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The Imitation Game PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 78
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Scritto da Dario Carta   
sabato 15 novembre 2014

Titolo: The Imitation Game
Titolo originale: The Imitation Game
Regno Unito, USA: 2014. Regia di: Morten Tyldum Genere: Drammatico Durata: 113'
Interpreti: Keira Knightley, Benedict Cumberbatch, Matthew Goode, Charles Dance, Mark Strong, Rory Kinnear, Allen Leech, Tuppence Middleton, Tom Goodman-Hill, Matthew Beard, Steven Waddington
Sito web ufficiale: www.theimitationgamemovie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 01/01/2015
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Tra dramma,storia e genio
Scarica il Pressbook del film
The Imitation Game su Facebook

theimitationgame_leggero.pngQuando il cinema si fa cronista di vite vere e di storie di uomini e donne che hanno varcato la linea della fama,corre sia il rischio di inciampare nelle lusinghe della celebrazione cadendo nella trappola dell’ampollosità,sia il pericolo di restare impastoiato nell’esercizio autoconclusivo del biopic d’ordinanza.
Entrambe le cose sono i segnali dello spettacolo che fa fumo e passa senza lasciare tracce di sé né nella memoria dopo,né negli occhi mentre il film gira sullo schermo.

Alla regia di “The Imitation Game” c’è quel direttore norvegese Morten Tyldum il cui “Headhunters” del 2012 aveva così affascinato critica e pubblico britannici da meritarsi la promozione a miglior film in lingua straniera e i riconoscimenti della BAFTA,dell’Empire Award e del Saturn Award.
Non c’è dubbio che Tyldum sappia come raccontare le storie,montandole con il respiro ritmato del cinema per bene e in “The Imitation Game” il regista conferma abilità,competenza e occhio lungo,confezionando un film che,anche se non privo di peccatucci,esplora con studiata tattica i capziosi territori del cinema biografico con una qual disinvoltura e mestiere.

L’argomento trattato ha il fascino complesso e sottile della provocazione e scuote i torpori proprio per le scomodità che agita sotto la piatta regolarità di una biografia su schermo.
Lo script è di Graham Moore - in pole position nella Black List stilata dalle Majors di Hollywood sulle sceneggiature più apprezzate e mai prodotte – ed è ispirato al romanzo “Alan Turing-Storia di un enigma”,di Andrew Hodges e Tyldum lo porta in sala nella forma di racconto ben curato su alcune pagine della vita di Alan Turing,brillante genio britannico cui si deve la decrittazione dell’Enigma nazista nel secondo conflitto mondiale,tramite l’invenzione e la messa in opera di una complessa macchina digitale che oggi si chiama computer.
Turing salvò milioni di vite umane decrittando il codice nazista che secretava ogni tipo di operazioni di guerra e a cui per anni polacchi e inglesi avevano lavorato senza successo.

Ma l’interesse sia dello scrittore che del regista non si insabbia nel resoconto dei successi storici del matematico di Bletchley Park e punta in maniera diretta al risvolto sul destino riservato allo studioso da parte del governo britannico perché scoperto omosessuale.
Turing fu accusato di diversità illecita e condannato alla castrazione chimica e all’emarginazione da una società dove l’omosessualità era fuorilegge e segno d’indecenza.
Tyldum compone la narrazione in una scacchiera di flashback e salti temporali fittamente legati fra loro dal fil rouge che ne costituisce la trama e cuce le pagine della vicenda di Turing dalla frustrazione di un’adolescenza incompresa all’arroganza geniale della maturità chiusa nel timore di un sospetto ipocrita e mediocre.
Il clima creato dal regista non si svilisce nell’inno alla gloria di un genio sacrificato sull’altare dell’ignoranza politica,né si gonfia della prosopopea ampollosa della cronaca su un salvatore di vite in guerra fatto vittima dalla sua stessa patria.

In “The Imitation Game” brilla piuttosto la luce trasversale puntata su un pensatore alternativo,un outsider diverso e narcisista scomodo a tutti e che emerge sopra lo stagno piatto ed immobile dell’ovvietà scontata grazie alla propria tenacia e caparbia forza di volontà.
Il film è ligio ai dogmi del cinema blockbuster pur a voce sommessa e rimanda spesso al “Beautiful Mind” di Howard,ma mentre questo lambisce il senso dell’onirismo americano ,il lavoro di Tyldum resta come in sospensione fra intenzioni elogiative e indulto a una leggenda.

Anche se più attento ad una dimensione intima dello scienziato che alla sua posizione nella lista di eroi e patrioti,dove il film perde grazia è nell’eccesso di zelo verso una Comédie Humaine dove al fascino del pathos che incontra la storia,il regista predilige la formula di un senso d’ironia troppo insistente per giovare alla salute di un lavoro che,nonostante lo smalto di una sceneggiatura ritenuta vincente,corre il rischio di dipendere troppo dai corridoi degli studi a Hollywood.
Cionondimeno,la suggestiva fotografia di Oscar Faura,la pertinente ricerca cromatica,il discreto ricorso alla CGI,la partitura piena ed evocativa ricca di archi e pianoforte di Alexandre Desplat e perfino lo studio su una coreografia fedele all’epoca,vincono sui topicchi di forma di un film che ha saputo come evitare le insidie dei clichès di genere.

Benedict Cumberbatch gestisce la propria fisionomia con l’eclettismo che lo sa far essere un ottimo attore per ogni performance,con occhi e mimica che giocano in sinergia in ogni situazione,dall’ironia alla tragedia.
Forse questo raffinato cinema di Tyldum non è del tutto convinto di aver toccato le corde più giuste o di non aver raggiunto gli obiettivi cercati,ma invita comunque a soffermarsi qualche attimo su una considerazione fatta a suo proposito :” The Imitation Game” può essere un film su un uomo che ha cambiato il mondo,ma è anche un film sul mondo che ha distrutto un uomo”.

 
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