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La vita di Adele PDF Stampa E-mail
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Scritto da David Di Benedetti   
lunedì 21 ottobre 2013

Titolo: La vita di Adele
Titolo originale: La vie d'Adele
Francia, Spagna, Belgio: 2012. Regia di: Abdellatif Kechiche Genere: Drammatico Durata: 179'
Interpreti: Adèle Exarchopoulos, Léa Seydoux, Jeremie Laheurte, Catherine Salée, Aurélien Recoing, Sandor Funtek, Aurelie Lemanceau, Baya Rehaz, Karim Saidi
Sito web ufficiale:
Sito web italiano: www.luckyred.it/la-vita-di-adele
Nelle sale dal: 24/10/2013
Voto: 9
Trailer
Recensione di: David Di Benedetti
L'aggettivo ideale: Intenso
Scarica il Pressbook del film
La vita di Adele su Facebook

laviedadele_leggero.pngCome si racconta una vita? Come si fa a trasmettere l’intensità delle passioni, la forza dei sentimenti, l’energia degli amori, delle gioie, la delusione e la soddisfazione? Chiedetelo al regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche, che con il suo “La Vita di Adele” sembra finalmente aver trovato il modo.

Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, “La vita di Adele” è la storia di una giovane adolescente alla ricerca della propria identità. Adele (Adele Exarchopoulos) ama la letteratura, i libri, e da grande vorrebbe fare l’educatrice.
Eppure, qualcosa sembra mancarle. Un giorno d’autunno, il caso vuole che il suo sguardo incroci quello di Emma (Lea Seyodoux), una misteriosa ragazza dai capelli blu. In Adele si fa strada, allora, la consapevolezza della propria omosessualità.
Una sera, le due si incontrano per caso in un gay bar: sarà l’inizio di una storia d’amore coinvolgente, passionale, intensa. Ma la vita non è un film, le cose spesso non vanno come vorremmo, e Adele lo scoprirà a proprie spese.

Il film è tratto da “Il blu è un colore caldo”, fumetto dell’illustratrice Julie Maroh, scelto dal regista perché combaciava con gli intenti manifestati in parte già in “La schivata”: realizzare una storia che raccontasse di una giovane donna decisa a diventare un’insegnante. Ma “La Vita di Adele” è molto di più: è un film dalla lunghezza imponente, una pellicola di tre ore che si avvinghia al corpo, fatta di immagini che entrano nella carne e la scuotono dall’interno. La chiave del film è la forza vitale - e l’aggettivo non è casuale - che scaturisce da ogni inquadratura (abbondano primi piani e dettagli), trasmessa dalle sorprendenti interpretazioni delle due attrici protagoniste, realizzate grazie a una grande sintonia sul set. Persino le scene di sesso, fortemente criticate in alcuni Paesi, acquistano nel film un’importante e fondamentale valenza narrativa, perché raccontano e mostrano l’amore senza nessun velo di ipocrisia e morale. “La vita di Adele” racconta, appunto, la vita, la vita senza privazioni e in tutta la sua naturale corporeità.
Adele è una ragazza affamata di esperienze e vitalità (la metafora è meravigliosamente mostrata nelle scene conviviali), una giovane donna che si lascia travolgere, sconvolgere, entusiasmare. Una giovane anima alla scoperta di se stessa che si lascia guidare dalla figura di Emma, una maieuta che aiuta la protagonista ad andare oltre i propri limiti ed esprimere così se stessa, in un binomio esistenziale che travolge, e avvolge, lo spettatore.

Il film è anche riflessione disincantata sul caso, sull’importanza della fatalità degli eventi, e su quelle differenze sociali che inevitabilmente modificano i rapporti. Kechiche mette a confronto le famiglie delle protagoniste attraverso sottili situazioni e intelligenti dialoghi che dimostrano i differenti approcci alla vita delle stesse, mostrando quanto l’estrazione sociale modifichi la percezione che ogni essere umano ha dell’esistenza, dei suoi valori e dei suoi scopi.
Ma “La vita di Adele” è, soprattutto, un meraviglioso omaggio alla vita, all’amore, alla passione, alla solitudine, alla cultura.
A tutto quello che rende la vita tale di essere vissuta, a tutto quello che, nel bene e nel male, ci rende esseri umani.
La vita di Adele è la vita di ognuno di noi.

 
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