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Io, Daniel Blake PDF Stampa E-mail
Scritto da Domenico Astuti   
giovedì 27 ottobre 2016

Titolo:  Io, Daniel Blake
Titolo originale: I, Daniel Blake
Regno Unito, Francia 2016 Regia di: Ken Loach Genere: Drammatico Durata: 100'
Interpreti: Dave Johns, Hayley Squires, Dylan McKiernan, Briana Shann, Kate Runner, Sharon Percy, Kema Sikazwe, Natalie Ann Jamieson, Micky McGregor, Colin Coombs, Bryn Jones, Mick Laffey, John Sumner
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 21/10/2016
Voto: 7,5
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Senza speranze
Scarica il Pressbook del film
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io_daniel_blake_leggero.pngAnche Ken Loach, con questo Io, Daniel Blake perde in qualche maniera la speranza, si aggrappa a rivendicare i normali diritti civili, a descrivere cittadini calpestati nella dignità e nel buon senso, ma non c’è più quell’ottimismo di fondo e di classe che aveva irradiato il suo Cinema degli Anni Novanta ( Riff Raff, Piovono Pietre, My Name is John ); come ottimista appariva quell’altro buon cinema inglese dei Full Monty, Grazie, signora Thatcher, Billy Elliott.
Il finale, un saluto funebre, mesto, che legge da un foglietto scritto a penna da Daniel, una donna costretta a fare la prostituta per dare da mangiare ai suoi due bambini è qualcosa di straziante anche per chi ha visto di tutto nella vita: Il mio nome è Daniel Blake, sono un uomo, non un cane.

E in quanto tale esigo i miei diritti. Esigo che mi trattiate con rispetto. Io, Daniel Blake, sono un cittadino, niente di più e niente di meno. In questa veglia sembra esserci il funerale di un proletariato che non c’è più come classe e come lotte e nelle parole ascoltate non c’è più nulla di marxista. Un film ai limiti del crudo, senza alcuna clemenza, diretto, semplice e potente, con un retrogusto quando lo spettatore esce dalla sala.

Loach ci racconta la sconfitta dei più deboli, senza alcuna possibilità di riscatto, sia tra chi, anch’egli proletario, si trasforma in un ottuso impiegato all’ufficio di collocamento o chi sempre al collocamento pur sensibile alle ingiustizie non fa che vidimarle; oppure c’è chi si mette a fare piccoli intrallazzi individuali per sopravvivere ( il vicino di casa che si fa mandare delle scarpe dalla Cina da vendere o uno del personale di sorveglianza del supermercato che propone alle clienti fermate per furto la possibilità di prostituirsi ). Insomma la classe operaia non va più in paradiso nemmeno al cinema. Loach ci racconta, con il suo ritrovato gusto narrativo quasi documentaristico, una storia immaginaria solo per la costruzione ma in realtà sembra che i vari personaggi vengano da testimonianze di vita vera.
E questa volta non c’è nessun romanticismo, nessuna speranza, nessun ottimismo della volontà.

Daniel Blake ( un bravo e convincente fino alla fine Dave Johns ) vive a Newcastle. E’ da poco vedovo ed ha seri problemi cardiaci, ha lavorato da sempre come falegname e nella sua professione è veramente bravo. I medici gli dicono di fermarsi per un periodo e lui è costretto a fare la richiesta di un sussidio di Stato. E si trova davanti all’ostile e stupida burocrazia, resta ore in attesa al telefono, deve scrivere via mail curriculum e richieste ( cosa che non riesce a fare ), deve dimostrare con ricevute che comunque cerca lavoro, resta in attesa all’ufficio di collocamento e quando parla con una impiegata trova di fronte non una donna ma un’alienata burocrate e con lei degli ottusi colleghi.
Blake che ha sempre pagato le tasse e lavorato non ottiene il sussidio e deve rimanere in attesa del suo reclamo che prima o poi verrà verificato Una vita nuova e d’inferno anche per un uomo gentile e paziente di quasi sessant’anni, in uno di questi uffici incontra un’altra sventurata, la trentenne Katie ( Hayley Squires ), una donna single con due figli piccoli appena venuta a stabilirsi in città da Londra e in chiare difficoltà economiche, per un breve ritardo di qualche minuto, ha sbagliato strada, perde il diritto all'assegno mensile. Entrambi cercano di darsi una mano e di sostenersi psicologicamente ma è una lotta inutile contro le istituzioni e coloro che ne danno vita.
Lei, con i figli, vive in una modesta casa senza luce e riscaldamento, lui è costretto a vendere quasi tutti i mobili per sopravvivere. Sono due persone dignitose, coraggiose che non si arrendono facilmente ma l’indigenza continuata ( il freddo, la fame, le scarpe rotte della bambina ) li porta allo sconforto e in pratica alla resa individuale.

Dave Johns e Hayley Squires, sono i due volti nella folla, quelli che abbiamo accanto sull’autobus o nel negozio di ferramenta, lui è un cabarettista e attore comico di Newcastle, lei è una giovane attrice ancora dalla poca esperienza e cresciuta in un ambiente operaio.

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