Mercoledì 18 Ottobre 2017
Informativa sui Cookie
Per migliorare la tua navigazione su questo sito, utilizziamo cookies che ci permettono di riconoscerti. Scorrendo questo sito o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'utilizzo di cookies. Informativa
Cinemalia Menù
HOME
Recensioni Novità
Anteprime Gratuite
I film che usciranno
Recensioni film
Recensioni dvd
Gli Inediti
Cult Movie
Sorridi con noi
Prossimamente
Luoghi Comuni
Articoli Cinema
Cinema & Curiosità
Il Cinema Asiatico
Libri & Cinema
Collabora con noi
Contattaci
Staff
Feed Rss
News & Rumors
Serie Tv
Recensioni Blu Ray
Cerca in Cinemalia
Pubblicità
Anteprima TFF
Kimyona Sskasu - Uno strano circo (2005)
Noriko No Shokutako - Noriko's Dinner Table (2005)
Jisatsu Saakuru - Suicide Club (2002)
Tsumetai Nettaigyo - Pesce freddo (2010)
Ai No Mukidashi - Love Exposure (2008)
Chanto Tsutaeru - Be sure to share (2009)
Ekusute - Hair extension (2007)
Koi No Tsumi - Colpevole d'amore (2011)
Libri & Cinema
Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe
La versione di C.
I quarantuno colpi
La ragazza dell’altra riva
Peep Show
Il Paradiso delle Signore
La passione del dubbio
Il fatale talento del signor Rong
Il labirinto degli spiriti
Il mestiere dello scrittore
Nero Dickens – Racconti del mistero di Charles Dickens
L'informatore
Via dalla pazza folla
Gli assalti alle panetterie
Bianca come la luna
Theodore Boone – Mistero in aula
Rashōmon
L’angelo della tempesta
Vento & Flipper
Guida cinica alla cellulite
I Sette Savi del Bosco di Bambù
Diario di Murasaki Shikibu
Moby Dick
Vita di un ragazzo di vita
Lost souls. Storie e miti del basket di strada
Grotesque
Il ventaglio di Lady Windermere
L'avvocato canaglia
La strana biblioteca
Radio Imagination
L’odore della notte
Theodore Boone – Il fuggitivo
Il gigante sepolto
Più gentile della solitudine
Prossimamente
L'intervallo PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 19
ScarsoOttimo 
Scritto da Domenico Astuti   
lunedì 24 settembre 2012

Titolo: L'intervallo
Titolo originale: L'intervallo
Italia, Svizzera, Germania: 2012. Regia di: Leonardo Di Costanzo Genere: Drammatico Durata: 86'
Interpreti: Francesca Riso, Alessio Gallo, Carmine Paternoster, Salvatore Ruocco, Antonio Buíl
Sito web ufficiale: www.intervalloilfilm.it
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 05/09/2012
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Minimalista
Scarica il Pressbook del film
L'intervallo su Faceboo

lintervallo_leggero.pngA cosa servono i Festival del Cinema oggi ? Tolti i tappeti rossi, qualche festa con i divi, qualche intervista con attori e produttori e, in Italia, seguire per qualche giorno la polemica di qualche anziano regista che si lamenta per non aver vinto un premio meritato, ma all’unica sana necessità: far vedere qualche piccolo film che altrimenti non avrebbe alcun lancio e forse distribuzione nelle sale e riuscire a far vedere alcuni bel film asiatici o africani che sono diventato l’unico sale filmico possibile.

Tutto il resto è chiacchiericcio vaniloquioso, un trionfo di conformismo corretto.
E il Festival del Cinema di Venezia ha rispettato questa mission e ha tradito tutti coloro che si riempiono la bocca del glamour di festival come quello di Cannes e affini.
Questo piccolo e delicato film, passato nella rassegna Orizzonti, sceglie di raccontare una storia non storia, ambientarla in un luogo non luogo e decide di rendere minimalista una situazione e un contesto che potrebbe essere tutt’ altro, quasi da tragedia greca.

