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Scritto da Francesca Caruso   
venerdì 04 maggio 2012

Titolo: River
Titolo originale: River
Giappone: 2011. Regia di: Hiroki Ryūichi Genere: Drammatico Durata: 89'
Interpreti: Renbutsu Misako, Kobayashi Yukichi
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Far East
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Intimista
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river_leggero.pngHiroki Ryuichi l’aveva annunciato all’Udine Far East Film Festival dello scorso anno cosa avrebbe comportato lo tsunami, che ha investito il Giappone l’11 marzo 2011, sul suo lavoro come cineasta.
Quella ‘conclusione emotiva’ a cui ancora non era arrivato a una manciata di giorni dal disastro, oggi è una realtà che ha visto la realizzazione di un documentario di tre minuti “The Future for the Children in Fukushima” e del film “River”, riscritto per la prominente esigenza di riflettere una tragedia devastante sia sul piano fisico e materiale che morale, che si ripercuoterà a lungo sulle vite del popolo giapponese.

La precedente sceneggiatura vedeva svilupparsi la storia vera del massacro avvenuto il 7 giugno 2008 nel quartiere di Akihabara a Tokyo, quando uno squilibrato si è lanciato con un furgoncino in mezzo alla folla, uccidendo sette persone e ferendone diverse altre prima di essere catturato dalla polizia.

L’inizio di “River” parte da questo assunto, seguendo la protagonista Hikari, in un lungo piano sequenza, che cammina per il quartiere con aria assorta e pensosa.
Per un momento si odono grida distanti, fuori dal campo visivo, la macchina da presa rimane sempre su di lei. Sarà l’interesse di una fotografa a farle, involontariamente, raccontare la sua storia: il suo ragazzo Kenji è stata una vittima di quella strage. Durante il suo peregrinare incontra diverse persone, tra queste la colpisce Yuji, il quale avrebbe potuto conoscere Kenji. Parlano per un po’ e Hikari viene a conoscenza della sua pena: Yuji è preoccupato per i suoi genitori, che vivono in una città devastata dallo tsunami. La ragazza lo incoraggia ad andare sul posto a cercarli. Il regista realizza un film sommesso, intimo e riflessivo.

L’atmosfera che circonda la protagonista è naturale, la macchina da presa la segue per quasi tutto il film, dando la percezione di non voler invadere il suo spazio emotivo, per poi avvicinarsi con primi piani - il lungo primo piano del finale ci racconta tutto il suo mondo interiore senza filtri. Lo stesso dicasi per Yuji, il suo sguardo racconta tutto il suo dolore.
Entrambi questi ragazzi sembrano trovarsi in una bolla d’aria sospesa, allontanatisi dalla realtà che li circonda, avvinghiati dalla solitudine. Sono trascinati dalla corrente del fiume del titolo, senza una meta. Il loro incontro dà una smossa, portandoli a muoversi e a liberarsi dalla sofferenza e dell’agonia del passato, per ricominciare lentamente, un passo alla volta, a vivere.
Sia Renbutsu Misako (Hikari) che Kobayashi Yukichi (Yuji) esprimono con naturalezza gli stati d’animo dei rispettivi personaggi, soprattutto quel senso di solitudine e di vuoto che li pervade, per poi dire a se stessi che bisogna andare avanti e superare il passato. Hiroki Ryuichi ha dato vita a un film toccante e generoso di sentimenti, tanto quanto il suo corto “The Future for the Children in Fukushima”, nel quale ha ripreso i bambini del luogo che mostrano i disegni di ciò che vorrebbero fare da grandi, delle cose che piacciono e di quelle che non piacciono affatto.

Sogni e speranze che accomunano i bambini di tutto il mondo, ma anche le sensazioni provate a causa del disastro che ha coinvolto loro e le loro famiglie. Quello di Hiroki è stato per gli organizzatori del Festival udinese, che lo hanno scelto in mezzo a tanti, il documentario più commovente, in tre minuti il regista ha fotografato mirabilmente una realtà e lascerà il segno in coloro che lo vedranno.
Il film può essere scaricato, con un contributo minimo di 500 yen dal sito www.pj-fukushima.jp/en/ I fondi raccolti andranno al “Progetto Fukushima”, che organizza concerti, mostre e altre attività a beneficio della gente del posto.

 
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