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La battaglia dei sessi PDF Stampa E-mail
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 08 febbraio 2018

Titolo: La battaglia dei sessi
Titolo originale: Battle of the Sexes
USA, Gran Bretagna 2017 Regia di: Jonathan Dayton Genere: Drammatico Durata: 121'
Interpreti: Emma Stone, Steve Carell, Andrea Riseborough, Sarah Silverman, Martha MacIsaac
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 19/10/2017
Voto: 6
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Dispersivo...
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la_battaglia_dei_sessi.jpgBobby Riggs è uno scommettitore compulsivo ed ex tennista di 55 anni quando, nel 1973, decide di creare uno spettacolo in grado di riportarlo in auge: sfidare la numero uno del panorama del tennis femminile per dimostrare l’indubbia supremazia del genere maschile. Billy Jean King è la tennista numero uno del pianeta, volontariamente autoesclusasi dal circuito USTA (United States Tennis Association) perché dominato da una visione maschilista che vorrebbe per le donne meno guadagni rispetto ai colleghi uomini.
Per questo Billy Jean crea, in collaborazione di alcuni sponsor e un manipolo di tenniste di grande livello, il WTA (Women’s Tennis Association).

Una pellicola che non riesce a catturare completamente l’attenzione di chi vi si avvicina, disperdendo il potenziale di un’avventura sportivo - mediatica incredibile e che ad inizio degli anni ‘70 seppe catalizzare l’attenzione di pubblico e tv.

Il film diretto a quattro mani dal duo Dayton – Faris, al loro terzo lungometraggio di coppia dopo il fortunato esordio con Little Miss Sunshine e il promettente Ruby Sparks, si sofferma troppo a lungo a inseguire i problemi di un Riggs ormai ben oltre la fine della propria carriera e solamente interessato a capitalizzare la sua fama passata grazie a un tema - la lotta femminista incentrata sul mondo dello sport professionistico- a lui utile per poter rastrellare quanti più dollari possibili.
Al tempo stesso Emma Stone non riesce a donare veridicità al suo personaggio e a portare sullo schermo una Billy Jean King capace di catturare l’attenzione e le simpatie del pubblico, il tutto al netto delle indubbie ragioni che ne governavano le intenzioni.

L’attrice originaria di Scottsdale si limita a svolgere il proprio compito con la medesima maestria di sempre ma dipingendo una tennista - femminista che rimane fin troppo vittima dell’ego di Steve Carell; monumentale, capace di donare simpatia a chi – il vero Riggs – altri non era che un uomo eccessivo, sopra le righe, oltre che uno scommettitore incallito che ormai non aveva più nulla da perdere: nemmeno la propria reputazione.

Il film veicola un messaggio preciso narrando la storia in maniera asciutta ed asettica e forse troppo poco tennistica, vera pecca di una pellicola che dallo sport trae la propria linfa vitale. Una pellicola che alla fine scorre rapida come acqua di fonte, ma che altrettanto rapidamente si può dimenticare.

Trailer

 
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