Utlizza due sceneggiatori delle nuove leve come Maurizio Braucci ( “ Gomorra “ e “ Reality “ ) e Mariangela Barbanente ( “ L’ Orchestra di Piazza Vittorio “ ), si serve di uno dei migliori direttori della fotografia come Luca Bigazzi ( vincitore di ben sei David di Donatello, per “ Lamerica ”, “ Romanzo criminale “, “ Il divo “ tra i vari ) che usa la macchina a mano, qualche timido piano sequenza e luce non artificiale, e sceglie un impianto linguistico naturalistico facendo parlare i due protagonisti in lingua napoletana di oggi ( ci sono i sottotitoli ma non per tutto il film ).
C’è da segnalare anche il luogo dell’azione che diventa parte fondante della storia e non solo scenografia, l’ex ospedale psichiatrico: un luogo da fine del mondo, lucubre al punto giusto e potenzialmente creatore di tanti possibili sviluppi narrativi che un certo cinema indipendente americano avrebbe utilizzato con maggiore forza fantastica.

La storia è ambientata nell’estrema periferia di Napoli, tra palazzoni fatiscenti e angoli infestati da topi. Dove la camorra domina con personaggi senza alcun carisma ma con un senso della violenza naturale. Lui si chiama Salvatore ( il debuttante Alessio Gallo ), ha diciassette anni, è sprannominato “ O scemo “ e “ O chiattone “ ( il grassone ), è orfano di madre e lavora con il padre vendendo granite di limone con un suo carretto.
Lei si chiama Veronica ( la debuttante Francesca Riso ), è ‘na guagnuncella di quindici anni, graziosa, dal carattere fiero e dalla vita già un po’ disgraziata. Si incontrano in un luogo fatiscente e vengono ‘ chiusi dentro ‘: lui è obbligato da qualche camorrista a sorvegliarla e lei deve essere controllata per un mattino perché forse ha fatto uno sbaglio e forse dovrà essere punita.

Due giovani adolescenti senza arte né parte, senza grandi sogni ( lui vorrebbe fare il cuoco, ma non sa da dove iniziare, lei nemmeno questo ), senza speranze e forse nemmeno con un futuro certo. In questa giornata, questi due ‘ uccelli ‘di gabbia che potrebbero anche scappare dal loro destino ma che come gli uccelli chiusi non sopravvivono al volo, si incontrano, si scontrano – sarà lei più decisa e aggressiva a provocare lui, un vero bonaccione remissivo e senza carattere -, si accettano con il passare delle ore mentre in cielo passano gli aerei che partono e atterrano a Capodichino, una specie di invito alla fuga e alla possibilità di volare: ma per andare dove ? Sono cresciuti senza ali e senza speranze.

Rinchiusi tra le mura diroccate dell’ex ospedale psichiatrico passano il tempo tra corridoi con i topi, sottoscala allagati e un bosco che è un invito a lasciarsi alle spalle le macerie di vite senza valore. Ma poi scende la sera e viene Bernardino ‘o camurrista, non uno con la faccia da criminale, ma un altro essere senza qualità che ricorda fisicamente un po’ don Raffaele Cutolo da giovane, corpo macilento, bassino, con gli occhiali, e la sicurezza di un uomo senza alcuno scrupolo e senza un lungo futuro.
E così nel finale non cruento ma sicuramente senza alcuna speranza, tutti tornano dadove sono venuti. Tutti attori di una rappresentazione che chissà chi ha creato. Una buona opera prima, dove narrativamente ci si discosta dalla retorica dei criminali pazzi o simpatici, l’autore sembra quasi dirci che nessuno dei protagonisti ha scelto di essere quello che è ma lo ha solo subito e accettato. Ben diretto – anche se parte un po’ lento, ma questa è la maledizione del Cinema italiano che vuole essere ‘ corretto ‘ – ottimamente fotografato ed anche il montaggio è da segnalare.

Quello che ci è sembrato un difetto è il bisogno degli autori di seguire una coerenza fino in fondo lasciando un qualcosa di ‘ fantastico ‘ per strada che avrebbe migliorato l’ evoluzione della storia, come ad esempio quando i due ragazzini sono nel bosco e perdono per qualche minuto il peso del mondo e escono dalla loro realtà per lasciarsi andare a quella leggerezza di cui avrebbero tanto bisogno.

 
< Prec.   Pros. >

 

Ultime Recensioni...
feed_logo.png twitter_logo.png facebook_logo.png mail_logo.png



Ultimi Articoli inseriti
Il Cinema Asiatico
Gli articolii più letti
Archivio per genere