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Io Danzerò PDF Stampa E-mail
Scritto da Anna Maria Pelella   
lunedì 12 giugno 2017

Titolo: Io Danzerò
Titolo originale: Le Danseuse
Francia: 2016. Regia di: Stephanie Di Giusto Genere: Drammatico Durata: 108'
Interpreti: Soko, Gaspard Ulliell,Melanie Thierry, Lili-Rose Depp, Francois Damiens
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 15/06/2017 Biografilm festival 2017
Voto: 7
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Effimero
Scarica il Pressbook del film
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io_danzer_leggero.pngLoie Fuller, giovane donna che vive col padre nelle campagne americane ai primi del novecento, sogna di diventare un’artista. Alla morte del padre si reca a New York in cerca della madre, la quale vive in un convitto di stampo religioso. Presto la giovane scopre in se la passione della danza, impronta un suo personale spettacolo con vesti di seta in cui si avvolge e con cui mima il volo di una farfalla e va a Parigi col sogno di ballare all’Operà.

Metà biopic e metà melodramma La Danseuse racchiude, prima ancora che una storia, un’esperienza sensoriale. Il racconto della nascita di un talento si mescola a quello della costruzione di un’identità e nel fondersi le due cose danno origine a qualcosa di unico. Soko danza avvolta da veli di seta e così facendo rende viva un’artista ingiustamente dimenticata.
La regia sobria e strettamente incentrata sulla figura di Loie, la cui immagine è praticamente sempre presente in scena, esalta l’unicità della sua danza e rende omaggio al ricordo di un’epoca di grandi esperienze artistiche.

Le tappe della vita della donna sono scandite da incontri, dapprima uomini attraverso i quali ella raggiunge il suo scopo di portare la sua arte all’attenzione dei teatri francesi, e poi quello epocale con un’esordiente Isadora Duncan, sua conterranea e astro nascente nel suo stesso campo.
Il racconto evidenzia al meglio il fascino retrò delle pionieristiche sperimentazioni artistiche, col risultato di ampliare il fascino del tempo che fu tra i più vividi per l’arte e per le scienze. Nello stesso periodo Freud sperimentava la sua nuova “Talking cure” e le donne che guardavano avanti, come la Fuller, vennero presto inquadrate nei canoni della patologia.
Le bellissime scene di danza nei boschi richiamano il fascino primordiale di un sabba, con le sacerdotesse del dio della danza avvolte da veli e magicamente in sincrono con la natura. Una potente Soko, già paziente di Charcot in Augustine (2012) al fianco di Vincent Lindon, esprime al meglio tutta la fatica e il dolore che sono dietro alla realizzazione di un sogno, mentre Lili-Rose Depp rende con grazia la nascente peculiarissima modalità artistica della Duncan.

Nel complesso si tratta di un film capace di evocare potenti emozioni anche solo all’apparire in scena della danzatrice e l’intero cast brilla per la naturalezza con la quale queste vengono offerte allo spettatore, non c’è mediazione, nessuna spiegazione e neanche noiosissime attribuzioni di significato didascalico, la danza e la passione sono qui protagoniste e l’invito della regista è soltanto uno: quello a lasciarsi trascinare dalla poesia del volo di una farfalla, che per quanto fugace ed effimera, è pur sempre uno dei capolavori della natura.

 
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