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Scritto da Dario Carta   
martedì 22 maggio 2012

Titolo: Marilyn
Titolo originale: My Week with Marilyn
Gran Bretagna: 2011. Regia di: Simon Curtis Genere: Drammatico Durata: 99'
Interpreti: Michelle Williams, Kenneth Branagh, Eddie Redmayne, Judi Dench, Zoë Wanamaker, Philip Jackson, Emma Watson, Dominic Cooper, Derek Jacobi, Miranda Raison, Julia Ormond, Dougray Scott, Pete Noakes
Sito web ufficiale: www.myweekwithmarilynmovie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 01/06/2012
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Nostalgico
Scarica il Pressbook del film
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marilyn_leggero.pngLe due memorie di Colin Clark "The Prince,the Showgirl and Me" e "My Week With Marilyn" hanno convinto il regista londinese Simon Curtis,artista e scrittore di scene teatrali e televisive,a raccontare una storia di cinema nel cinema e a dare corpo ad un biopic che,nella condizione pretestuale di voce narrante del making of di un film di 55 anni fa,ricorda all'immaginario l'icona che riassume un'epoca mai dimenticata da chi l'ha vissuta e rimpianta da chi ne ha udito la leggenda.

Se "The Prince,the Showgirl and Me" è la cronaca dell'incontro professionale sul set di due carismatiche figure centrali del cinema,"My Week With Marilyn" è il ricordo del surreale viaggio romantico di Clark,allora giovane impiegato nella Olivier Production,con il Mito della femminilità e della grazie nello spettacolo.

Il film di Curtis non ha trama,è un nostalgico e affettuoso ricordo delle vicende che hanno accompagnato nel 1956 la realizzazione di "Il principe e la ballerina",sollecito nella descrizione sdrammatizzata dei conflitti fra due figure emblematiche di due concezioni di cinema,lei idea centrale della spettacolarizzazione hollywoodiana,lui concezione teatrale dell'arte britannica.
Il film rivisita un'epoca colma di nostalgia,la propone arredata della fedeltà reale che qualifica la differenza dalla banalità e punta un attento obiettivo sulla figura interiore di Marilyn Monroe.
Con il suo lavoro,Curtis accetta di correre il serio rischio di scivolare nel derivativo,ma la sfida è superata nella cura per i particolari di cui il regista infittisce il racconto. Sono particolari d'immagine e indizi sull'esplorazione dell'intimo sofferente di una donna fragile e timorosa,assurta troppo in fretta alla dimensione di Mito e sogno di una realtà che la diva ha cristallizzato nella sua debolezza.
Il film apre sull'ostinazione di un giovanotto,Colin Clark (Eddie Redmayne),allora ventitreenne aspirante impiegato della Olivier Production. Il suo ingresso attraverso i cancelli della speranza lo porta all'incontro con gli astri e i cardini del mondo dello spettacolo,tra cui Sir Laurence Olivier (Kenneth Branagh) e la moglie Vivien Leigh (Julia Ormond).

La narrazione,fiorita di spunti di umorismo e faceti sorrisi,fugge la futilità manieristica di una cronaca avvizzita e muffa,e scorre fluida e quasi allegra nel richiamare alla memoria brani di commedie sui palcoscenici di teatri inglesi.
Così sarebbe divertente che fosse intenzionale l'allusione suggerita dall'ingresso in scena di Vivien Leigh,con indosso un tailleur di un intenso verde smeraldo più riconducibile alle tende di "Via col vento" che al classico colore della sartoria inglese. Quando Marilyn (Michelle Williams) raggiunge il set del lavoro di Sir Olivier,Clark assiste ai bisticci di due stelle di prima magnitudo in un cielo che sembra inadeguato ad accoglierle entrambe.
Alla spasmodica nevrosi di Olivier,il regista oppone con sincero realismo la timorosa fragilità di Marilyn,di cui Curtis coglie le ansie e le incertezze tradotte nel desiderio della fuga dal chiasso e dall'ipocrisia della folla. Qui si sofferma il regista,dribblando la banalità e privilegiando un difficile disegno interiore rispetto ad un più facile resoconto diaristico.
La settimana di Clark con Marilyn farà solo da sfondo ad una storia che racconta di una donna vulnerabile ,sensibile e impreparata allo starsystem,che cerca un inatteso conforto nella breve parentesi di pochi giorni dai sogni di un ragazzo incredulo e sbigottito.

Branagh è quanto di più accomunabile alla fisicità e alla regalità inglese di Olivier. Alcune sequenze del girato potrebbero essere state sottratte all'originale. Julia Ormond è una Vivien Leigh qui molto più moglie vigile che attrice. Zoe Wanamaker incarna perfettamente Paula Strasberg come l'elemento destabilizzante di una condizione già in equilibrio instabile,il colore della commedia. Arthur Miller ( Dougray Scott) è solo il drammaturgo autore di "Morte di un commesso viaggiatore". Qui,di più non fa. Michelle Williams cerca e trova una Marilyn ritratta con delicatezza e rispetto della realtà.Su di lei gravita il peso dell'attenzione di tutta una audience con gli occhi strizzati.

Non eccede,si prende cura di voce,movimenti,atteggiamenti e diventa Marilyn attrice e donna. Un'antologia di particolari e attenzioni,una galleria di inquadrature e angolature,le fotografie di ambienti - quasi sempre chiusi - ripresi in coloriture morbide e desaturate,descrivono l'universo complesso e articolato dello spettacolo,con lo sguardo fisso sui protagonisti che lo animano,nel tiepido clima della commedia biopic e al ritmo discreto di un racconto di cinema e recitazione.

La splendida coreografia,un attentissimo studio della palette cromatica,la cura per la fotografia e le luci,lo score con le note di Nat King Cole e le sue dediche ("falling leaves drift by the wind" forse ispirerà più tardi "Candle in the Wind"),formano la ribalta di un film che usa il linguaggio della nostalgia,per offrire un viaggio in un'epoca che va a braccetto con i sogni e lo stupore per un cinema che fu pieno di stelle.

 
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