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Scritto da Ciro Andreotti   
martedì 19 maggio 2020

Parasite (기생충 Gisaengchung) Corea del Sud 2019 Regia di: Bong Joon-ho Genere: Drammatico Durata: 111' Cast: Song Kang-ho, Sun-kyun Lee, Yeo-Jeong Cho, Choi Woo-Sik, Hyae Jin Chang, Park So-dam.
Nelle sale dal:
07/11/2019
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 7
L'aggettivo ideale: Radicale...

A Seoul la famiglia Ki-taek abita in uno scantinato dove in quattro, genitori e due figli, si arrangiano per racimolare soldi da aggiungere al loro esiguoparasite.jpg sussidio di disoccupazione. Quando Min-Hyuk, studente e amico di Ki-Woo, gli offre la possibilità di prendere il suo posto come tutor d’inglese della figlia di una facoltosa famiglia.
Il ragazzo non si fa sfuggire l’occasione iniziando a progettare come migliorare la situazione economica anche dei genitori e della sorella.

Un inizio lento in una progressione incessante verso uno dei primi successi internazionale del cinema asiatico e per la precisione sud coreano, non dimentichiamoci che recentemente, nel 2018, fu il nipponico Un affare di Famiglia che strinse la palma d’oro al festival di Cannes.

La pellicola di Bong Joon-ho deus ex machina del successo dell’ultima sfortunata stagione cinematografica segnata dal covid19, è stata difatti premiata sia al botteghino ma anche al settantaduesimo festival di Cannes, vincendo anch’ella l’ambita Palma D’oro, oltre a ben quattro statuette Oscar, fra cui quella per il miglior film.

Il regista originario di Taegu già in precedenza aveva sfornato buoni successi come Memories of Murder, Okja e Snowpiercer, pellicole nelle quali determinismo e distanziamento erano fonte di riflessione, caratteristiche che in tal caso vengono ulteriormente esasperate fino a generare un allontanamento dello spettatore sia dalle ragioni dei vinti, l’unitissima famiglia Ki-Taek, personaggi sui quali si pongono le prime riflessioni per un mondo geograficamente a noi distante e segnato da un sottoscala ove i quattro risiedono, vittime di un girone dantesco nel quale l’ammassamento è lo stigma.
Ma anche dalle ragioni dei ricchi e vincenti, la famiglia Park, protetti da un silenzio ovattato rappresentato dalla splendida villa con giardino di loro proprietà.

A fine pellicola, e a seguito di alcuni inattesi colpi di scena, ci si troverà equamente distanti da entrambe le fazioni mentre tutto resterà invariato in una sorta d’immutabilità millenaria tanto cara alla cultura orientale. Pellicola molto interessante capace di lasciare il segno anche per le stagioni venture meritando di fungere da apripista per il recupero di tutta l’opera di Bong Joon-ho.

 
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