’altro lato, rispetto a Boldi, Melis ha avuto tutto dalla carriera ovvero molta fama, denaro, la trascuratezza per gli affetti e i classici capricci delle star.

Difficile tifare per lui, perché Melis non è di certo un personaggio positivo al quale ispirarsi, sempre pronto, esattamente come chi lo snobba, a girare le spalle a chiunque, in lui però si possono comunque intravedere la caduta e la risalita dopo un periodo segnato da gravi problemi personali sfociati nell’abuso di stupefacenti.
Una risalita favorita dagli strani meccanismi che offre il cinema dei festival il quale per una volta gli consentirà curiosamente di ambire al titolo di miglior attore protagonista di una pellicola drammatica e d’autore.

Come spesso capita Avati completa la pellicola con dettagli che fra le sue mani diventano imprescindibili come una fotografia quasi sempre declinata in chiaro scuro. Musiche, firmate da Pino Donaggio, capaci di sottolineare ogni momento del film e comprimari altrettanto essenziali come Gianni Cavina, nel ruolo di un agente tuttofare e amico del protagonista, di Isabelle Pasco, in quello della nuova fidanzata di Melis e da mostrare a uso e consumo della stampa, e di Margaret Mazzantini nella parte dell’ex moglie Carla dalla quale Franco vorrebbe tornare.

A pellicola ultimata il solo difetto che vi si può trovare è, da parte di Avati, l’aver scelto di fare, a distanza di poco più di dieci anni, una sorta di seguito ideale o di una copia di Regalo di Natale.
Un seguito ben lontano dal mondo delle carte, ma altrettanto legato a quello delle finte amicizie e di un passato pronto a ritornare a bussare alla porta del protagonista.

 
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