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Scritto da Alessia Vegro   
martedì 13 novembre 2012

Titolo: Mai morire
Titolo originale: Mai morire
Messico: 2012. Regia di: Enrique Rivero Genere: Drammatico Durata: 94'
Interpreti: Margaritas Saldaña, Amalia Salas, Juan Chirinos
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Festival di Roma 2012
Voto: 5,5
Trailer
Recensione di: Alessia Vegro
L'aggettivo ideale: Bucolico
Scarica il Pressbook del film
Mai morire su Facebook

maimorire_leggero.pngSaputo che l'anziana madre è in fin di vita, Chayo si stabilisce nella sua città natale, Xochimilco, per starle accanto e prendersi cura di lei.
Circondata da una natura che è assieme amore e bellezza, Chayo deve rinunciare a tutto ciò che per una donna e madre è inalienabile. Si ritrova così a sperimentare lo scontro, la sottomissione e infine la liberazione dai legami di questo mondo. Perché la morte è una parte logica della vita, non la sua fine.

Il regista messicano Enrique Rivero ha lavorato in diversi settori della produzione cinematografica prima di mettersi alla prova come regista con i cortometraggi Nidra (2004) e Schht (2005). Il suo primo lungometraggio, Parque via (2008), oltre ad essere diventato una delle più importati opere latinoamericane nel 200-2009, è stato insignito del Pardo d'oro, il premio FIPRESCI al Festival di Locarno e la Mongolfiera d'oro a Nantes.

Rivero, che presenta il film a Roma in anteprima mondiale, parte dallreali vicissitudini di Chayo e le rievoca aggiungendovi le emozioni della sua personale esperienza. Per rispettare l'origine della storia, immerge lo spettatore in un recondito e sconosciuto quartiere di Città del Messico, incassato tra canali, dove la gente si muove ancora in canoa. Xochimilco conserva l'essenza della città nella sua epoca precolombiana perché "Bisogna rispettare la tradizione. E' l'eredità che ci hanno lasciato i nostri antenati".
Chayo è parte integrante di questo ambiente che è una madre accogliente e porta in sé i segni di una religione antica che guida attraverso i sogni ed i simboli. Il paesaggio diventa così parte attiva del film, mostrandoci il fluire dei giorni e di quel fiume che ricorda costantemente che tutto scorre e "Nessuno può scappare al proprio destino".
Quello di Mai morire è di non entrare appieno nelle situazioni, di non farle comprendere, fissandosi su immagini statiche e sul simbolismo di luce/tenebra. Forse non si può chiedere troppo a degli attori scelti tra la popolazione autoctona, però il risultato è una piattezza che trasforma il film in una palude di situazioni non spiegate e sguardi inespressivi.
Non resta che perdersi nel panorama, rinfrescarsi nelle acque tante volte solcate dalle imbarcazioni e farsi inondare dalla luce dell'alba che ricorda che "Non si muore mai, è solo un passo".

 
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