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Monsieur Lazhar PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 38
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Scritto da Francesca Caruso   
sabato 21 luglio 2012

Titolo: Monsieur Lazhar
Titolo originale: Monsieur Lazhar
Canada.: 2011. Regia di: Philippe Falardeau Genere: Drammatico Durata: 94'
Interpreti: Mohamed Fellag, Sophie Nélisse, Danielle Proulx, Jules Philip, Émilien Néron, Brigitte Poupart, Francine Ruel, Louis Champagne
Sito web ufficiale: www.monsieurlazhar.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 31/08/2012
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Veritiero
Scarica il Pressbook del film
Monsieur Lazhar su Faceboo

monsieurlazhar_leggero.pngCandidato agli Oscar 2012 come Miglior Film Straniero, “Monsieur Lazhar” è diretto dal regista canadese Philippe Falardeau. Ha partecipato a diversi Festival, tra cui il Sundance Film Festival, ed è stato premiato quasi in tutti.
Vi si racconta la storia di Bachir Lazhar, un immigrato algerino, che si presenta in una scuola di Montreal e si offre come supplente, dopo la tragica morte di un’insegnante.
Bachir cerca di comunicare fin da subito con la sua classe, che sta vivendo un periodo di crisi, come tutta la scuola. Il modo semplice e naturale che ha nell’approcciarsi ai bambini e l’interazione con loro dà modo anche a lui di assimilare il suo personale dramma.

“Monsieur Lazhar” è l’adattamento dell’opera teatrale di Evelyne de la Chenelière, ampliata e immaginata da Falardeau, che ha scritto la sceneggiatura. Per dar forma a questa pellicola il regista si è recato in Algeria per capire meglio la storia che ha alle spalle il suo protagonista. Bachir lascia tutto un mondo dietro di sé, accompagnato però quotidianamente da sofferenza, tristezza e amarezza.
Lo spettatore non ha modo di vedere ciò che gli è successo, ma può farsene un’idea attraverso la sua espressività e i sentimenti, che poco a poco lascia trasparire, oltre che da alcuni accenni fatti durante lo sviluppo del racconto.
Differentemente dall’opera teatrale, nel film non tutto gira intorno a Bachir, ma c’è uno scambio equo di situazioni messe in primo piano, tanto quanto i personaggi: i bambini, soprattutto Alice e Simon, occupano un ruolo centrale e determinante. Sono varie le tematiche sottolineate, per Falardeau non è semplicemente un film sull’elaborazione del lutto, il suo interesse ha puntato su come “la metabolizzazione del lutto avvenisse in un contesto in cui ci fosse l’incontro tra un immigrato e noi” ha spiegato.

Altro aspetto messo ben in evidenza è il rapporto tra i ragazzi e gli adulti a scuola. Nel corso degli anni si sono date delle regole per cui agli insegnanti è stato vietato toccare gli alunni, per qualsiasi motivo, anche quello più umano, per evitare possibili situazioni ambigue. Il risultato però è spesso quello di nuocere alla creazione stessa di questi rapporti, fatti di un distacco che appare innaturale. Quante volte un bambino con problemi familiari si confida col proprio insegnante perché lo ritiene il più vicino a lui, dopo i suoi genitori, proprio come capita a Simon.
Oggi si tende a vedere sempre e comunque del marcio anche in un abbraccio consolatorio o, semplicemente, umano. Situazione analoga la si riscontra nel più recente “Detachment – Il distacco”, dove il supplente viene redarguito con lo sguardo da una collega per aver consolato una sua alunna con un abbraccio.
Queste sono reazioni naturali, innaturale è vedere qualcuno piangere e disperarsi e rimanere immobili e scostanti.
Per quanto riguarda l’ambientazione, a Falardeau piace osservare e documentarsi per ottenere un quadro realistico delle storie che tratta.
Ha visitato diverse scuole elementari, osservando, per esempio, come i bambini si muovono nei propri banchi. Inoltre i disegni appesi ai muri delle classi sono frutto dell’attività di ragazzi, raccolti in vere scuole.
Il personaggio di Bachir è ricco di spessore e colpisce subito l’attenzione.

È un uomo con la sua dignità, che non fa mai venire meno. Mette da parte se stesso e il suo dolore per aiutare i ragazzi della sua classe. È l’unico adulto che vuole portare i bambini a sfogarsi, a parlare di quanto accaduto, facendo fuoriuscire le emozioni che stanno trattenendo.
Nessun altro vuole parlare con loro: i genitori, per quanto non si vedono, pensano che basti semplicemente non citare l’episodio, perché tutto questo scivoli via dai loro figli come se niente fosse. Probabilmente perché non saprebbero da dove iniziare a comunicare con loro e poi perché vogliono tenere lontano lo spettro della morte - pensiero comune a tutti gli occidentali - e così facendo se ne avrà sempre paura generazione dopo generazione.
“Monsieur Lazhar” è un film che accende la discussone, mettendo davanti agli occhi molte debolezze degli adulti, che si trasferiscono spesso sui più piccoli.
È toccante e coinvolgente, come pochi, trattando un argomento così delicato. Il regista è stato bravissimo nel guidare i suoi attori e nel raccontare una storia dolorosa con sensibilità e profondità.
È un film che merita una visione attenta e aperta, aperta alla commozione e alla riflessione. Da non perdere.

 
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