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Titolo: Sono nato ma...
Titolo originale: Snow White and the Huntsman
Giappone.: 1932. Regia di: Yasujiro Ozu Genere: Drammatico Durata: 88'
Interpreti: Tasuo Saito, Hideo Sugawara, Kozo Takkan
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 8,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Elevato
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“Sono nato ma…” è un film del 1932 diretto dal maestro Yasujiro Ozu, disponibile in Dvd in un’edizione restaurata DCult, distribuito da Cecchi Gori Home Video.
Vi si racconta la storia dei due fratelli Keiji e Ryoichi, trasferitisi con i genitori nei sobborghi di Tokyo, dove risiede il datore di lavoro del loro papà. L’accoglienza dei coetanei non è delle migliori, prendendoli subito di mira.
Quando i due bambini vedono il loro padre umiliarsi davanti al suo capo, indicono lo sciopero della fame.
Ozu muove i primi passi nel cinema negli anni ’20, quando viene assunto dalla casa cinematografica Shochiku, dove svolge il suo tirocinio per diventare regista. Il suo esordio avviene nel 1927, a soli 24 anni, con “La spada della penitenza” (Zange no yaiba). Successivamente si avventura in generi sempre diversi: dai film in costume al melodramma, passando per i film che mescolano assurdo, grottesco ed elementi erotici.
Negli anni ‘30 inizia a occuparsi principalmente di commedie e di drammi sulla piccola borghesia, dai quali traspaiono quelle caratteristiche distintive del suo stile, che lo accompagneranno fino all’ultimo suo lavoro: “Il gusto del sakè” del 1962.
“Sono nato ma…” appartiene a quest’ultima categoria.
Considerato il primo film di successo di Ozu, il film ha ottenuto consensi entusiastici sia di pubblico che di critica, ricevendo il premio come Miglior Regia assegnatogli dalla rivista Kinema Jumpo.
Come “Il coro di Tokyo”(Tokyo no kôrasu, 1931) questo film affronta un dramma sociale, ma è caratterizzato dall’universo infantile alle prese con le problematiche lavorative degli adulti.
La prima parte è incentrata sul mondo dei ragazzi, mostra come i due piccoli protagonisti vengono accolti dai coetanei del nuovo quartiere e come il padre sia il loro eroe.
Nella seconda parte la leggerezza lascia spazio a situazioni più tese e drammatiche, soffermandosi sul mondo degli adulti e su come cambia l’opinione dei figli nei riguardi del padre. In una sequenza, in particolare, i due ragazzi vengono invitati da un loro amico a vedere un filmino a casa sua. Quale sorpresa e successiva delusione quando notano che il loro eroe scimmiotta per far ridere il suo capo, umiliandosi davanti a lui.
I due comprendo che il proprio padre è meno importante di quello del loro amico. Dopo aver affrontato il capofamiglia, mettendolo in una posizione scomoda e aver indetto lo sciopero della fame, i bambini si rendono conto di come determinati atteggiamenti sociali siano parte del vivere quotidiano degli adulti quanto dei ragazzi.
Yasujiro Ozu ha fatto uno splendido ritratto di una famiglia e dei rapporti che intercorrono tra un padre e i suoi figli, e parallelamente – ponendoli sullo stesso piano – tra l’impiegato e il suo capo e tra un gruppetto di ragazzini, tutti hanno in comune una sorta di gerarchia.
Lo fa in maniera superba raccontando gli eventi dal punto di vista dei bambini, con la loro semplicità nel porsi verso l’adulto. Nel momento in cui i figli chiedono spiegazioni al padre riguardo la sua levatura lavorativa, si rimane sorpresi e spiazzati da tanta schiettezza e acume.
Troppo spesso l’adulto pensa che i bambini non siano in grado di capire le loro problematiche, nascondendogliele, per scoprire puntualmente quanto ci si sbagli.
Saranno proprio Keiji e Ryoichi a spingere il padre a salutare il capo nell’epilogo.
Il cineasta dà una lezione di vita per riflettere su come si tenda a seguire un certo stile di vita, fatto di regole sociali a cui tutti bene o male sottostiamo tacitamente.
È un modo di agire talmente radicato nella cultura sociale, da non farci mai caso, se non quando un maestro come Ozu lo enfatizza così bene.
Altra qualità di “Sono nato ma..” è quella di essere raccontato come se fosse stato girato oggi.
Le tematiche e il modo in cui sono state affrontate da Ozu sono ancora oggi attuali, contemporanee, manca solo la parola… o forse no.
Quello davanti al quale ci si trova è un film muto, con un accompagnamento musicale, eppure come tanti film muti di grandi registi, possiede una narrazione talmente accesa e incalzante da non sentire la mancanza dei dialoghi.
I personaggi esprimono perfettamente se stessi e l’universo nel quale si muovono con la propria gestualità ed espressività facciale.
In questo film si avverte l’influenza dello slapstick usato nei film americani, di cui Ozu godeva spesso e volentieri la visione. Ha amato tutto il cinema e il suo amore per la Settima Arte traspare nelle sue opere, le quali possiedono uno stile sempre più riconoscibile, film dopo film, e che il mondo intero ancora apprezza.
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