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Valutazione utente: / 65
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Scritto da Dario Carta   
venerdì 23 novembre 2012

Titolo: Flight
Titolo originale: Flight
USA: 2012. Regia di: Robert Zemeckis Genere: Drammatico Durata: 138'
Interpreti: Denzel Washington, Kelly Reilly, Don Cheadle, Bruce Greenwood, John Goodman, Brian Geraghty, James Badge Dale, Melissa Leo, Nadine Velazquez, Rhoda Griffis, Tamara Tunie, Garcelle Beauvais, Adam Tomei
Sito web ufficiale: www.paramount.com/flight
Sito web italiano: www.flight-ilfilm.it
Nelle sale dal: 23/01/2013
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Denso
Scarica il Pressbook del film
Flight su Facebook

flight_leggero.pngProfondamente americano nello svolgimento della sua professione,Robert Zemeckis ha sempre messo la firma su lavori dove la caratterizzazione dei protagonisti ha i colori saturi dei drammi di natura fortemente umana,considerazione anomala se fatta nel contesto della panoramica dei blockbuster editi dalle officine della Hollywood del commercio.

"Flight" segna il ritorno del regista al cinema live action,dopo i titoli del trascorso decennio "Beowulf","Polar Express" e "Christmas Carol",prodotti della tecnologia digitale e dal ricorso al Motion Capture. "Flight" è un dramma feroce e lacerante,un'esplorazione nelle condizioni della dipendenza da alcool e droga,un viaggio nella miseria e nelle schiavitù umane,con lo sguardo e la macchina di Zemeckis sempre fissa sulla figura del protagonista,scolpito nella pietra viva del film come in bassorilievo.

Whip Whitaker (Denzel Washington),pilota di linea,si sveglia una mattina in una stanza d'albergo di Orlando,in compagnia di una assistente di volo (Nadine Velazquez),dopo una notte di sesso,alcool,droga e poco sonno.
Un'altra birra,una pista di coca e Whip sale in cabina di pilotaggio per un volo diretto ad Atlanta,nonostante le pessime previsioni meteo. Una tempesta è in arrivo,ma Whip,fra una bottiglietta di vodka e l'altra,rassicura i passeggeri e il decollo avviene con successo.
Il comandante si infratta,cade addormentato,ma viene svegliato di soprassalto:l'aereo sta precipitando e pare impossibile salvarsi. Con una manovra che ha dell'incredibile,nel panico generale,Whip riesce a rimettere in rotta l'aereo e farlo atterrare in condizioni di emergenza in un campo,evitando una strage.
Perduta la conoscenza per l'impatto a terra,al suo risveglio Whitaker apprende che nonostante la gravità dell'incidente,solo sei persone hanno perso la vita e il comandante viene salutato come un eroe. Ma Whip non smette di bere e peggiora il suo stato quando viene informato da un suo collega (Bruce Greenwood) e dal suo avvocato (Don Cheadle) che i test effettuati durante la sua degenza all'ospedale hanno rilevato nel sangue rilevanti tassi di alcool e droga. Viene subito indetta un'udienza governativa.

La dipendenza di Whip non solo gli è costata la separazione dalla moglie e il rispetto del figlio,ma anche la sua dignità e la sua carriera. Zemeckis sa trarre vantaggio dalle sue capacità analitiche. Esperto indagatore,sa fotografare risvolti e atteggiamenti dei personaggi e li racconta con la naturalezza di un narratore di storie vere.
Così,come in "Cast Away" e in "Forrest Gump",il regista fa luce dentro il protagonista e monta il mosaico del film con le tessere di una composizione organica e complessa. Zemeckis è un regista fortemente visivo e sa trasporre efficacemente in immagini le tematiche pregnanti della storia che sta raccontando. Così il vizio è palpabile fin dalle sequenze in apertura. Nella stanza di un albergo,la penombra delle 7.14 del mattino,fumo,sesso,alcool,cocaina e sigarette sono le parole che declinano rapidamente una condizione introduttiva. Segue un'altrettanto rapida e affilata fotografia del protagonista,passato dal letto alla cabina del comandante,non più nudo,ma vestito della divisa del pilota di linea,persona autorevole,sicura nelle difficoltà ,quasi sprezzante delle condizioni di tempo avverso durante le fasi di decollo.
Qui Whip è beffardo,arrogante,padrone della situazione e Zemeckis accosta le due fasi iniziali del film con l'intento di scolpire i tratti del protagonista in pochi minuti dallo scorrere dei titoli di testa. L'energia esplode nelle immagini che seguono.
Una manciata di secondi per spiare le debolezze,i sotterfugi e l'indulgenza all'eccesso di Whip e il regista imbastisce alcune fra le più spettacolari sequenze del cinema di catastrofe.
La scena del salvataggio in extremis dell'aereo,forte omaggio ai disastri su schermo e in volo dei '70,è diretta con un'energia al calor bianco e l'esperienza visiva che se ne trae è densissima di emozioni. Qui il regista abbandona l'esoscheletro del lavoro per dare inizio all'esplorazione dentro il protagonista per poterlo raccontare dal di dentro. Il viaggio è oscuro e inquietante e percorre la lunga spirale che porta al fondo di un abisso. Spettacolo e spessore si tessono in un cinema a strati,ricchissimo di segnali,suggestioni e sottotrame,feroce e disincantato e allo stesso tempo stemprato in un senso di pungente umorismo.
Lo score non manca un colpo.

Splendide cover ritmano l'anima tagliente del film ,messe al posto giusto,come "Feeling Alright" di Joe Cocker dopo i tiri di coca o il "Sympathy For The Devil" che accompagna gli ingressi in scena di John Goodman,drug dealer di Whip,o ancora il "Gimme Shelter" quando Whitaker viene allontanato dai media e accompagnato a casa, o "Ain't No Sunshine",nei rimpianti in una casa vuota e una famiglia sgretolata. Zemeckis non fornisce spiegazioni sulla dipendenza di Whip e questo dribbla un clichè.
Il regista descrive l'uomo e la sua ossessione,gli spettri luccicanti nei frigobar delle camere d'albergo,i fantasmi in agguato nell'abuso,le tentazioni perdute e gli spasmi dei propositi mancati,senza retoriche e noiose verbosità.
In "Giorni perduti" Ray Milland viveva la sua crisi di scrittore nei fondi delle bottiglie e Wilder dipinse il tragico affresco della distruzione. Susan Hayward piange la sua solitudine nei bicchieri,nella biografia di Lillian Roth in "Piangerò domani"
La scena del delirio di Yves Montand,tiratore scelto radiato dai corpi speciali ne "I senza nome" trae ancora oggi il respiro di bocca. "Via da Las Vegas" è la violenta poesia permeata di feroce romanticismo su Cage e una vita bevuta fino alla morte.
In "Flight" - il titolo lascia intravvedere una doppia interpretazione - Washington racconta orgoglio e inganno e Zemeckis dirige con crudele realismo la debolezza dietro l'apparenza.
Il finale non concede senso di pietà. Al figlio che gli chiede "Chi sei?",Whip risponde "Questa è una bella domanda!".

 
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