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Rimetti a noi i nostri debiti PDF Stampa E-mail
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 17 maggio 2018

Titolo: Rimetti a noi i nostri debiti
Titolo originale: Rimetti a noi i nostri debiti
Italia, svizzera, Albania, Polonia 2018 Regia di: Antonio Morabito Genere: Drammatico Durata: 105'
Interpreti: Claudio Santamaria, Marco Giallini, Giorgio Gobbi, Leonardo Nigro, Jerzy Stuhr, Flonja Kodheli, Maddalena Crippa, Agnieszka Zulewska
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 04/05/2018 Netflix
Voto: 6,5
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Serrato...
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rimetti_a_noi_i_nostri_debiti.jpgGuido è un ex tecnico informatico che ha da poco perso il suo lavoro di magazziniere.
Il suo unico amico è un vicino di casa appassionato di biliardo e che amichevolmente lui chiama ‘il Professore’, per via della sua incredibile passione per la geopolitica spiegata tramite il pool a otto; un altro suo intermezzo è il bar dove fra un whisky e un caffè parla con Rina, la nuova barista.
Quando i suoi debitori lo fanno picchiare, per Guido, la sola soluzione percorribile è lavorare, fino all’estinzione del debito, per la società di recupero crediti che lo ha più volte minacciato.
Il compito d’introdurre Guido al mestiere di recupero crediti è affidato a Franco il quale gli spiegherà tutti i trucchi del mestiere entrando immediatamente nelle sue simpatie.

Il 46enne Morabito torna dietro la macchina da presa per narrare ancora una volta una pagina cupa della nostra penisola e sempre con la faccia di Claudio Santamaria a fare da padrone della scena; se in ‘Il venditore di medicine’ il problema affrontato era il fenomeno del comparaggio, corruzione dei medici per poter rendere i propri medicinali più vendibili, in tal caso è il fenomeno del recupero crediti che è preso di mira.

Un mestiere mascherato sotto la faccia e l’aspetto rispettabile di una società che si avvale dei servigi di un padre di famiglia che ha le fattezze di Marco Giallini il quale acquista i debiti, e i relativi debitori, direttamente dalle banche per una percentuale fissa e immediatamente liquidata, salvo tramutarsi in quello che nelle antiche repubbliche marinare era ‘la Pittima’, persona dedita al recupero debiti e che letteralmente perseguitava il debitore di turno fino a farlo cedere. Alla stessa maniera si muove il Franco di Giallini, in modo cafone e predatorio il quale si è costruito un’aurea di perbenismo grazie a un villino posto a pochi passi dal cimitero del Verano, con moglie e due figli piccoli, ma che però di fronte a un qualunque debitore non si fa alcuno scrupolo.

Dal lato opposto si muove un uomo caduto in disgrazia e da molto tempo alla deriva e che come unica soluzione vede nell’apprendere questo mestiere ‘usurante’ la sola chance per poter saldare quei debiti per i quali è stato picchiato.
La Roma che si intravede è quella delle case popolari e dei villini di periferia, i parchi giochi deserti dei pomeriggi lividi e invernali e le spiagge del lungomare di Ostia e Fiumicino solcate da poche persone perennemente ai margini.

Una trama serrata ma per molti aspetti scontata, perché priva di particolare pathos e colpi di scena, genera una pellicola che s’allontana dai precedenti lavori di Morabito. Giallini e Santamaria creano un mix che potrebbe essere facilmente comico ma in tal caso è quanto di più lugubre e losco ci si possa attendere e solo il finale sa chiudere il circolo di una narrazione che fa ben sperare per il prossimo futuro.

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