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Monica e il desiderio PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Caruso   
lunedì 07 gennaio 2013

Titolo: Monica e il desiderio
Titolo originale: Sommaren Med Monika
Svezia: 1952. Regia di: Ingmar Bergman Genere: Drammatico Durata: 96'
Interpreti: Harriet Andersson, Lars Ekborg, John Harryson, Dagmar Ebbesen, Åke Fridell, Naemi Briese, Ake Gronberg, Sigge Furst, Georg Skarstedt
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 1961
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Disinibito
Scarica il Pressbook del film
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monica_e_il_desiderio_leggero.png“Monica e il desiderio” (Sommaren med Monika, 1953) è un film romantico/drammatico diretto da Ingmar Bergman e interpretato da una delle attrici più utilizzate nei suoi lavori: Harriet Andersson, che veste i panni della protagonista.
È riedito in una nuova edizione e con contenuti speciali arricchiti - dalla Bim e 01 Distribution - che fanno della Bergman Collection una vera chicca da possedere integralmente.

Vi si racconta la storia di due giovani innamorati che trascorrono l’estate insieme lontano dalla città e dalle responsabilità lavorative. L’estate finisce e con essa l’amore e le illusioni.
I due ragazzi sono costretti a fare i conti con aspettative reciproche inconciliabili. Il film si apre con immagini dove regna il silenzio del mare e del paesaggio costiero, per lasciare il posto – poco dopo - al rumore prepotente dei motori delle auto, dei clacson e all’ambiente cittadino, creando una netta dicotomia immediatamente percepibile.
Questo è uno dei tanti aspetti caratteristici, che l’autore mette in evidenza in diversi suoi film. La città e la vita che vi si trascorre è grigia, noiosa, si ripete ogni giorno uguale e se ne vorrebbe fuggire, fatta di situazioni spiacevoli e opprimenti.

Monica in ogni nuova conoscenza maschile cerca libertà e svago per non pensare alla sua misera casa, dove lo spazio – ridotto all’osso – è da dividere con i fratellini, la madre e un padre spesso ubriaco che non sopporta. In Harry pensa di aver trovato la via d’uscita, alimentando così il suo desiderio di libertà.
Il titolo originale del film “Un’estate con Monica” è il preludio di ciò che accadrà, scandisce il tempo che i due giovani innamorati trascorreranno insieme felici, con tante prospettive per il futuro. Per Bergman l’estate rappresenta una tregua per i suoi personaggi, un momento breve ed intenso in cui poter essere felici e liberi dalle angustie della vita di tutti i giorni, nelle quali si ritroveranno presto, con l’arrivo dell’autunno. Monica dice ad Harry che vuole godersi l’estate fino all’ultimo, inconsciamente consapevole che poi verranno momenti duri. L’estate è la giovinezza, che per la protagonista non va sprecata.

Ci sarà tempo per lavorare, ora è il tempo di divertirsi e non pensare a nulla, come fa la ragazza. I sogni di cui si nutre si infrangeranno, dipingendole sul volto una rassegnata tristezza per aver compreso consciamente, questa volta, quanto questi fossero illusori. Inoltre l’incedere cadenzato della musica, nella sequenza in cui i due ritornano a casa, sembra condurli al patibolo, proclamando la morte del loro amore e della loro spensieratezza. Il legame che intercorre tra l’uomo e la natura è importante e necessario per l’autore, che inquadra l’arcipelago svedese in tutta la sua bellezza incontaminata.
In Italia “Monica e il desiderio” è stato proiettato nel 1961, in ritardo come spesso accade con quelle cinematografie poco conosciute e di nicchia, che non hanno una presa immediata su un pubblico perlopiù svogliato e mal educato.

Il successo dei film di Bergman si è espanso notevolmente dagli anni ’50 in poi in diversi paesi, specialmente in Francia e negli Stati Uniti, ottenendo ottimi risultati economici, oltre a regalare fama internazionale all’autore.
Preso atto di ciò il governo svedese decide di approvare nel 1963 una riforma cinematografica, che assicura solidità economica al cinema svedese per il futuro.
Con “Monica e il desiderio” l’intento di Bergman è stato quello di “provocare tempeste emotive”, turbando e affascinando lo spettatore, tratteggiando una figura femminile genuina e spontanea, selvaggia ed egoista, disinibita nel mostrarsi al suo amato (e allo spettatore) nel suo acerbo erotismo.

 
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