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Titolo: Molto forte, incredibilmente vicino
Titolo originale: Dark Shadows
USA: 2011. Regia di: Stephen Daldry Genere: Drammatico Durata: 129'
Interpreti: Tom Hanks, Thomas Horn, Sandra Bullock, Zoe Caldwell, Dennis Hearn, Paul Klementowicz, Julian Tepper, Caleb Reynolds, John Goodman, Max von Sydow, Stephen Henderson, Lorna Pruce, Viola Davis, Jeffrey Wright, Hazelle Goodman
Sito web ufficiale: www.extremelyloudandincrediblyclose.warnerbros.com
Sito web italiano: wwws.warnerbros.it/extremelyloudandincrediblyclose
Nelle sale dal: 23/05/2012
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Sofferto
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“Molto Forte Incredibilmente Vicino” è l’adattamento cinematografico dell’acclamato romanzo di Jonathan Safran Foer (edito in Italia da Ugo Guanda Editore – giunto alla tredicesima ristampa). Vi si racconta la storia dell’undicenne Oskar Schell, che a un anno dalla morte del padre, Thomas, trova una chiave nascosta tra i suoi oggetti.
Oskar pensa sia un indizio per lui, per spingerlo a scoprire cosa apre. Il bambino mette in moto il gioco di perlustrazione e investigazione che soleva preparagli il padre.
Il suo programma è di bussare a tutte le porte dei Black di New York City, cognome scritto sulla busta contenente la chiave. Alla sua ricerca si unirà lo strano inquilino, che abita dalla nonna.
Quella che impegnerà i due sarà una vera e propria avventura.
La pellicola, come il romanzo, affronta il dolore di coloro che sono sopravvissuti ai propri cari, morti nell’attentato dell’11 settembre 2001. Per il protagonista trovare la serratura giusta è come cercare un ago in un pagliaio in un tessuto urbano davvero ampio, ma questo impegno lo distoglie dalla sofferenza intollerabile per la perdita del suo migliore amico: il padre, che lo capiva meglio di chiunque altro e col quale aveva creato un rapporto di parità.
La storia viene raccontata dal punto di vista di Oskar, di come questi non riesce a trovare una ragione logica dell’accaduto e si rifugia nell’unica cosa che riesce a tenere sotto controllo, analizzare e verificare: il gioco che amava fare col padre. In questo modo è convinto di avvicinarsi a lui e non dovergli dire addio.
Per il bambino sarà un momento di crescita e di elaborazione del dolore. Durante la sua ricerca, infatti, incontrerà persone di ogni genere, che allevieranno la sua pena e gli daranno modo di osservare quale universo multisfaccettato lo circondi. Oskar è un bambino intelligente, che vola di fantasia, ma è anche esagitato, pieno di fobie e “ha un’opinione precisa su tutto” – ha spiegato il regista.
È stata questa complessità a fargli amare il libro. Il personaggio è stimolante e raccontato in tutti gli stati d’animo possibili, in alcuni momenti il suo comportamento risulta detestabile, eccessivamente nevrotico e insolente.
Alla sua prima prova attoriale Thomas Horn è stato abile nel definire il carattere e l’animo di un ragazzino, che ha un estremo bisogno di colmare un vuoto troppo grande.
L’intento di Daldry è stato quello di mostrare un volto, un punto di vista di come si affronta una determinata perdita e la sofferenza che ne scaturisce, di come si reagisce e se ne esce ognuno a modo proprio.
Il personaggio della madre, Linda, soffre doppiamente: sia per la perdita del marito, che per la distanza emotiva che il figlio ha posto tra di loro. Cerca di essere paziente e aspetta che sia il bambino a cercarla, sopportando tutta la sua ostilità.
Linda ha avuto sempre molta difficoltà nel comunicare col figlio, quando Thomas era vivo la sua figura era quella più defilata. Il padre era l’unico che aveva scovato il modo di gestire l’irrequietezza di Oskar e che lo spronava continuamente a superare la sua ritrosia verso gli altri.
La distanza tra madre e figlio dopo la scomparsa di Thomas aumenta notevolmente.
La performance di Sandra Bullock è toccante, ricca di spessore, fa sua la sofferenza di Linda, facendola fuoriuscire con una grazia che colpisce immediatamente lo spettatore. La sua recitazione spesso algida e distaccata in passato, qui scompare.
L’interpretazione più bella di tutte rimane quella del talentuoso Max Von Sydow, che veste i panni dell’affittuario avvolto dal mistero, che non dice neanche una parola, comunicando con frasi scritte sul suo taccuino.
Quando entra lui in scena si avverte immediatamente un cambiamento di tono del film, ogni sentimento e stato d’animo sono scolpiti sul suo volto. La sua gestualità, il suo modo di rapportarsi con chi ha intorno rimane impresso, come la sua performance. Pochi sono gli attori che possiedono questa eccellenza recitativa.
Stephen Daldry ha dichiarato: “Onestamente credo che abbia creato uno dei personaggi più straordinari della sua carriera; un personaggio pieno di sfumature, complicato, divertente e sensibile... il tutto senza pronunciare una parola.”
Non è detto, vista la tematica affrontata, che la commozione arrivi a tutti, ma sicuramente “Molto Forte Incredibilmente Vicino” ha ottimi elementi per piacere ed essere ricordato.
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