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Scritto da Domenico Astuti   
lunedì 27 gennaio 2014

Titolo: Nebraska
Titolo originale: Nebraska
USA: 2013. Regia di: Alexander Payne Genere: Drammatico Durata: 110'
Interpreti: Bruce Dern, Bob Odenkirk, Will Forte, Stacy Keach, Devin Ratray, Rance Howard, Missy Doty, June Squibb, Melinda Simonsen, Kevin Kunkel, Anthony G. Schmidt, Angela McEwan
Sito web ufficiale: www.nebraskamovie.co.uk
Sito web italiano: www.nebraskailfilm.it
Nelle sale dal: 16/01/2014
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Indipendente
Scarica il Pressbook del film
Nebraska su Facebook

nebraska_leggero.jpegUn tempo i ‘ vecchi ‘ nel Cinema statunitense ( degli Anni Settanta o Ottanta ) erano sì verso la fine della vita e malridotti ma avevano un’energia e una coscienza che metteva in crisi giovani e meno giovani: erano vitali, sovversivi, dirompenti ( Ricordate “ Harry e Tonto “ o “ Vivere alla grande “ o “ Una storia vera “ ? ) adesso i ‘ vecchi ‘ sembrano completamente rincitrulliti, senza coscienza o anima. Sembra un po’ questo, fotografare gli Sati Uniti di oggi e il suo declino.

In questo film Payne conferma le sue doti di buon artigiano del cinema e prosegue nel suo stile narrativo fatto di humor penetrante e in parte cattivo per fotografare la società americana, raccontando con accuratezza ( ma con qualche ripetizione e lentezza ) caratteri, umanità umile della periferia americana compenetrata nei soliti vizi e con pochissime virtù.
Il tocco è gentile e le storie sono in controtendenza ( suoi sono “ Sideways – in viaggio con Jack “, “ Paradiso amaro “ ) ma nonostante la bravura, alcuni spunti originali e le ottime scelte degli attori e come li dirige gli manca un po’ di follia e qualche colpo ‘ di genio ‘.
In questa pellicola mostra ancora una volta il suo essere ‘ indipendente ‘ dalle logiche hollywoodiane, dimostra di essere un abile sceneggiatore, coerente nella sua ricerca e oggi realizza una nuova commedia che si potrebbe definire ‘ laterale ‘ sia nelle psicologie dei personaggi che nei luoghi attraversati.

In questo film sceglie come attore principale il grande Bruce Dern ( come ha scritto qualcuno “ Capace di scrivere una propria filmografia ai margini e allo stesso tempo coerentemente artistica, Dern è stato forse il più grande “attore non protagonista” della New Hollywood “ – sue interpretazioni importanti in “ Il grande Gatsby “ del 1974, “ Il re dei giardini di Marvin “, “ Tornando a casa “ ) che si mette quasi a nudo con i suoi 78 anni dando vita al personaggio di un vecchio cocciuto, alcolizzato, rintontito che meglio non avrebbe potuto interpretare ( Premio Palma d’oro a Cannes e candidato all’Oscar ).
Accanto una ottima June Squibb, sua moglie nel film ( 85 anni ) bravissima brontolona, sfrontata, linguacciuta: tipico carattere dei film di Payne. I due loro figli ( Will Forte e Bob Odenkirk ) pur bravi risultano slavati e un po’ sbiaditi, forse è una scelta del regista, forse è la bravura dei due vecchietti ma si ritrovano ai margini della storia.
Da segnalare anche il mitico Stacy Keach incredibilmente invecchiato e ingrassato.
Da segnalare la fotografia in bianco e nero autorale che rende il film più suggestivo e che mostra alcuni debiti narrativi con quel cinema indipendente americano degli Anni Settanta.

Woody Grant è molto vecchio, quasi tra le nuvole ma ha ancora un incerto desiderio di fuga dalla moglie e dalla sua vita ormai da pensionato. Si vuole convincere di aver vinto un milione di dollari perché gli è arrivata a casa la classica lettera truffaldina che lo invita nel Nebraska a ritirare la vincita se fa l’abbonamento ad una rivista. I figli e la moglie glielo dicono ma lui è ostinatissimo e non potendo guidare più l’auto, non avendo soldi si avvia a piedi dalle strade del Montana.
Ma viene fermato dalla polizia e rimandato a casa, ma non si dà per vinto e riparte e questa volta è il figlio più giovane David a ritrovarlo e a portarlo di nuovo indietro.
Ma si rende conto che il padre ci proverà di nuovo e riproverà, mentre la madre e l’altro fratello lo vorrebbero mandare in un centro per anziani, David comprende che per il padre quel viaggio di un paio di giorni potrebbe essere l’ultimo canto del cigno e poi a lui fa piacere starsene un po’ con quel padre di cui sa veramente poco.
Partono per Lincon a ritirare il ‘ premio ‘ e durante il viaggio il giovane asseconda Woody in tutte le sue stranezze e capricci ma verrà a conoscenza di chi era suo padre da giovane, i piccoli sogni, i desideri di fuga. Lungo la strada si fermano nella cittadina d’origine di Woody, vanno a trovare i parenti che non vedono da molti anni, ritrovano amici del vecchio che sapendo che ha un milione di dollari diventano ancora più amici mentre qualche parente vorrebbe approfittare per avere dei soldi. Molte birre, alcune chiacchiere e nodi che tornano al pettine. Naturalmente il premio non c’è, ma Woody e David ritornano a casa sereni e soddisfatti.

 
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