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Titolo: Gli amori di Carmen
Titolo originale: The Loves of Carmen
USA: 1948. Regia di: Charles Vidor
Genere: Drammatico
Durata: 99'
Interpreti: Rita Hayworth, Luther Adler, Victor Jory, Glenn Ford, Ron Randell, Arnold Moss, John Baragrey
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 1948
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Passionale
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“Gli amori di Carmen” è un film del 1948, diretto da Charles Vidor e interpretato da Rita Hayworth e Glenn Ford, distribuito in Dvd dalla Columbia Pictures e Cecchi Gori Home Video.
L’attrice è stata diretta da Vidor in quattro film – “Seduzione” (1940), “Fascino” (1944), “Gilda” (1946) – “Gli amori di Carmen” rappresenta la loro ultima collaborazione.
Vi si racconta la storia di Carmen e Don Josè, un dragone della gendarmeria di Siviglia, che il primo giorno in città rimane ammaliato da questa zingara.
Trovatosi con le spalle al muro dopo aver ucciso, senza quasi rendersene conto, il suo comandante, Josè decide di seguire Carmen e unirsi ad una banda di contrabbandieri, di cui la donna è membro. Ben presto l’amore del dragone si trasforma in possesso e folle gelosia e questo condurrà i due sventurati verso un destino scritto nelle carte.
Quello di fronte al quale ci si trova è un amore d’altri tempi, soprattutto per come Vidor lo racconta. Una passione che si infiamma velocemente, un amore totale e viscerale, che sembra non conoscere ostacoli o pregiudizi.
Poi, però, quell’amore sognante diventa sospetto, bugia, ossessione per una donna che si vuol avere tutta per sé, che deve obbedienza e, soprattutto, non deve fare di testa propria.
Quella bellezza e sfrontatezza di cui Josè si innamora, non vanno più bene.
“Tu farai quel che ti dico” impreca lui “Quel che mi pare farò” grida lei. Carmen è una donna indipendente, con un carattere troppo moderno per l’epoca in cui vive, non vuole sottomettersi a nessuno benché meno a suo marito, non vuole vivere in gabbia.
Rita Hayworth infonde una carica e un’energia alla sua Carmen, da non riuscire a staccarle gli occhi di dosso (molti vedranno la sua bellezza), la sua grinta rende merito al suo personaggio e le donne l’apprezzeranno per la sua audacia e ribellione.
È passato più di mezzo secolo, eppure le tematiche espresse da Vidor sono di un’attualità spiazzante.
Troppo spesso si verificano storie simili, che spingono, si spera, a reagire e non rimanere inermi.
L’attrice anche nella vita ha dimostrato di fare di testa sua, forse a volte sbagliando, ma andando fino in fondo e accettando le conseguenze.
Nel lavoro, come nella vita privata, non ha seguito pedissequamente le regole.
Nel 1949 è stata sospesa dal suo contratto per aver rifiutato un ruolo, si è sposata e per tre anni ha fatto esclusivamente la moglie e la madre, abbandonando temporaneamente il cinema. Il ritorno sulle scene nel 1952 con “Trinidad” non è dei migliori, ma essendo in difficoltà economiche accetta i ruoli offertile, mostrando il suo spirito combattivo.
Charles Vidor utilizza la macchina da presa con sapienza, optando per delle inquadrature che rimangono impresse, come accadeva con i film dei grandi del passato.
Quando Josè trafigge il colonnello con la sciabola, ciò che Vidor inquadra è il dettaglio dell’impugnatura e della mano dell’assassino, che si scosta, rimanendo sospesa per aria. Molto bella è, pure, la carrellata a retrocedere, che si allontana dai due innamorati, nell’epilogo.
Questa è una tipologia d’inquadrature e di movimenti di macchina che hanno fatto la storia del cinema e appartengono ad un’epoca, anche se non dovrebbe essere così, perché ancora oggi conferiscono un valore immenso a un film. Se solo la metà dei registi odierni imparasse dai grandi del passato…
“Gli amori di Carmen” è uno di quei film da avere nella propria collezione per la sua storia, per la bravura degli attori e della regia.
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